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Perché giochi a poker?

Tra i tanti luoghi comuni che circolano sul mondo del poker, c'è anche quello che tende a dipingere i giocatori, specie se professionisti, come individui che dedicano così tanto tempo e risorse alla loro attività solo perché interessati al tornaconto economico che può derivarne. Seguendo questo ragionamento è evidente che i più famosi e vincenti campioni di poker dovrebbero essere quelli che più di tutti gli altri subiscono il fascino del denaro, trasformando la loro ingordigia in una determinazione di ferro a vincere ancora un'altra partita e un altro torneo.

In realtà non è affatto così, e a dirlo non siamo noi, bensì gli studenti del M.I.T., veneranda università americana nonché centro di ricerca considerato tra le migliori eccellenze del mondo. Uno studio condotto dagli allievi del Massachussets Institute of Technology ha infatti dimostrato che la semplice promessa di un guadagno economico non è sufficiente a motivare gli esseri umani e migliorare le loro performance in svariati campi dell'attività umana.


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Nadal, Ronaldo e Negreanu al tavolo da poker

Secondo il M.I.T., i fattori psicologici che realmente ci motivano e ci spingono a migliorarci sono ben altri: innanzitutto l'autonomia decisionale (l'essere in controllo della situazione e non meri esecutori di ordini impartiti), a seguito la possibilità di svolgere un'attività che rappresenti una sfida e ci costringa a trovare sempre nuovi modi per superarla, e infine il grande disegno di fondo (la "big picture", per dirla all'americana): se siamo veramente convinti di quello che stiamo facendo e perché.

Lo studio conclude che una minima quantità di denaro aiuta comunque ad aumentare la motivazione (in fondo, è una risorsa fondamentale nell'attuale società umana), ma superata una soglia base iniziale, incrementare semplicemente i soldi promessi non porta ad ottenere risultati positivi sulla prestazione finale.

Insomma, la sorpresa (che però non è tale per chiunque conosca davvero questo sport) è che chi gioca a poker, magari fino a diventare un campione, è interessato ovviamente al guadagno (come in ogni altra attività o professione umana), ma non "solo" al guadagno. Altri fattori, come il senso di sfida, la voglia di migliorarsi, la semplice passione per un gioco avvincente, sono fattori ben più grandi nello sviluppo della carriera di un pokerista lungimirante.

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