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Le grandi mani del poker: il bluff di Ungar ai danni di Ron Stanley (WSOP ME 1997)

Oggi si è spesso inclini a pensare che il poker negli anni '80, '90 e fino al primo quinquennio del Duemila sia distante anni luce da quello praticato oggi. E in buona parte è vero. Non c'è dubbio che l'arrivo dell'online, della televisione, dei software di analisi, delle reti neurali applicate al poker, della GTO, abbia creato un divario enorme in termini di qualità media dei giocatori.

Eppure chi scrive è convinto che alcuni grandissimi giocatori del "Giurassico" ancora oggi sarebbero probabilmente nell'elite mondiale del poker, come si può vedere analizzando qualche mano da loro giocata.

Prendiamo ad esempio Stu Ungar. Vincitore del Main Event WSOP nel 1980 e nel 1981, nonostante una vita segnata da eccessi di ogni tipo, nel 1997 Ungar conquista il suo terzo final table a Las Vegas. Un'impresa oggi probabilmente impensabile, visto il field divenuto ormai quasi 20 volte superiore, ma clamorosa anche in quel periodo, come non mancò di sottolineare Johnny Moss: "Quel ragazzo ha il sangue di un alligatore", disse la leggenda del poker riferendosi alle skills di Stu Ungar. Una battuta che alcuni anni dopo è diventata un classico grazie a Rounders, nella sfida finale tra Teddy KGB e Mike McDermott.

stu-ungar.jpgStuart Errol Ungar, meglio noto come Stu "The Kid" Ungar

La mano in questione si svolge proprio a quel final table, e vede Ungar contrapposto a Ron Stanley, un professionista soprannominato "The Carolina Express", vincitore di un braccialetto WSOP di limit hold'em nel 1991 e protagonista di svariati tavoli finali.

L'action conclusiva del torneo si gioca a 6 (su 312 iscritti), tutti seduti attorno al tavolo da poker sotto il sole di Vegas, all'esterno del Binion's Horseshoe.

Ungar inizia il FT da chipleader con circa 1 milione di chips, Stanley insegue a 700.000. Alla mano n.35 Stanley ha ridotto il distacco da Ungar a circa 100.000.

Siamo in BvB, come si direbbe oggi quando a scontrarsi sono solo i bui. Il livello è 5.000/10.000 e Stanley limpa da Small Blind. Ungar si limita al check. Il flop porta A♠6♠9♥: doppio check. Al turn scende un 8♣, sul quale Stanley esce puntando 25.000, solo per subire il rilancio di Ungar a 60.000.

In quel momento, i due commentatori per ESPN, Phil Hellmuth e Gabe Kaplan, ipotizzarono rispettivamente un 10-9 e una doppia coppia per Stuey (nota: in quel periodo le hole cards non erano visibili).

Stanley ci pensa un po' e alla fine chiama. L'ultima carta del board è un K♦: ancora check per Stanley, Ungar overpotta 220.000 e manda in the tank l'avversario che alla fine opta per il fold.

Ungar mostra Q♠T♣, scala mancata, mentre le carte di Stanley sembrano essere (purtroppo non c'è certezza assoluta) 9♦7♦. In ogni caso si tratta di un gran bluff messo a segno da Ungar, grazie a una condotta della mano che lo polarizza su scala o doppia coppia.

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Alla fine Stanley chiuderà con un "modesto" quarto posto, mentre Ungar vincerà il suo terzo Main Event WSOP. Una vittoria che, purtroppo, non riuscirà a liberarlo dai suoi demoni: l'anno successivo, all'età di 45 anni, il suo corpo senza vita verrà ritrovato nella camera di uno modesto hotel.

Di lui ci restano le imprese e le giocate, come questa e come un suo grandissimo call, che ancora oggi meritano di essere riviste e analizzate.

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