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Guida all'autocritica nel poker

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Quali sono le due insidie più ostiche e pericolose che molti giocatori di poker devono superare per portare le loro abilità a un livello più elevato? La prima è probabilmente l'essere troppo morbidi con se stessi, la seconda troppo duri.

La prima si traduce con mancanza di disciplina, così che cattive abitudini e scarsa professionalità possano prendere il sopravvento; la seconda, invece, col dare voce al dittatore che abbiamo dentro e che aspetta solo di mettersi al lavoro contro il nostro interesse. Una condizione, questa, che limita fortemente la fiducia instaurando pericolose associazioni negative con gli errori - insomma, quegli elementi naturali, inevitabili (e importantissimi!) del gioco.

La soluzione a questi due estremi? L'equilibrio, lo spazio mentale di mezzo dove, grazie a un adeguato livello di autocritica, assolutamente fondamentale per innescare il processo di miglioramento, gli approcci poco funzionali trovano bilanciamento. Ma vediamo più da vicino di cosa stiamo parlando.

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Essere troppo morbidi con se stessi

Essere troppo morbidi con se stessi è spesso una decisione inconsapevole, causata solitamente da ego troppo pronunciato o trascuratezza.

1. L'ego

Il giocatore con un ego fuori controllo è convinto di sapere tutto. Capita che chi si trova in questa condizione possa perfino affermare (si spera dopo almeno un paio di birre) di essere il miglior giocatore al mondo. Niente paura, è possibile rimediare, almeno nel lungo periodo. Ma ci sono alcune cose che devono cambiare rapidamente, come le credenze radicate. Che non sono tanto le convinzioni che portano a pensare di essere il numero uno della lista quanto piuttosto quelle che rendono difficoltoso prendere in considerazione punto di vista e consigli di giocatori più esperti e saggi.

Per fare un esempio, se un giocatore professionista in buona fede e con buone maniere fa notare a un neofita il livello di gioco scarso, oppure qualche difetto, quest'ultimo potrebbe anche rispondere risentito con una superficiale e inutile aria di sfida.

Purtroppo la realtà conferma che sono numerosi i giocatori che vivono questa condizione mentale limitante.

Alcuni, quelli che proseguiranno nel delirio di onnipotenza dell'ego, potranno contare su possibilità di miglioramento minime. Quelli più attenti allo sviluppo del proprio percorso, invece, si renderanno conto di non essere poi così bravi e di avere molti aspetti su cui lavorare.

È proprio quando la mente comincia ad aprirsi che può comprendere i tanti errori commessi tutto il giorno (in molti casi tutti i giorni) e riparare quello che non funziona. In sostanza, occorre imparare a governare se stessi e le proprie insicurezze. Gli eccessi di fiducia immotivati, alla fin fine, altro non sono che insicurezze mascherate.

2. La trascuratezza

C'è un altro modo attraverso il quale l'aspirante giocatore professionista può dimostrarsi troppo morbido con sé stesso: lo fa trascurando completamente il gioco mentale nella sua testa. Facciamo chiarezza.

Il vero pro, quello che davvero può definirsi tale (nel poker come in qualsiasi altro gioco o sport) non può essere sprovvisto della responsabilità personale. Per fare un esempio, l'atleta di successo si allena, mangia e dorme seguendo regole che hanno già dimostrato di essere efficaci. Per farne un altro, il giocatore di scacchi di livello mondiale studia a fondo la teoria, lavora continuamente sulla consapevolezza tattica e si esercita. Tanto.

Non è chiaro perché nel poker le cose siano spesso differenti. Molti aspiranti pokeristi di successo sono infatti poco responsabili, troppo rilassati e dotati di idee alquanto vaghe rispetto al successo che affermano di volere.

La conseguenza? Un approccio del tutto inadeguato: molti si ubriacano, e giocano per sessioni anche di sei ore senza interruzioni, cosa che li porta a commettere più e più volte gli stessi errori. Spesso, poi, nel fine settimana si isolano in casa e giocano per due giorni consecutivi - con conseguenti scarsi risultati. Magari hanno anche preso lezioni da un coach ma non si preoccupano di fare i compiti, cioè di prepararsi adeguatamente; ciononostante, credono che per il solo fatto di aver ingaggiato un allenatore i sogni diventino automaticamente e magicamente realtà.

Se questo genere di situazioni sono la norma è il caso di fare un passo indietro, e chiedersi: "Sto trattando il poker con la mentalità di un professionista?"

Il poker non è una materia facile. Non solo: il livello di abilità di certo non migliora senza dedizione certosina e apprendimento costante, che deriva principalmente dallo studio degli errori commessi. Perché questo accada è necessario assumersi la completa responsabilità dei propri sogni e delle proprie azioni smettendo, al contempo, di essere superficiali o approssimativi.

Essere troppo duri

L'altro estremo è rappresentato dall'eccessiva durezza nei propri confronti. Nei casi in cui un giocatore voglia raggiungere con tutto se stesso i propri obiettivi ma allo stesso tempo tema troppo il fallimento, il percorso può diventare un vero e proprio massacro. Questo perché ogni errore diventa un'offesa all'ego e, di conseguenza, un evento inaccettabile.

È evidente che un approccio radicato su questo genere di premesse è assolutamente disfunzionale: la differenza tra il giocatore vincente e quello che non andrà da nessuna parte, infatti, sta tutta nel modo in cui ognuno reagisce all'errore.

Punire pesantemente un cane che ha rovinato un paio di scarpe a morsi non cambia nulla. Lo stesso vale con il subconscio nel momento in cui un'idea di gioco non è stata applicata o è stata utilizzata male: in caso di errore, infatti, il rimprovero crea associazioni che hanno una peculiarità piuttosto negativa, quella di generare ansia da errore. Questo porta a reagire emotivamente (anziché logicamente) quando le cose girano male e si finisce con facilità in tilt.

Purtroppo sono molti i giocatori convinti che con un atteggiamento mentale incline all'autopunizione si possa migliorare. Il fatto è, invece, che proprio l'accettazione, l'analisi e la comprensione dell'errore permettono di salire di livello.

L'equilibrio

Dopo aver chiarito che cosa crea problemi, la domanda è: cosa funziona?

Per quanto riguarda il capitolo disciplina sono necessari tre elementi: ferma consapevolezza di sé, umiltà e modestia. Soltanto moderando i condizionamenti dell'ego l'aspirante professionista può crescere e prosperare.

È importantissimo poi trovare il tempo per studiare, per fare pause regolari quando si gioca, per tenere un diario dei meccanismi mentali che si mettono in moto nella testa e, ultimo ma non meno importante, essere convinti che, per quanto al momento sia solo un hobby, il poker rappresenti il proprio lavoro.

Non solo: come abbiamo visto è fondamentale non punirsi per gli errori commessi e mantenere le aspettative realistiche, dato che gli obiettivi irraggiungibili di certo non aiutano.

È sicuramente utile, poi, fare un elenco degli errori commessi regolarmente, così da esaminarli e, gradualmente, eliminarli. E nel momento in cui la lista sarà vuota? Una buona idea è quella di creane subito una nuova: gli sbagli fanno parte del gioco e se ne faranno sempre, quale che sia il livello raggiunto.

Da ultimo, è anche necessario essere decisi, onesti con sé stessi e ottimisti: i fallimenti, se diventano un mezzo per imparare, sono solo grandi occasioni per migliorare.

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