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Le verità nascoste: che cosa significa avere una "poker face"?

"Poker face" è un ottimo esempio di frase utilizzata nel poker ed entrata nel linguaggio comune. Praticamente chiunque - giocatori e non - sa che avere una poker face significa riuscire a nascondere le proprie emozioni dietro a un'espressione impassibile e imperscrutabile.

Eppure mi chiedo se la frase in sé non nasconda qualcosa.

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Patrik Antonius, mentre non mostra forza. O debolezza. O qualsiasi cosa. 

Da qualche anno va in onda un famoso teen drama intitolato Pretty Little Liars. Si tratta di uno show, ispirato alla serie di bestseller di Sara Shepard su un gruppo di ragazze delle superiori, e incentrato su un misterioso omicidio. Lo show ha già avuto uno spinoff, e recentemente ne è stato lanciato un altro - Pretty Little Liars: The Perfectionists.

Emily Tannenbaum di Cosmpolitan è entusiasta della nuova serie. La giornalista apprezza particolarmente l'apertura del primo episodio, reso disponibile a mo' di teaser per introdurre la nuova ambientazione che farà da sfondo ad un nuovo caso:

Sicuramente avrete riconosciuto la colonna sonora, la hit "Poker Face" di Lady Gaga, suonata dal violoncello. "La canzone in sé è perfetta per una serie che parla di segreti nascosti, e il cui titolo parla di bugiardi", osserva la Tannenbaum. Di sicuro aiuta a creare il mood adeguato.

Ma aspettate un attimo. È proprio questo che indica l'espressione "avere una poker face"? Significa essere bugiardi? Oppure significa nascondere qualcosa? O mantenere un segreto?

Cerchiamo di scavare un po' in profondità e vediamo che cosa troviamo.

Volete migliorare? Procuratevi una poker face

Nel suo libro del 1875 Round Games at Cards, l'autore britannico Henry Jones, noto come "Cavendish", introduce diversi giochi di poker e i termini a loro associati. Tra i "Suggerimenti" dell'autore, intesi come consigli di strategia generale, Jones spiega come "possedere una buona poker face sia un vantaggio".

Cavendish poi approfondisce il concetto, dicendo che "Nessuno che abbia pretese di essere un buon giocatore tradirà il valore della sua mano tramite gesti, mutamenti dell'espressione del volto o qualsiasi altro sintomo". Volete avere successo nel poker? Impedite che la vostra espressione riveli qualsiasi tipo di indizio, perché altrimenti "un giocatore esperto giudicherà dall'espressione" il valore dalla vostra mano.

In altre parole, sin da quando si è cominciato a scrivere di strategia di poker, non solo è sempre stato evidente che nascondere informazioni agli occhi degli avversari fosse importante, ma c'era già un modo di descrivere come riuscirci - indossando una bella poker face!

La poker face non solo al tavolo

Il termine poker face ci ha messo poco ad assumere anche un significato figurativo, entrando nel linguaggio quotidiano per indicare una specie di sguardo neutro, un'espressione fredda e imperturbabile.

Durante gli anni 20 e 30, Helen Wills era la Serena Williams della sua epoca, capace di vincere 19 titoli del Grand Slam, inclusi otto Wimbledon. Aveva uno stile freddo, privo di emozioni, quasi ignorasse i suoi avversari e il pubblico vittoria dopo vittoria, torneo dopo torneo.

Grantland Rice, famoso giornalista sportivo (che durante la sua carriera affibbiò a parecchi atleti un soprannome), descrisse la Wills come "Little Miss Poker Face". Quel soprannome le rimase: un complimento decisamente meritato (a parte quel "Little Miss").

Nella sua opera sperimentale del 1933, Days Without End, il drammaturgo Eugene O'Neill inserì nella sceneggiatura un personaggio che avesse "un'insignificante affabile espressione, ovvero l'accomodante poker face dell'uomo d'affari americano". Sembra appropriato, pensando al competitivo mondo degli affari, dove chi ha le informazioni spesso ha anche i soldi.

Nel 1943, il romanziere Graham Greene scrisse una recensione della biografia di Hesketh Pearson dedicata a Sir Arthur Conan Doyle, l'autore delle storie di Sherlock Holmes. Green intitolò il suo breve saggio "The Poker-Face", nel quale si complimentò con Pearson per aver portato alla luce così tanti aspetti di Doyle - in altre parole, per aver svolto lo stesso tipo di lavoro del detective Sherlock, riuscendo ad "andare oltre quella poker-face".

Qui potete leggere un altro articolo dedicato a Maria Konnikova, che ha parlato di poker pur lontano dai tavoli, addirittura al World Economic Forum.

Nel suo saggio, Greene descrive la "poker face" in maniera decisamente poetica.

"Un volto visto e rivisto dietro centinaia di banconi - quel filo di capelli sull'ampia fronte bianca, i baffi folti e appuntiti, quegli occhi fermi e bonari - l'uomo che è causa di convivialità per gli altri uomini ma sa esattamente quando il divertimento deve cessare", scrive Greene. "Indossa un abito scuro (la giacca ha quattro bottoni) e stivali ben lucidati. Sherlock Holmes avrebbe potuto dedurre da quest'apparenza così magnificamente aperta qualcosa che somigliasse alla bizzarra verità?"

Nascondino

Potremmo elencare tanti altri esempi di poker face nella politica, nello sport, negli affari, nella guerra - fate voi. Avere una poker face significa essere illeggibili. Magari c'è della "bizzarra verità" che si nasconde dietro quella "aperta apparenza", ma è difficile dirlo con certezza, e solo i più acuti, probabilmente persone con un livello di osservazione alla Holmes, potrebbero essere in grado di capire se c'è qualcosa di nascosto.

Quando il grande fotografo Ulvis Alberts intitolò Poker Face la sua acclamata (e fortemente invidiata) collezione di fotografie (pubblicata per la prima volta nel 1981, mentre Poker Face 2 uscì nel 2006), fu chiaro il significato sia letterale sia simbolico, a suggerire che le foto dei giocatori ritratti nascondessero segreti che valeva la pena di studiare.

E così fece anche l'antropologo David Hayano, che scelse deliberatamente il titolo Poker Faces per il suo studio del 1982 dedicato ai giocatori di poker californiani. La scelta indicava come, per Hayano, in quelle espressioni apparentemente imperscrutabili dei giocatori seduti ai tavoli da poker dei club della California ci fosse qualcosa su cui valesse la pena di investigare - qualcosa che andasse oltre l'apparenza (tanto per citare un altro cliché).

The Poker Face of Wall Street (2007) di Aaron Brown descrive le affinità tra i giochi di carte e la finanza moderna, mostrando diversi parallelismi tra le strategie utilizzate in entrambi i mondi. Ma il titolo implica un'altra connotazione intelligente, l'intenzione di rivelare qualcosa di nascosto sul funzionamento di Wall Street.

"The Patrick Antonius Way"

Nel Volume II di Harrington on Cash Games (2008), Dan Harrington e Bill Robertie fornirono ai lettori un esempio estremo di una solida "poker face", nel contesto di una discussione incentrata sui tell e su come evitare di mostrarli al tavolo. Un metodo consigliato dagli autori è ciò che chiamano "The Patrik Antonius Way" - ovvero l'approccio adottato dal pro finlandese.

"La difesa di Antonius contro i tell è molto semplice", scrivono gli autori. "Dopo aver piazzato una puntata importante, se ne rimane semplicemente seduto, rigido come un tronco, a fissare in silenzio un punto fisso nello spazio".

La sua poker face, spiegano gli autori, "dà l'impressione di un trance catatonico". Dopo che il suo avversario finalmente ha agito, Patrik "rientra nel suo corpo e si unisce nuovamente ai vivi".

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Ma... aspetta... sembravi così serio prima!

Conclusioni

Quando sento la frase "poker face", la prima cosa che mi viene in mente di solito è il volto imperturbabile di un giocatore di poker, la cui espressione è completamente neutrale, tanto da non comunicare nulla. Quel tipo di risultato che Mike McDermott cerca di ottenere in Rounders, quando Johnny Chan gli chiede se aveva il punto, e Mike risponde: "Mi dispiace John, non me lo ricordo".

Tutto qua. Per me non è automatico associare la poker face alla menzogna, come scrive l'autrice di Cosmo, anche se è interessante pensare quanto quella immagine sia comune al di fuori del poker. Più precisamente, ci fa capire qualcosa di come "l'opinione pubblica" valuti il poker: un gioco in cui bisogna mentire.

Ora che ci penso, credo che Mike McDermott stesse effettivamente mentendo a Chan. Suppongo che sia anche il pensiero di Lady Gaga, quando si vanta di come gli altri non siano capaci di leggere la sua poker face. "Prometto e riprometto", canta, facendo intendere che con la sua espressione abbia voluto metterci intenzionalmente fuori strada.

O almeno, così è come la leggo io.

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