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Alec Torelli: "Come rialzarsi dopo aver toccato la SDD"

La maggior parte delle volte, i giocatori di High Stakes Poker sembranoinsensibili. Vincono somme con cifre a 4 zeri? A malapena battonociglio. Perdono piatti da capogiro?Osservano lo stack di fiches che se ne va via con indifferenza. Sommeche permetterebbero a una famiglia intera di vivere per un anno vengonoaccomiatate con un semplice sospiro. Come è possibile una tale'freddezza'?

Quando giochiamo a poker, la nostra mente sviluppa una certa tolleranza all'eccitazioneprovocata dal vincere o perdere grosse somme di denaro. Quello che peril resto del mondo è qualcosa di incredibile o eccessivo, per noidiventa normale.

Anche per i professionistiperò c'è un limite. C'è un punto oltre il quale la fluttuazione divincite e perdite diventa troppo; anche per un pro. Un punto oltre ilquale, non siamo più in grado di giocare senza associare le fiches adenaro reale. E una volta superata questa soglia... beh, le emozionitornano a farsi sentire e influenzano la nostra lucidità al tavolo.

Se la gioia e l'euforia che ci dominano quando stravinciamo solitamentenon provocano danni, il dolore e il panico che ci affliggono quando perdiamo possono davveroessere letali. Le emozioni si fanno sempre più intense, iniziano abruciare, arrivano a un punto oltre al quale non le si può piùsopportare. Ed è così che si arriva a toccare quella 'Soglia Del Dolore' (SDD) oltre la quale non sappiamo piùagire con lucidità. 
Certo, dopo una striscia di risultati negativi, si può cercare diarginare i danni prefissandosi 'stop losses' (punti di perdita oltre iquali ci si impone di fermarsi) o prendendosi delle pausesignificative. Tuttavia, anche se queste strategie sono buone inteoria, non sempre siamo capaci di metterle in pratica.

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Innanzitutto, per imparare a gestire l'approccio con la nostrapersonale SDD, dobbiamo imparare a riconoscerla.Dobbiamo individuarla, attraversarla, affrontarla. Solo così possiamoimparare ad evitarla e a capire come comportarci quando sentiamo che lastiamo avvicinando.

Spesso, il poker desensibilizza i giocatori nei confronti dei soldi. E,tranne per i pochissimi che hanno raggiunto il top della 'pokerindustry', questo approccio è totalmente immotivato, in quanto il bankroll della maggior parte dei pronon è affatto sufficiente per giustificare tale insensibilità. Quandosi perdono piatti enormi o si attraversano downswing significativi, ègiusto ed umano provare senso di perdita, disperazione e vuoto. Deveessere così.

Attraverso le mie esperienze, ho imparato che il modo migliore perriprendersi da questi traumi è isolare 'vita' e 'poker' incompartimenti stagni. Ho imparato che quando serve, il 'poker' dobbiamolasciarcelo alla spalle per un po' e concentraci sulla 'vita'.

La chiave consiste nell'identificarela nostra SDD, il massimo punto a cui possiamo spingerci senzaperdere la prospettiva. Quando ci accorgiamo di avvicinarci a talelinea, dobbiamo avere la disciplina di prenderci un giorno libero: fare qualcosaall'aria aperta, qualcosa di nuovo e creativo. Anche una cosa semplice,come andare alla ricerca di un nuovo ristorante o girovagare in unazona della città che non abbiamo mai visto può aiutarci a riorganizzareil nostro mindset. Acquistare qualcosa, fare un piccolo regalo a sestessi ci serve poi a rafforzare la nostra consapevolezza che i soldiche facciamo nel mondo del poker hanno unvalore vero e tangibile nel mondo reale. E per questo vanno rispettati. Questo pensiero cimotiva a giocare meglio e a gestire meglio il nostro bankroll.

Prima di tornare a sederci al tavolo però dobbiamo avere ben salda inmente la cosa più importante di tutte.La felicità.
Quando ci chiediamo se riprendere a giocare o meno, non dobbiamo basarele nostre decisioni sul MEV (Monetary Expected Value), ma su come ilgioco ci influenzerà mentalmente, su quello che a me piace chiamare HEV (HappinesExpected Value).

Non giochiamo per tentare diriprendere i soldi che abbiamo perso. Giochiamo perché nonvediamo l'ora di farlo, perché il poker ci diverte, perché ci manca lasfida mentale che esso rappresenta. Giochiamo solo quando davvero siamopronti a dare il  meglio di noi. Solo con questo approcciopossiamo trovare quella motivazione profonda che ci porterà a vincere!

Alec Torelli, PokerStars.it Guest

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