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Luca Pagano: "La regolamentazione internazionale del poker online dal punto di vista di un italiano"

"Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità"

Quest'aforisma non è una mia intuizione. È una delle perle di saggezza che il genio di Albert Einstein ci ha lasciato. E ritengo che rifletta perfettamente l'attuale situazione del poker in Italia, che, non ha senso negare l'evidenza, non è più grande come una volta.

Non sono il tipo di persona che si preoccupa e voglio rispondere una volta per tutte - qualche volta mancano le informazioni necessarie - a ciò che le persone ripetono continuamente come un mantra: il poker italiano sta attraversando una fase di crisi?

Secondo me la risposta è "No". Sta semplicemente evolvendo.

Quattro o cinque anni fa abbiamo vissuto un incredibile boom. Ma il poker non è solo una moda, ha affascinato un grande pubblico per un lungo periodo. Non è destinato a scomparire come una bolla di sapone trasportata dal vento.


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Quanti amano davvero il Texas Hold'em e quanti ne sono diventati degli appassionati in quel periodo di grande esposizione mediatica sono ancora qui. E continuano a giocare. I numeri registrati dall'Italian Poker Tour o da altri recenti tornei, come il Sunday Million, ne sono l'indubbia prova. Dopo tutto la matematica non è un'opinione.

Il mondo del poker si sta evolvendo, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Guardate la situazione del poker online e capirete di cosa sto parlando. Negli Stati Uniti, ad esempio, il poker online è tornato in Nevada, Delaware e New Jersey. Gli analisti prevedono che molti altri Stati seguiranno l'esempio nei prossimi anni. A ciò dobbiamo aggiungere che alcuni Stati più piccoli potrebbero presto unire le forze, accumulando i rispettivi bacini d'utenza.

Un'idea che potrebbe trovare un punto d'appoggio anche in Europa attraverso la liquidità internazionale condivisa. La questione è molto delicata (ci sono stati dibattiti per anni), ma se le cose prenderanno il verso giusto potrebbe proiettarci verso una nuova frontiera del poker online, e ciò sarebbe un bene per tutti.

Al momento, come sappiamo bene, in molti paesi europei incluso l'Italia le poker room hanno bisogno di un'autorizzazione nazionale per operare all'interno dei confini nazionali. Allargando il bacino d'utenza - ossia garantendo ai player europei di giocare tra di loro - potremmo assistere a un cambiamento grande, importante e conveniente.

Grande perché ogni cultura, ogni scuola di pensiero e di gioco ha qualcosa di unico da condividere. Importante perché misurarsi con giocatori di altri paesi può accrescere il livello di esperienza e aiutare ognuno a imparare e migliorare le proprie abilità. Conveniente perché un pubblico più vasto potrebbe condurre all'organizzazione di tornei più grandi e montepremi più sostanziosi, e quindi creare un effetto a catena di cui potrebbe beneficiare l'intero settore.

Purtroppo in questa lista manca un aggettivo importante: complesso.

È complesso perché mettere insieme paesi con leggi, regole e norme differenti (e non solo nell'ambito del poker online) non è facile. Ritengo comunque che sia possibile, e credo che gli istituti di regolamentazione nazionale possano trovare una soluzione in grado di portare il poker online a un nuovo boom.

Come diceva Einstein: "La misura dell'intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario."

Luca Pagano, Team PokerStars Pro

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