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Theo Jorgensen: "Mi senti quando parlo?"

Dopo la straordinaria trasferta all'Isola di Man per l'UIKPT, adesso è la volta di Londra e dell'EPT. Il WCOOP è stata un'ottima parentesi. L'amarezza di essere eliminati, del resto, è più contenuta quando puoi cercare di dormire nel tuo letto, rispetto a un una stanza d'hotel, dove la reception ti chiama alle 2 di notte perché stai piangendo troppo forte. All'inizio erano i bambini a lamentarsi, ma poi si sono abituati. A parte gli scherzi, è piacevole entrare in camera e dormire nel proprio letto, come tutti i giorni, anche durante un festival. Ma non mi fraintendete, mi piace molto spostarmi e lo faccio da oltre 10 anni, ma come dicevo, è bello ogni tanto prendersi una pausa.


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Detto questo, non vedo l'ora di compiere il prossimo viaggio. I festival come il WCOOP non possono competere con l'EPT in merito alla socializzazione, e questo per ovvie ragioni. Ma anche all'EPT ho scoperto purtroppo che i tavoli non sono più così "social" come gli anni scorsi.

Fin troppe persone restano sedute come statue per dieci ore di fila, indossando occhiali da sole e prendendosi troppo sul serio. Occasionalmente potreste sentire Daniel Negreanu chiacchierare a un altro tavolo e alcuni suoi avversari ridere. Questo ti fa venire voglia di cambiare tavolo, perché Daniel non sembra il solo a parlare. Nove volte su dieci è lui comunque ad attaccare bottone, gli altri poi capiscono che invece di annoiarsi tra una mano e l'altra possono divertirsi. Questa è la ragione per cui, se ve lo siete mai chiesti, Daniel siede sempre al tavolo più divertente.

Io non ho quella capacità. Ho bisogno di almeno un ragazzo che sia interessato a una qualche conversazione. Non riesco a rendere il tavolo più interessante fin dall'inizio facendo tutto da solo. Ma se incontro un avversario che ha voglia di parlare, sarò il vostro Huckleberry. Questo è quello che è successo a Barcellona. Nella città catalana ho avuto l'onore di sedere allo stesso tavolo con Noah Schwartz, una fortuna se consideriamo il tavolo accanto, con otto ragazzi con occhiali e cuffie. Potrei arrivare al suicidio avendo Schwartz seduto accanto per 14 giorni di fila, ma per un'unica giornata è una benedizione. A un certo punto la conversazione ha coinvolto anche Ilkin, dell'Azerbaijan, e un paio di altri ragazzi.

Il tempo è volato, nessuno può dire che non è possibile concentrarsi in un torneo e parlare tra una mano e l'altra. Se ci fossimo seduti con cuffie e occhiali, avremmo potuto giocare online, sarebbe stata la stessa cosa dal punto di vista della socializzazione. Ok, non sarà forse l'idea migliore iniziare a giocare Pineapple vs Ilkin durante il torneo, come ha fatto Noah, ma almeno non è stata interrotta la conversazione. Pensateci, sono piuttosto sicuro che sia difficile per Noah non conversare, a dispetto di tanti altri player.

Il consiglio che voglio darvi per giocare un torneo - se non avete mai giocato un EPT - è di divertirvi. Quindi, se vi siete annoiati di guardare impassibilmente dalle lenti dei vostri occhiali da sole, e ci troviamo allo stesso tavolo da gioco, e avete voglia di parlare, sono la persona perfetta per voi. Possiamo parlare di qualunque cosa. Di come gioca male l'Arsenal, quali nuove regole dovrebbero essere adottate nell'EPT, perché Wenger vuole i due giocatori più lenti della Premiership nella sua difesa e nel centro campo, come faccio a restare così in forma e sembrare ancora un 25enne...

Come ho detto, di qualunque cosa.

Theo Jorgensen fa parte del Team PokerStars Pro

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