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Victoria Coren: "Poker face, occhi sanguinanti e Oreo"

Nella vita quotidiana ho spesso notato che - nonostante tutte le rivoluzioni del poker, tutta la maggiore conoscenza e letteratura diffuse da TV e Internet, tutte le complesse discussioni che i giocatori professionisti tengono tra di loro su matematica, numeri e strategia - ciò che più interessa alla persona media è il concetto di "poker face".


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"Hai una 'poker face'?" mi chiedono le persone, almeno tre volte a settimana

"Ha una 'poker face'?" chiedono a mia madre,

"Avete problemi con la sua 'poker face'?" chiedono a mio marito.

La risposta è "assolutamente no", nel senso che intendono loro. Chi mi ha visto giocare sa certamente che al tavolo non sono impassibile, silenziosa e inespressiva come una statua. Parlo molto, rido molto, faccio sempre qualche spuntino, bevo the, scherzo ed esprimo le mie emozioni...

È una naturale e genuina espressione della mia personalità ma anche, e soprattutto, una sorta di "poker face". I miei avversari sono di due tipi: quelli che ammettono onestamente di capire a cosa corrispondano tutti questi movimenti e comportamenti incomprensibili, e quelli che pensano di "leggermi come un libro" e si sbagliano sempre.

Non potete immaginare quanti tell i miei avversari hanno creduto di interpretare nel corso degli anni. Con così tante chiacchiere ed espressioni, i saccenti sanno sempre che quando parlo troppo è perché sto bluffando, parlo meno perché sto bluffando, metto la testa di lato quando ho una mano marginale, li guardo negli occhi quando ho una mano forte...

Ma non esiste nulla del genere, cambia sempre di volta in volta.

Capisco perché gli outsider siano affascinati dalla "poker face". I tell fisici e la loro eliminazione sono un'idea divertente e pittoresca. Per me una delle cose più divertenti di Casino Royale (il film commedia preferito di ogni poker player) è che James Bond, apparentemente il miglior giocatore nel mondo dello spionaggio internazionale, non sa battere un uomo che lacrima sangue da un occhio quando bluffa. Oppure ci riesce, ma solo quando ha una scala a colore contro il poker del suo avversario.

In Rounders John Malkovich (apparentemente il miglior giocatore di New York) non ha mai notato lo strano modo in cui mangia gli Oreo quando ha una mano che gli piace. Che cretino.

La verità è che leggere tell fisici è complesso e un'arte difficile, che solo pochi moderni poker player padroneggiano. Quindi, con degli avversari standard, non preoccupatevi troppo su come sorseggiate l'acqua o prendete le patatine. Non sarà la strategia migliore per le storiche sale da poker di Londra, ma nella maggior parte dei casi i vostri avversari non sapranno di cosa farne delle informazioni che hanno.

Saranno piuttosto concentrati sul tipo e sulle size delle bet, prestate quindi più attenzione a questi fattori che a vostri tic immaginari. È la frequenza e l'entità dei vostri raise e re-raise a rendervi prevedibili o meno, piuttosto che il numero di volte che fate l'occhiolino alla ragazza dei massaggi.

Victoria Coren, Team PokerStars Pro

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