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PCA 2015: Mental game con Daniel Negreanu

"Quando ti siedi a un torneo di poker, qual è il tuo obiettivo?"

È di nuovo tempo di un confronto botta e risposta qui al Player's Lounge del PokerStars Caribbean Adventure. Protagonista il Team PokerStars Pro Daniel Negreanu. Ma in questa particolare occasione è stato il campione a porre domande al pubblico. Le risposte sono state: "per vincere", "per andare a premio", "per giocare bene". Tutte valide e oneste risposte.

Daniel Negreanu: "Una delle cose più importanti quando giochi un torneo è avere chiaro in mente cosa stai cercando davvero di raggiungere, se andare a premio, vincere o cos'altro. Quando poi ti trovi in partita, devi chiederti: le mie azioni sono coerenti con i miei intenti?"

"Dieci o dodici anni fa avrei risposto che giocavo per vincere, ma la notte prima sarei uscito a bere fino alle 4:30 di mattina, avrei dormito per cinque ore, per poi presentarmi un'ora e mezza in ritardo. Le mie azioni non erano coerenti con gli obiettivi".

E per quanto riguarda il presente? Come sono cambiati i tuoi obiettivi?

DN: "Ho fatto chiarezza sugli obiettivi da raggiungere nella vita. Ogni gennaio scrivo i miei dieci obiettivi pokeristici dell'anno. Sono spesso molto ambiziosi e le persone li deridono, uno dei miei obiettivi di quest'anno è vincere tre braccialetti WSOP".

"Non scommetterei un milione di dollari che ci riuscirò, ma è ciò che voglio e credo di potercela fare, e adesso fa quindi parte dei miei programmi. Ovviamente se ne vinco uno o due (braccialetti WSOP n.d.r), non avrò chiuso con un pessimo risultato, ma credo che sia utile definire obiettivi leggermente al di sopra di ciò che potresti ritenere fattibile".


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La consapevolezza di sé e l'intelligenza emotiva sono cruciali quando cerchi di definire i tuoi obiettivi al tavolo da gioco. Quando hai capito dove vuoi arrivare, come riesci a realizzare i tuoi progetti?

DN: "Strutturo una pianificazione basata sugli obiettivi dichiarati. Qualche anno fa la mia intenzione era di tornare nella top 15 della Global Poker Index, ero intorno alla posizione 100 all'epoca, e ho quindi definito un piano trimestrale durante il quale ho dovuto:

Guardare video, due sere a settimana, su pokerstars.tv; guardare gli high roller; guardare i miei avversari giocare. I martedì sera, per un'ora, avrei dovuto parlare con i player che stimo in merito a 3-4 mani da me selezionate. Avrei dovuto inoltre fare pratica il venerdì e il sabato giocando per due sessioni da cinque ore. Senza contare il tempo che avrei dovuto dedicare al gioco".

"Avevo quindi un piano settimanale all'interno della pianificazione trimestrale per raggiungere la top 15. Ogni domenica ho dovuto fare un resoconto. Alla fine di quei tre mesi ho migliorato il mio modo di interpretare il poker e le mie conoscenze di base, e non sarei riuscito a portare a casa questo risultato se non avessi pianificato il lavoro".

"Se vuoi davvero migliorarti, e ne sei profondamente convinto, avrai bisogno di definire cosa fare. Non ti puoi affidare al caso".


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Una volta compresi i propri obiettivi e studiata una pianificazione del lavoro, cos'altro si può fare per mettere in pratica le proprie ambizioni?

DN: "Restare in attesa dei risultati. Le storie sulle bad beat non contano. Perché le persone raccontano storie sulle bad beat? Lo fanno per poter dire: 'non è colpa mia, sono stato sfortunato!'. È un modo per non essere responsabili dei propri risultati. Questi giocatori vi racconteranno degli all-in che hanno perso con i re. Se gli chiedi quanti big blind avevano, loro ti risponderanno 'sette'. Bene, come hai fatto a restare con sette BB? "'Mah, sai...comunque preferisco non parlare di questo...'".

"Forse conosci Mike Matusow. È il giocatore più sfortunato dal mondo, se glielo chiedi. Ci sono situazioni dove, dal suo punto di vista, non gioca al meglio, e ad esempio una carta che chiude colore cala al river. Se fossi un suo avversario farei una puntata importante, perché Matusow penserà: 'Bene, ovviamente ha un colore! Sono il giocatore più sfortunato del mondo, quindi quando floppo un top set, i miei avversari centrano un colore!'. Non pensa neppure agli aspetti fondamentali della mano. Quando racconti storie di bad beat e vuoi dare l'immagine di essere una vittima, le persone sfrutteranno questa tua debolezza".

"Circa quattro o cinque anni fa stavo con una ragazza, che mi ha poi spezzato il cuore. Quest'esperienza non solo ha minato la fiducia in me stesso nella vita di tutti i giorni, ma ha avuto anche un enorme impatto sul mio poker. Raccontavo alle persone le mie esperienza, le mi ha fatto questo, le mi ha tradito, mentito e altro ancora. Ma quella era sempre la versione offerta dal punto di vista della vittima. Un punto di vista responsabile avrebbe invece ammesso che quando l'ho incontrata stava frequentando qualcun altro!"

"Mi ha mentito, ma ho deciso di restare. È stata una mia libera scelta. Solo quando ho capito questa cosa, ho potuto superare i miei problemi".

Quali differenze hai notato tra i player online e quelli live?

DN: "C'è certamente una differenza. Se sei un grinder dell'online, uno dei tuoi punti di forza sarà il saper giocare short stack, con 20 BB o meno. Tenderai a spingere molto di più rispetto ai player live. Un player live, alle prese con livelli da 90 minuti, guarderà 15 big blind e penserà: 'Ho poco margine di manovra'. Ma in un torneo online, 15 big blind sono una quantità di chip più che rispettabile. Sono mentalità differenti".

"Una domanda che sorge nel live e che non si presenta online è: chi è accanto a me? Se sei seduto con qualcuno vestito in giacca e cravatta, poniamo un businessman attempato, potresti mai immaginare che sia un giocatore imprevedibile? Noi abbiamo sempre una certa idea delle persone e puoi usarla a tuo vantaggio. Nel poker live non importa qual è l'immagine considerata, puoi sempre sfruttarla. Quando qualcuno indossa felpa con cappuccio, sciarpa e occhiali da sole, cosa sta comunicando? Quando vedo qualcuno che cerca di "nascondersi" così, capisco che sta tentando di evitare di fornire dei tell perché ha paura. Spesso lo prendo di mira, perché so che è a disagio e voglio portarlo a giocare differentemente rispetto a quanto farebbe in condizioni normali".

"Ovviamente potresti giocartela anche in un altro modo. C'era un ragazzo, non così popolare oggi, chiamato Chris Ferguson. Era un genio della matematica, ma indossava sempre un cappello da cowboy, portava la barba e lunghi capelli, e sembrava uno zotico campagnolo, nascondendo così il fatto di essere un esperto matematico".


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Cosa ne pensi del fatto di prendere appunti mentre si è al tavolo?

DN: "Prendevo molti appunti quando ho iniziato a giocare, sempre sulle mani più importanti. Non lo faccio più perché adesso ricordo meglio i passaggi chiave, ma può essere una soluzione praticabile. Se inizi a prendere appunti sulle mani chiave, vedrai dei pattern che potranno aiutarti a migliorare il tuo gioco. E ovviamente oggi come oggi puoi prendere appunti e pubblicarli sui forum: 'ho giocato questa mano, cosa ne pensate?".

"Consiglio inoltre di costruire una rete di amici, player di cui ti fidi e che rispetti, con cui parlare delle mani. È molto importate avere punti di vista differenti".

"Anni fa ero con John Juanda, Allen Cunningham e un tizio chiamato Phil Ivey. Dopo aver disputato un torneo siamo andati a cena e abbiamo discusso delle mani. Quindi, per esempio, Phil descriveva una mano - se aveva perso il pot John lo accusava di aver giocato male - e io potevo confrontarmi con il suo modo di giocare (e di solito ero d'accordo). Poi Allen ci diceva la risposta giusta!".

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