Le superstizioni più comuni del poker

agosto 17, 2022InNotizie PokerStars

Victoria Coren Mitchell, la prima persona a vincere due volte lo European Poker Tour, una volta ha scritto: “È strano che i giocatori di poker siano così superstiziosi. Passano metà della loro vita a spiegare pazientemente che il poker non è ‘gambling’, come la roulette o la lotteria: è un gioco di abilità, giudizio, perspicacia e saggezza. Poi però passano l’altra metà della vita a cercare di far stare in equilibrio una zampa di coniglio portafortuna sulle chips”.

Mentre il moderno crusher di oggi vi dirà di non essere minimamente superstizioso, scava un po’ più a fondo e potresti trovare dei comportamenti peculiari. Ecco le più comuni superstizioni del poker ancora presenti ai tavoli.

Victoria Coren MItchell

Protezioni per le carte

Le protezioni per carte hanno uno scopo pratico. Posizionate sopra le tue carte coperte, impediscono al dealer di buttare accidentalmente la tua mano se pensa che tu abbia foldato.

Fin qui tutto bene. In questo caso, una semplice chip o una moneta va bene. Ma se la praticità fosse l’unico motivo allora perché i giocatori, sia ricreativi che professionisti, portano sui tavoli protezioni per le carte così elaborate?

In qualunque casinò troverai molti giocatori che usano protezioni per le carte con un significato personale: simboli tradizionali di fortuna come il ferro di cavallo o il trifoglio, bandiere nazionali o figurine del loro personaggio preferito di Star Wars.

Il pro costaricano Humberto Brenes, due volte vincitore di un braccialetto WSOP e $ 6,1 milioni incassati nei tornei live, era noto per l’utilizzo di un card protector a forma di squalo: un’ovvia dichiarazione agli altri giocatori che era pronto a divorare le loro chips .

Johnny Chan aveva un insolito portafortuna: portava spesso al tavolo un’arancia a grandezza naturale. Chan ha introdotto il suo caratteristico agrume-portafortuna negli anni ’80 e ’90 attirando su di sé ulteriori attenzioni, anche perché l’arancia dava un tocco di freschezza nell’ambiente fumoso dei casinò.

Un collezionista di fossili, Greg Raymer, portava esemplari rari e interessanti per coprire le sue carte. I fossili divennero spesso argomenti di discussione e fecero guadagnare a Raymer il soprannome di “Fossilman”.

Le protezioni per le carte, quindi, superano il confine tra pratico e accessorio, e aggiungono alla superstizione un po’ di divertimento.

Humberto Brenes mostra il suo anello a forma di squalo (credits PokerNews)

Mani fortunate e sfortunate

Un problema generale vissuto dai giocatori amatoriali che non hanno ancora approfondito le basi della strategia del poker e un comune argomento di conversazione nelle partite casalinghe: qual è la tua mano preferita?

La risposta più ovvia è “la coppia d’assi”, se parliamo di starting hands nel Texas Hold ‘em. Perché dovrebbe essere altrimenti?

Per qualcuno però non è così. A volte i giocatori possono avere una mano preferita che non è esattamente… una top hand! Sì, sappiamo tutti che i connectors come ad esempio 9♥ 7♥ sono carini e molto giocabili con stack profondi. Ma possono davvero essere la mano preferita?

Qua si apre un’intera gamma di superstizioni pokeristiche. Ho sentito alcuni amici dirmi che preferirebbero avere coppia di 9 piuttosto che coppia d’assi, per poi giustificare il ragionamento con “perdo sempre quando ho A-A”.

Un’altra superstizione comune sul poker è che non porta bene vincere la prima mano di un cash game o di un torneo di poker. Alcuni giocatori foldano persino una monster hand alla prima mano solo per sentirsi al riparo dal malocchio.

Vestiti fortunati

Abbiamo visto alcuni famosi esempi di abbigliamento personalizzato nel corso degli anni. John Hesp col suo abito ormai famoso (e piuttosto ridicolo) prima di aggiudicarsi un quarto posto al Main Event delle WSOP 2017, ad esempio. O Sebastian Sorensson che ha ricevuto il soprannome di scarf guy (“ragazzo con la sciarpa”) dopo aver indossato una sciarpa dei Miami Dolphins durante il suo Main Event del PokerStars Championship 2017 a Barcellona (torneo che ha vinto per € 987.000).

A parte lo stile, potrebbe esserci una ragione pratica per cui i giocatori di poker esperti optano per determinati capi di abbigliamento. Gli occhiali da sole, ad esempio, possono aiutare a nascondere i segnali fisici e prevenire le “letture dell’anima” da parte di altri giocatori. La questione è così controversa che alcuni casinò hanno vietato gli occhiali da sole durante il gioco. Le felpe con cappuccio possono svolgere un ruolo simile di occultamento, o almeno aiutare i giocatori a sentirsi più a proprio agio e meno esposti.

Tuttavia, quando si tratta di poker e fortuna, anche i capi di abbigliamento e i loro colori possono avere una funzione scaramantica. Nell’Estremo Oriente, ad esempio, il rosso simboleggia felicità e buona fortuna.

Nel poker succede anche che un giocatore rimanga legato ad un certo capo di abbigliamento che indossava quando ha vinto un ricco torneo. Ecco che allora quella maglietta, pantalone o altro diventa un “must” da indossare prima di ogni appuntamento importante al tavolo da gioco.

Occasionalmente capita che alcuni giocatori di poker portino all’estremo questa scaramanzia, scegliendo di indossare gli stessi vestiti (non lavati) per giorni e giorni dopo aver colpito una hot run al casinò. Per favore non fatelo.

Josep Hesp alle WSOP 2017 (credits PokerNews)

 

Mettere le chips in un ordine particolare

I giocatori possono avere un modo personale di impilare le proprie chips. Ad esempio, un giocatore può scegliere di impilarle in base al colore o in pile da 10 gettoni ciascuna.

Non c’è niente di male in questo, anzi, purché non interrompa il gioco degli altri. Fatto bene, può effettivamente rendere più facile per tutti leggere le dimensioni dello stack.

Tuttavia, i casinò hanno regole e un’etichetta propria su come impilare le fiche. Se infrangi queste regole, puoi aspettarti che ti venga detto di impilare le tue fiche in modo più appropriato.

Non dovresti, ad esempio, nascondere le fiche di valore maggiore dietro quelle di valore basso. Inoltre, non dovresti mischiare le fiche in un modo che renda difficile agli altri giocatori, o al dealer, sapere quanto hai in mano.

Finché le tue superstizioni sul poker non si trasformano in azioni sleali, sei a posto.

Giocatori fortunati e fiche fortunate

Potresti pensare che i giocatori di poker, almeno quelli forti, allenati ad usare la logica e a prendere decisioni mirate, non siano così superstiziosi. Tuttavia, anche i giocatori esperti sono suscettibili al pensiero magico, come nel caso del mito delle chips fortunate.

Ecco cosa succede a volte. Ad un certo punto della partita, uno o più giocatori al tavolo vengono targettati come quelli “fortunati”. Magari stanno giocando bene, oppure  hanno effettivamente molta aver fortuna. Più spesso si stratta di entrambe le cose. In ogni caso, stanno andando bene.

All’improvviso la logica salta. Altri giocatori al tavolo iniziamo a credere che prendere i gettoni di un avversario fortunato sia di buon auspicio. Se vincono le chips dal “giocatore fortunato”, faranno tutto il possibile per tenerle strette, anche se ciò implica tenerle separate dal resto del loro stack.

Tra le superstizioni nella lista, questo mito delle chips fortunate tende ad essere il più dannoso per la strategia, inducendo i giocatori a prendere decisioni in base a quali altri giocatori ritengono fortunati e fare tutto il possibile per proteggere le chips catturate. E’ semplicemente stupido.

La superstizione delle lucky chips può anche assumere una forma più semplice. I giocatori possono usarne qualcuna di rara come una sorta di portafortuna.

Superstizioni sullo shuffle e le colpe dei dealer

Chiunque abbia giocato dal vivo può capire di cosa parliamo. I giocatori che credono nella fortuna nel poker (non nella varianza, ma pura fortuna), tendono a pensare che il modo in cui le carte vengono mescolate si traduca direttamente nella loro serie “buona” o “cattiva” di carte.

E chi mescola le carte? Il dealer ovviamente. Potresti aver sentito i giocatori applaudire oppure incolpare un particolare dealer, aumentare e diminuire le azioni in base al fatto che il dealer gli abbia “dato delle buone carte”.

Naturalmente il mescolamento di un mazzo è casuale e, come molti eventi nella nostra complessa esistenza, non è pensato per rendere la vita facile o difficile. Tutti i giocatori sono soggetti alla stessa gamma di risultati e varianza, indipendentemente da come viene mischiato il mazzo.

Nel poker online, questo si estende all’incolpare i generatori di numeri casuali di essere “truccati”, nonostante questi algoritmi non abbiano modo di favorire giocatori particolari e siano, in effetti, molto più “casuali” di un shuffle umano.

Le superstizioni del poker sul mescolamento delle carte possono essere dannose per la strategia, inducendo i giocatori a cambiare le loro abitudini di puntata a seconda che il mazzo o il banco siano favorevoli. Quindi fai attenzione!

Non dare la colpa al dealer!

Perché i pokeristi sono superstiziosi?

Da una prospettiva psicologica, la superstizione si riferisce alla volontà di avere un maggiore controllo o certezza su eventi e circostanze.

Nel caso del poker, che proprio come la vita comporta un misto di informazioni incomplete e risultati non noti, in realtà ha molto senso il motivo per cui i giocatori utilizzano la superstizione. Sì, possono essere allenati a pensare in modo logico, ma hanno anche a che fare con molta incertezza.

Gli studi hanno dimostrato che le superstizioni positive come i portafortuna possono effettivamente ridurre l’ansia e portare a un processo decisionale più chiaro. Le superstizioni del poker potrebbero avere uno scopo utile dal punto di vista mentale e non necessariamente dannoso.

Tuttavia, se le superstizioni vengono lasciate incontrollate possono causare comportamenti ossessivi e ansia. Immagina il giocatore di poker che si è presentato a un evento dal vivo solo per rendersi conto di aver dimenticato in camera la sua fortunata biancheria intima. Alcune superstizioni del poker, come nel caso delle mani fortunate e sfortunate, hanno anche un impatto diretto sul processo decisionale e quindi riducono il potenziale di miglioramento strategico.

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