Friday, 11th September 2026 16:58
Home / Mark Newhouse, il più sfortunato tra i fortunati

Se è vero che il poker è un gioco bellissimo e crudele, quest’ultima caratteristica può a volte accentuarsi notevolmente nella dimensione dei tornei live. In tal senso, quanto accadde a Mark Newhouse tra il novembre del 2013 e il novembre 2014 rimane qualcosa che molto difficilmente verrà eguagliato.

I tornei di poker e la varianza assassina

Quello di raggiungere il tavolo finale del WSOP Main Event è il sogno di milioni di persone in tutto il mondo. Parliamo pur sempre dell’evento principale dei campionati del mondo, un torneo che ogni anno attira migliaia di partecipanti.

Chi conosce il poker sa bene che il torneo è la sua forma più adrenalinica, ma anche la più crudele. Se infatti, nel cash game, uno scoppio vale sempre in maniera uguale a se stessa dato lo stesso numero di big blinds persi, nel torneo conta molto di più quando si vincono (o si perdono) i colpi. Un coinflip preflop per 100 big blinds vale sempre e solo 100 big blinds. Se trasferiamo la stessa situazione in un torneo, un flip perso nel primo livello di un torneo online da 10€ non può mai avere lo stesso peso di uno perso in bolla tavolo finale del Sunday Million, per dirne una. E questo, se pensiamo al poker live dove giocheremo un numero di mani infinitamente più basso rispetto all’online, diventa un fattore soverchiante.

Tutta questa introduzione serve per capire di cosa si parla, quando raccontiamo di un giocatore capace di raggiungere per due volte il tavolo finale del Main Event WSOP, ma uscendo in entrambe le occasioni al nono posto!

Mark Newhouse, la faccia beffarda della varianza

Nato in North Carolina nel marzo del 1985, Mark Newhouse era uno dei cosiddetti “young kids” che si fecero strada nei primi anni del boom del poker online. Il ragazzo aveva stoffa e nel 2009 aveva vinto il WPT Borgata Open, ma poi aveva avuto un periodo di assestamento, anche a causa di alcune scelte errate.

Nel luglio del 2013, Newhouse ha una favolosa chance di rivincita. A 28 anni, si qualifica tra i “November Nine”, ovvero tra i nove che si ritroveranno a novembre per contendersi il bracciale da campione del mondo. Mark è penultimo a 7,3 milioni in chips, ma si è comunque lasciato alle spalle ben 6.343 avversari.

Siamo alla mano numero 36 del tavolo finale, con mezzo mondo collegato tra tv e streaming. Su blinds 250.000/500.000 con ante 50.000, in una mano aperta da Amir Lehavot, Newhouse manda resto per 5 milioni circa, venendo chiamato da Ryan Riess che lo copre nettamente. Allo showdown, ci troviamo di fronte a un coinflip tra i 9 9 di Newhouse e gli A K di Riess. Sul flop scende subito un K che muta gli equilibri e il resto del board non devierà più la sorte. Per effetto di ciò, Mark Newhouse è fuori in nona posizione, incassando 733.224$. Fin qui nulla di particolarmente strano, visto che il ragazzo era comunque short e i colpi, per andare avanti nei tornei, bisogna vincerli.

2014: una doppietta da 524.558 contro 1

Dodici mesi dopo, però, tra i nove nomi dei November Nine figura ancora una volta quello di Mark Newhouse. Non è un refuso, e stavolta Mark non è neanche short, anzi è terzo in chips a quota 26 milioni. Soprattutto, tutti parlano di lui.

Considerando i 6.683 iscritti all’edizione 2014 del WSOP Main Event, viene calcolato che le chance di centrare due tavoli finali consecutivi era di una su 524.558. Qualcosa di pazzesco, che fa persino impallidire quanto era stato capace di fare il grande Dan Harrington tra il 2003 e il 2004. “Action Dan” aveva fatto 3° e 4°, ma in tornei che avevano rispettivamente 839 e 2.576 iscritti…

Ma torniamo a noi, o meglio a “Marco Nuovacasa” e alle sue rinnovate ambizioni. Siamo alla mano numero 56, durante il livello 250.000/500.000 con ante 50.000. Newhouse era sceso ma è risalito a circa 22 milioni.

Il chipleader Jorryt van Hoof apre a 1,1 milioni da hi-jack, chiamato da Newhouse sul cutoff. Si inserisce però anche Will Tonking da small blind, che squeeza a 3,75 milioni. L’original raiser passa, mentre Newhouse chiama.

Il flop è 2 4 J e Tonking continua per 3,5 milioni. Mark fa ancora call, per vedere il dealer servire un 4 come turn. Stavolta Tonking fa check ed è Newhouse a prendere la betting lead, puntando 4,5 milioni. Tonking chiama e si va al river che è un J.

Su questo board cosiddetto “doppio pairato”, Tonking decide di checkare e Newhouse manda resto per 10,5 milioni. Tonking ci pensa per un buon minuto, prima di dichiarare call e girare Q Q, che si rivelano vincenti contro i 10 10 di Newhouse. Quello che nemmeno il più pessimista osava immaginare è realtà:

Mark Newhouse è 9° classificato al WSOP Main Event, per il secondo anno consecutivo.

Mark Newhouse è nella storia, ma dalla parte sbagliata

In quel momento, tutti i torneisti del mondo si sono stretti in un ideale abbraccio nei confronti di Newhouse, capace di arrivare per due volte in fila a tanto così dalla gloria eterna, ma fermandosi entrambe le volte troppo presto.

Se è vero che per arrivare in fondo a un torneo live con migliaia di partecipanti bisogna in qualche modo essere fortunati, Mark Newhouse rimarrà nella storia del poker come il più sfortunato tra i fortunati.

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