Saturday, 25th May 2024 15:26
Home / Cosa ci ha insegnato il multitabling estremo di Nanonoko & co

I primi a cimentarsi nel multitabling estremo a poker online, venivano presi per “bot”. D’istinto, infatti, si tende a pensare che giocare su decine di tavoli contemporaneamente sia qualcosa di sovrumano. Invece, il tempo ci ha detto che era paradossalmente una delle cose più umane del poker. Vediamo storia ed evoluzione di questo fenomeno.

POKER ONLINE E MULTITABLING ESTREMO: QUANDO HEVAD KHAN VENIVA ACCUSATO DI ESSERE UN BOT

Il primo caso di nickname che i giocatori si ritrovavano contemporaneamente su moltissimi tavoli era quello di “RaiNKhAN”. Inizialmente il pensiero comune era che si trattasse di un bot, visto che appariva impossibile che uno stesso player riuscisse a giocare su 30 tavoli in contemporanea. Poi, però, arrivarono i video che mostrarono come in realtà quel nickname fosse un ragazzo in carne e ossa, Hevad Khan.

Hevad raggiunse il top della notorietà al Main Event WSOP 2007, dove si qualificò per il tavolo finale chiudendo al 6° posto per 956mila dollari di premio. A dire il vero non era una notorietà soltanto positiva, poiché l’allora 22enne player era un tipo dalle esultanze molto particolari, che improvvisava canti o balletti dopo aver vinto un piatto, cosa che non era vista benissimo da alcuni colleghi. Infatti, dall’anno seguente le WSOP introdussero una regola che era facile leggere come “anti-Khan”, in modo da scoraggiare esultanze troppo sguaiate o che potessero apparire irrispettose.

Ad ogni modo, dal 2009 in avanti si sono letteralmente perse le tracce di Hevad, prima online e poi anche live. Nella storia del Texas Hold’em, lui è destinato a rimanere una sorta di pioniere del multitabling.

DA ELKY A NANONOKO, LE RAGIONI DEI MULTITABLER ESTREMI

Nella seconda metà degli anni 2000, con il boom del poker online in tutto il mondo, si moltiplicano anche i giocatori capaci di notevoli multitabling. All’EPT del 2009, Bertrand “ElkY” Grospellier frantumò il record di sit’n’go giocati in un’ora.

Tre anni più tardi, sempre in un torneo live organizzato da PokerStars come la PCA 2012, un altro giocatore entrò nel Guinness dei primati.

NANONOKO, IL MASS-GRINDER PER ECCELLENZA

Parliamo di Randy “nanonoko” Lew (foto in alto), player americano di origini asiatiche che, come ElkY, veniva dal mondo dei videogame competitivi.

A lungo componente del Team PokerStars Pro, Randy Lew viene raccontato molto bene in questo mini-film:

QUEL GIORNO, ALLA PCA

Quel giorno, alle Bahamas, Randy Lew giocò per 8 ore consecutive su 40 tavoli di cash game online contemporaneamente, riuscendo a chiudere con un bilancio positivo per 7,65$.

Un risultato incredibile, testimoniato da queste cifre:

  • Mani giocate: 23.493
  • Ore: 8
  • Media mani all'ora: 2936,63
  • Media mani al minuto: 48,94
  • Secondi medi per mano: 1,23
  • Ore di poker live corrispondenti (considerando una media di 30 mani a ora): 783,10
  • FPP guadagnati: 22.784
  • Profitto: $7,65

La penultima voce di questo elenco, a quelli tra voi che hanno conosciuto il poker da pochi anni, suonerà estranea. Si trattava dei Frequent Player Points, parte del vecchio VIP System di PokerStars, smantellato nel 2016. Era tuttavia una parte fondamentale nella strategia dei multitabler estremi. Infatti, la presenza dei benefici dei loyalty system (quello di PokerStars ma anche delle altre room), consentiva ai giocatori un'entrata extra che consentiva di rendere fattibile il grinding anche a chi avesse ROI (return of investment) marginalmente positivi o addirittura negativi.

Questa caratteristica permetteva l'esistenza dei cosiddetti "rakeback pro", ovvero una categoria di giocatori che producevano volumi altissimi di gioco, ma per i quali il guadagno proveniva esclusivamente dai benefici dei vip system, mentre ai tavoli chiudevano anche con bilanci in perdita. Fare il professionista di poker perdendo ai tavoli era un po' una contraddizione in termini, segno di una iperprofessionalizzazione del poker che poi tutte le room hanno bruscamente interrotto.

Da quando non esistono più i vip system, giocare su 30 o 40 tavoli contemporaneamente ha perso completamente di senso.

QUANTO MULTITABLARE OGGI?

Il multitabling è però sempre pratica molto importante, per ogni giocatore che voglia guadagnare dal poker. L'importante è riuscire a capire i propri limiti, o meglio le proprie caratteristiche. I parametri da tenere in considerazione sono quelli della qualità del gioco. Ci sono giocatori che riescono a giocare su 8-10 tavoli senza perdere molto nella qualità delle decisioni prese, mantenendo dunque un A-Game o un B-game. Se invece si gioca su un numero di tavoli superiore a quelli che riusciamo a tenere sotto controllo rimanendo concentrati, allora l'unico risultato è quello di perdere soldi.

Cosa fare, allora? L'unico consiglio possibile è quello di individuare la modalità di poker che ci diverte di più o, meglio ancora, in cui siamo più bravi. Quindi, provare a giocare su 2 tavoli e, se la concentrazione regge, aggiungerne un terzo. Poi, eventualmente un quarto. E così fino a quando ci rendiamo conto, magari analizzando le statistiche post-sessione, che la qualità del nostro gioco è rimasta alta. In caso contrario, è il caso di ridurre fino a trovare la misura ottimale per ciascuno di noi.

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