Assegnare un range di mani all’avversario

PokerStarsSchool | 10 mesi fa in Teoria del poker e concetti

Assegnare un range di mani ai nostri avversari è forse il concetto più importante nel poker. Tuttavia, viene spesso frainteso: in molti, infatti, tendono ad assegnare al proprio avversario due carte esatte.

Certo, riuscirci sarebbe bello, ma si tratta di qualcosa di quasi impossibile da realizzare – aggiungiamo il “quasi” di proposito, perché in certe situazioni e contro avversari che conosciamo molto bene, a volte è anche possibile assegnare loro una mano esatta. Quando accade, siamone felici, perché si tratta di qualcosa di veramente raro – ed ovviamente cerchiamo di sfruttare al meglio questa situazione.Tutti i libri che abbiamo letto finora, ci hanno suggerito di giocare contro il nostro avversario, non soltanto con le nostre carte. Ma come possiamo fare, se non possiamo stabilire quali sono le due carte che ha in mano?

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Partiamo dall’inizio. Sono tre le possibili azioni che possiamo compiere durante una mano di poker:
1. Effettuare un raise
2. Effettuare un call
3. Foldare.

Nel No Limit Texas Hold’Em abbiamo la possibilità di scegliere la dimensione della bet o del raise, ma in genere si tende ad usare size che vengono definite “standard”. Visto il numero limitato di azioni a nostra disposizione, i giocatori tenderanno ad effettuare una stessa azione con mani dal valore diverso. Ecco perché risulta quasi impossibile assegnare una mano esatta a qualcuno.

La chiave per riuscire a gestire questa situazione non è quella di provare ad indovinare, ma quella di mettere l’avversario su un range di mani. Un range è un insieme di mani con le quali un giocatore compie una particolare azione.

Ad esempio, se un giocatore tight apre il gioco da UTG ad un tavolo 6max di cash game, potremo spesso assegnargli un range molto stretto – composto da 22+, JTs+, QTs+, KTs+, KQo+, AJo+. Si tratta del 17% del range, ed in questo caso è molto facile giocarci contro – raisare con mani molto forti, foldare le mani trash e chiamare con mani che giocano bene postflop, e con le quali abbiamo ottime implied odds.

Se nel preflop, specialmente contro un giocatore tight, le cose sono molto semplici, diventano più difficili durante il postflop.

Esempio su come assegnare un range al nostro avversario

Siamo ad un tavolo NL200, ci troviamo sul CO e riceviamo Q♣Q♥. Foldano tutti fino a noi, che decidiamo di aprire a €7, chiama solo il BB.

BB è un giocatore loose preflop, non troppo aggressivo postflop, e ha la leak di sopravvalutare la forza della propria mano. Gioca con €159.

Prime considerazioni: Hero da CO apre il 35% delle volte; il BB, nonostante non sia un top reg, probabilmente ha studiato un po’ il gioco, ed è possibile che si sia accorto di questa nostra tendenza. Quindi, possiamo presumere che sappia che abbiamo un ampio range di mani da quella posizione, e noi sappiamo che, a sua volta, difende con un range abbastanza ampio.

Il flop

Al flop scendono 10♣5♥3♠. Nel piatto, tolta la rake, ci sono €15,5. Il flop per noi è molto buono: a meno che non abbia settato, siamo avanti al nostro avversario – le doppie coppie sono infatti molto improbabili, per quanto largo possa essere il suo range di difesa. BB checka, e noi optiamo per una cbet standard di €10. Non vogliamo farla più grossa, perché vogliamo che mani come 66-99 (e magari anche 76s) continuino a giocare.

Sicuramente, se avessimo fatto una bet più grossa, non avrebbe foldato un set – che comunque ci batte. Probabilmente non avrebbe foldato nemmeno una top pair, ma si sarebbe messo in allarme, e sarebbe stato più difficile togliergli tutto lo stack. Su questi board, il nostro obiettivo è quello di essere chiamati quanto più spesso è possibile.

BB, però, decide inaspettatamente di check-raisare a €27. La prima cosa da notare è la size: non è molto grande – mentre di solito questi giocatori preferiscono size come 3x netto o maggiori. Ovviamente, potrebbe averlo fatto con un set per aumentare le dimensioni del piatto; tuttavia, se contro un buon giocatore mi sentirei di escludere combinazioni come AT, KT, JT e T9 (che probabilmente preferirebbero chiamare), contro di lui credo di poterle tenere dentro. Per questo, decido di chiamare aggiungendo i €17.

Al turn scende un 6♣, che fondamentalmente è una blank – difficilmente avrebbe raisato 66 al flop, ed è molto improbabile che possa avere 74 o 42.

BB checka di nuovo: altra sorpresa! Cosa fareste in questo caso voi?

Il turn

Facciamo un breve riepilogo della mano che stavamo analizzando. Hero apre Q♣Q♥ da CO e BB difende il suo buio. Al flop scendono 10♣5♥3♠ e BB check/raisa la nostra cbet, con un piatto che diventa in totale di €68 – e stack effettivo di €125.

Al turn scende un 6♣, e l’avversario checka di nuovo. Possibilmente sta tentando di trovare il secondo check/raise con il suo set. Una giocata strana, sicuramente, ma i giocatori inesperti fanno spesso giocate strane. Come già detto, le doppie sono veramente improbabili, così come le scale. Il 6 è una blank totale. Se avesse una coppia di T, non ha migliorato; se avesse un set, non ha bisogno di migliorare. Ci troviamo in una situazione way ahead/way behind.

Magari, visto l’importo piccolo del suo raise, potrebbe pensare che vogliamo inventarci qualcosa con AK, ed in questo caso sarà molto propenso a chiamare con una coppia di T. Per questo, Hero decide di puntare ancora, €40. E questo è il momento chiave della mano: se check/raisa ancora, probabilmente chiameremo – sia per frustrazione, sia perché se gli assegnamo coppia di T abbiamo buone pot odds per chiamare. Invece, BB si limita a fare solo call, e adesso possiamo essere abbastanza sicuri che abbia un T in mano – top pair.

Il river

Il river è un 9 che migliora solo le combo di T9. BB checka ancora, Hero punta abbastanza da metterlo in all-in e riceve il call con ATo.

Analisi dell’assegnazione del range

Nell’esempio che abbiamo visto, è stato tutto molto semplice: il nostro avversario ha pagato la nostra overpair con una top pair, e ci ha dato tutto lo stack. Ma proviamo a vedere cosa sarebbe successo se avessimo giocato la stessa mano contro un regular.

Dopo il check/raise al flop, avrei messo l’avversario su 88+, set, ATs, 76s e qualche bluff – sia gutshot che aria totale. Inseriamo aria nel range dell’avversario perché, in quanto reg, sa che spesso non avremo legato niente su un board del genere. Ed è uno spot molto difficile da giocare con QQ: se shoviamo, la maggior parte delle volte riceveremo un fold, e quando verremo chiamati saremo praticamente sempre morti. Anche qualora dovessimo decidere di chiamare, la situazione non sarà delle più semplici, perché siamo stati raisati su un board dry, e probabilmente il nostro avversario sarà disposto a puntare anche al turn e al river. Tuttavia, penso che il call sia la giocata migliore.

Al turn le cose cambiano: il 6 è una blank, e quando l’avversario checka non possiamo puntare, perché gli faremo foldare tutti i bluff e verremo raisati dalle monster. Ecco perché, anche in base allo stack effettivo, contro un reg preferisco checkare questo turn.

Un check, al contrario, gli permette di tenere dentro tutto il range che aveva al flop, e indurlo a bluffare con quella parte di range che ci aspettiamo di vedere quando chiameremo la sua bet al river.

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