Micro e macro livelli di pensiero

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La maggior parte di voi conosce già i livelli di pensiero del poker. Per chi non li conoscesse, ecco i primi tre:
1) Qual è la mia mano?
2) Qual è il range del mio avversario?
3) Quale range sto rappresentando agli occhi del mio avversario?

In molti credono che, ai microlimiti, ci si fermi spesso al livello di pensiero 2, ma non è così. Ogni volta che effettuiamo un bluff, o slowplayamo una mano, stiamo pensando a livello 3.
Occasionalmente, si arriva anche al livello di pensiero 4, che sarebbe: “Cosa penso che il mio avversario voglia farmi pensare di avere?” O, per dirla in altre parole, “Il mio avversario sta cercando di farmi credere che ha la mano A, quando invece ha la mano B”. Questo livello di pensiero è più complicato, perché per fare un ragionamento del genere servono le informazioni che abbiamo raccolto durante questa mano, più le informazioni che abbiamo raccolto durante le mani precedenti (history).

Penso che chiunque, in gioco, faccia ragionamenti del genere, anche se soltanto a livello subconscio. Il mio obiettivo, con questo post, è di parlare dei livelli di pensiero che chiamo “macro”.

Dopo averci giocato un determinato numero di mani, riusciremo ad assegnare ad un nostro avversario la combinazione di “etichette” (passivo o aggressivo + tight o loose). Più avanti si potrà fare un’altra distinsione tra preflop e postflop, in quanto, ad esempio, alcuni giocatori potrebbero essere loose preflop e tight postflop. Addirittura, si potrà “catalogare” un giocatore per ogni street.

John Juanda una volta disse: “Non giocate un grande piatto se non avete una grande mano”. Nello spettro che intercorre tra il tight ed il loose, ciò che veramente serve sapere è quanto un determinato tipo di giocatore sia disposto a giocarsi con un determinato tipo di mano, su un determinato board. Una volta compreso il range di mani e l’importo che un giocatore è disposto a giocarsi con questo range ad un determinato punto della mano, si potrà creare una strategia exploitativa per avvantaggiarsi di questa situazione.

Nella prossima parte dell’articolo vedremo un esempio di quanto detto finora per cercare di comprendere meglio questi concetti.

Esempio

Stiamo giocando uno stile di gioco ABC. Un avversario decente crede che ci committiamo con mani come top pair, e quindi si aggiusta secondo una strategia che prevede di andare rotto con 2pair +. Una volta che ci accorgiamo della sua strategia, dovremmo adattarci a nostra volta, restringendo i range postflop ed allargando quelli preflop. In questo modo stiamo exploitando il nostro avversario perché abbiamo capito che non è disposto a committarsi con punteggi inferiori alla doppia coppia, quindi la maggior parte delle volte vinceremo rubando i suoi blind preflop, oppure c-bettando sul flop. Inoltre, le volte che avrà legato avremo un range talmente ampio da poter facilmente gettare la nostra mano nel muck.

Man mano che la nostra strategia exploitativa continua, se il nostro avversario è intelligente, si adatterà a sua volta diventando più aggressivo preflop, perché ha capito che la maggior parte delle volte che rilanciamo preflop avremo delle mani marginali, e/o diventando molto più aggressivo postflop, chiamando o raisando le pocket pair anche le volte che non ha hittato il suo set.

Qualunque sia la strategia, l’adattamento ha causato un cambio nello stile di gioco del nostro avversario – ed, ovviamente, anche del nostro. In pratica, è diventato qualcosa di simile al gioco sasso-carta-forbice. Ai livelli più alti accade di continuo, ed il modo migliore per vincere è quello di adattarsi il prima possibile ai cambiamenti dei nostri avversari.

Adesso, probabilmente, vi starete dicendo: “Io gioco il NL25, ed un gioco ABC è più che sufficiente per battere il livello”. È vero, perché contro la maggior parte dei giocatori che affronterete il gioco ABC è la strategia exploitativa ottimale. Tuttavia, quando cambia la composizione del tavolo, anche il vostro gioco deve cambiare.

Nel poker possiamo fare soldi in due modi: facendo foldare la mano migliore della nostra o facendoci pagare dalle mani peggiori della nostra. Per ogni avversario contro cui state giocando, dovete chiedervi: “Qual è il suo range preflop?”; “Qual è il suo range postflop?”; “Come devo giocare preflop per exploitarlo?”; “Come posso giocare postflop per exploitarlo?”; “Continuando con la mia strategia exploitativa, provocherò un cambio nella strategia del mio avversario o di altri giocatori al tavolo?”; “Qual è la frequenza di bluff ottimale contro questo avversario?”; “Quali saranno le implicazioni a livello di metagame se utilizzo questa strategia?”

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