OMG! Una bad beat!

PokerStarsSchool | 4 mesi fa in Poker Mindset

Quando si parla di poker è inevitabile affrontare questo argomento, perché i forum e i blog sono pieni di commenti sulle bad beat subite, o semplicemente sulle presunte tali. In tutta onestà, infatti, dobbiamo riconoscere che molte di queste mani spesso non sono poi così sfortunate.

Prima di tutto, cos’è una bad beat?

È una situazione dove la mano nettamente favorita dalla statistica perde contro quella sfavorita. Fate caso alla definizione, perché è importante: se qualcosa ha una bassa probabilità di accadere, ha comunque una possibilità di accadere, quindi non è impossibile! Il perdente è colui che subisce la bad beat, e spesso finisce fuori dal gioco.

Definire il confine tra le mani nettamente favorite e quelle che lo sono in maniera “normale” è un dibattito che durerà per sempre. Alcune persone parlano di bad beat ogni volta che perdono con una mano che ha più del 50% di probabilità di vittoria. Ovviamente è un’esagerazione, altrimenti il poker stesso sarebbe fatto di colpi di sfortuna! Per essere un po’ più aderenti alla realtà, possiamo dire che una situazione in cui siamo favoriti al 90% e veniamo battuti è una bad beat. Non significa che perdere un 70-30 o un 80-20 ci debba rendere felici, ma di fatto questi non sono casi straordinari. Avere il 20-40% di vittoria non è poco, quindi non facciamoci il sangue cattivo quando questo accade!

Ma ho tutto il diritto di essere arrabbiato!

Sono stato sfortunato e ho perso un grosso piatto quando ero il favorito per vincere. Posso almeno essere arrabbiato? Forse no. Questa affermazione potrebbe risultare strana, ma prima cerchiamo di capirne il senso. L’obiettivo del poker è vincere le chips degli avversari. Per farlo dobbiamo necessariamente rischiare le nostre. Se lo facciamo con la mano migliore, e l’avversario chiama, nel lungo periodo saremo vincenti. È ovvio che sarebbe meglio farlo quando siamo favoriti al 90%+, piuttosto che in un coin-flip. Ma il 90% è proprio questo – non è il 100%! Il più delle volte vinceremo il piatto, ma nel 10% dei casi no.

Diamo un’occhiata a un semplice esempio; apriamo con A-K e un avversario chiama con A-4. Il flop è A-J-9: c-bet, e altro call di oppo. Al turn arriva un 2 e decidiamo di andare all-in. L’avversario chiama e, a questo punto, ha solo i tre out (i 4 rimanenti nel mazzo) per ribaltare la situazione, altrimenti il piatto è nostro. La probabilità che il river sia un 4 è il 6%, il che significa che siamo favoriti al 94%. Sfortunatamente le cose non vanno come desiderato, e un 4 completa il board! Bad beat? Sì. Tuttavia, il call di oppo al turn è esattamente quello che speriamo e che vorremmo facesse ogni volta!

La sua giocata è piuttosto discutibile e, nonostante questo, siamo riusciti a far sì che mettesse tutte le chips in mezzo in situazione di netto svantaggio: nel lungo periodo questa è una strategia vincente. Possiamo controllare solo le decisioni che prendiamo e dobbiamo accettarne il risultato. Sfortunatamente, nel poker non possiamo fare nulla per controllare quale carta uscirà…

La morale della storia? Il giocatore che ottiene più bad beat della media è un giocatore migliore della media. E vale anche il viceversa. I giocatori che danno più bad beat della media sono giocatori peggiori della media.

Non raccontare le bad beat, dimenticale!

Le bad beat accompagnano il poker sin da quando questo gioco è stato inventato, e sarà sempre così. È anche vero che i giocatori adorano raccontare i colpi sfortunati. Rievocare di continuo un ricordo negativo è una sorta di masochismo, ma questo fa parte della natura umana. Subire una vera bad beat – cioè perdere una mano dove siamo favoriti al 90% e più – ci fa stare davvero male. Una delle caratteristiche distintive di un giocatore forte è il non soffermarsi sull’accaduto, evitando così che una bad beat influisca sul suo gioco.

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