Sopravvalutare le implied odds

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Oggi parleremo di un concetto base, che molti di voi avranno sicuramente sentito, le implied odds. Consideriamo la seguente hand history:
Stack effettivo: 100bb
Hero ha 6♥7♥ da BB
UTG apre a 5bb, BTN e SB call, Hero flatta da BB.
Flop (20.5bb): 2♠8♥K♥
Check fino ad UTG, che c-betta per la dimensione del piatto (20bb). Tutti foldano e parola a noi: check, raise o fold?

Per giocare, dobbiamo mettere 20bb su un piatto di 40.5. Ovvero, perché il call sia profittevole, dovremmo avere odds di 2:1, mentre qui ne abbiamo soltanto 5:1. Il call è dunque –EV, tuttavia alcuni giocatori giustificano questo call con le implied odds.
Ma lo fanno in modo corretto? A quanto equivalgono, esattamente, le loro implied odds? Questa è la domanda più difficile alla quale rispondere perché dipende da molti fattori, soprattutto dalle tendenze del nostro avversario.

Facciamo un’analisi. Per questo esempio, assumiamo che ogni volta che leghiamo il nostro punto avremo la mano migliore, e che non possa essere battuta da un redraw – il che non è vero, ma ci serve soltanto per l’esempio.
Prenderemo una delle nostre carte 9 volte su 47, circa il 20% delle volte. Quindi, 1 volta su 5, vinceremo la mano. Ciò significa che 4 volte perderemo 20bb, ed 1 volta ne vinceremo 40.5 + le implied odds.

Il nostro profit (P) sarà quindi:
P = 0.8 (-20) + 0.2 (40.5 + x)
Dove x = implied odds.
x è un valore molto aleatorio (cioè dipende da molti fattori), quindi dobbiamo trovare punto di break even per scoprire, approssimativamente, quali sono le implied odds che ci servono per fare profitto.

Quale deve essere il valore di x necessario a farci raggiungere il punto di break even? Faremo i calcoli nella seconda parte dell’articolo. Nel frattempo, avete tutti i dati a disposizione, quindi provate voi stessi a calcolare il valore di x quando P = 0.

Durante la prima parte dell’articolo abbiamo concluso con la formula:
P = 0.8 (-20) + 0.2 (40.5 + x)
Dove P è il profitto ed x sono le implied odds che ci servono. Per il punto di break even (P=0), l’equazione che dobbiamo risolvere per conoscere le implied odds che ci servono è:
0 = 0.8 (-20) + 0.2 (40.5 + x)
0 = -16 + 0.2x + 8.1
-0.2x = -7.9
x = 39.5

Quindi, in media, abbiamo bisogno che il nostro avversario investa altri 39.5bb nella mano affinché le nostre implied odds siano sufficienti a raggiungere il punto di break even.
Considerando gli stack del nostro esempio, il piatto dopo il nostro call sarà di 60bb, con altri 75bb che rimangono nello stack di ognuno. Di questi 75bb, dobbiamo riuscire ad estrarne ALMENO 40 per riuscire ad avere un profitto pari a 0, e dobbiamo riuscirci ogni volta che chiudiamo il nostro punto.

Dovrebbe essere abbastanza chiaro che il nostro avversario metta dei flush draw nel nostro range, e che quindi, qualora dovessimo chiuderlo e puntare, l’avversario potrebbe non essere disposto a pagarci abbastanza spesso da rendere il nostro call profittevole.

Contro la maggior parte degli avversari non pensanti (e anche contro alcuni pensanti) potremo farlo perché il piatto è già abbastanza grande. Ma se lo stack effettivo fosse stato più piccolo? Anche di poco? O se fosse stato molto più grande? E se rimuovessimo l’assunzione che vinceremo ogni volta che chiudiamo il nostro colore?

Al flop, si tratta di uno spot marginale. Se chiudiamo la nostra mano, abbiamo bisogno di prendere più di metà dello stack residuo dell’avversario ogni volta che chiudiamo la nostra mano, altrimenti il nostro call al flop è –EV. Quindi, in uno spot del genere, dobbiamo essere molto abili a giudicare le tendenze dell’avversario. Sopravvalutando le implied odds, ci ritroveremo ad effettuare dei pessimi call senza nemmeno accorgercene.
Ogni tanto, un progetto di colore può anche essere foldato.

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