Varianza, tilt ego e microlimiti

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Un famoso poster del forum scrisse una volta: “Arriverà un momento in cui badrunnerete in una maniera che non pensavate nemmeno fosse possibile”. È proprio ciò che mi sta succedendo adesso. Non sto scrivendo questo articolo per annoiare tutti con i miei racconti di mono-out o disastri runner-runner; lo scrivo nella speranza che qualche nuovo giocatore abbia la possibilità di imparare dal mio downswing, in modo da poter gestirlo al meglio quando arriverà quel momento inevitabile della sua carriera.

La varianza, il tilt e l’ego giocano tutte un ruolo parecchio distruttivo durante i nostri downswing. Di questi due fattori, sono solo due quelli che possiamo controllare, quindi non voglio spendere troppo tempo a parlare della varianza – anche perché su questo argomento sono già stati scritti molti post, e da giocatori più forti di me. Quindi riassumiamo al massimo il concetto di varianza: quando siamo favoriti 4:1, 25:1 o 45:1, quell’”1″, prima o poi, uscirà. A volte succederà molto spesso in un breve arco di tempo, e non c’è nulla che potete fare. Imparate ad essere felici quando mettete i vostri soldi nel piatto da sopra e perdete. Siete riusciti a portare il vostro avversario a commettere un grosso errore, e questo è tutto ciò che vogliamo quando giochiamo a poker.

Gli altri due fattori, tilt ed ego, secondo me sono fortemente correlati. In quanto frequentatori di forum, possiamo considerarci tra le poche persone al mondo che a poker non solo ci giocano, ma lo studiano per migliorarsi costantemente. Ed ogni post che pubblichiamo, è un’opportunità che ci creiamo per diventare giocatori migliori. Studiamo mani, condividiamo idee, ed impariamo dagli errori degli altri.

Il problema è che ne siamo consapevoli.

Credo che ognuno dei lettori si senta uno dei migliori giocatori al tavolo quando si siede. Cerchiamo di capire quali errori commette più spesso il nostro avversario per provare ad approfittarne. Quando vinciamo, ci diamo una pacca sulla spalla e siamo felici e soddisfatti per tutto il tempo che abbiamo speso per studiare e migliorarci. Quando perdiamo, solitamente è perché è stato fortunato. Essere consapevoli di avere edge su un determinato avversario, rende il fatto di perdere contro di lui ancor più doloroso. E le conseguenze spesso non sono delle migliori – come prolungare una sessione più di quanto avevamo programmato, solo per “recuperare i soldi persi”. Siamo più forti e lo sappiamo, quindi ignoriamo i segnali del tilt nella speranza di riprenderci i soldi da quell’avversario, con gli interessi. Diventiamo impazienti ed iniziamo a forzare le mani quando, in realtà, tutto ciò che dovremmo fare è aspettare lo spot giusto.

È una sensazione che avete passato più volte, vero? Nella prossima parte dell’articolo parleremo proprio di come evitare queste situazioni che ci portano non solo a stancarci molto di più rispetto al solito, ma anche a perdere più soldi di quanti ne avremmo persi durante una sessione in bad run con un’attitudine mentale adeguata.
Non importa quanto maggiore sia la vostra edge, non riuscirete mai a vincere ogni giorno. Se conoscete la famosa intervista fatta da The Circuit a Chip Reese, ricorderete che Chip ha affermato che uno degli errori che vede fare più comunemente ai giocatori novizi che stanno perdendo è quello di giocare troppo a lungo. Ed ha anche detto che è stata una delle leak di mental game che è riuscito a superare con più difficoltà rispetto a molte altre.

Per poter diventare grandi giocatori dobbiamo imparare anche a capire quando è il momento di smettere, ed a prolungare la nostra sessione se stiamo vincendo. Quando stiamo vincendo, lo stiamo facendo perché, probabilmente, stiamo giocando bene, e vogliamo continuare a farlo. Quando stiamo perdendo, al contrario, è probabile che stiamo facendo un gioco sub-ottimale, che viene tra l’altro amplificato dalle perdite; continuare a giocare ci porterà soltanto a perdere di più. Se normalmente giochiamo 2 ore al giorno, e qualche volta vogliamo giocare per 6 ore, è meglio farlo quando stiamo giocando bene e siamo in controllo del tavolo piuttosto che quando stiamo perdendo e vogliamo cercare di recuperare.

L’ego, in queste situazioni, gioca un ruolo molto importante. È importante riuscire a distaccarci dai risultati di una singola sessione. Abbiamo tutti bisogno di qualcosa che ci piaccia e ci faccia stare bene al di fuori del poker. Dobbiamo riuscire ad essere buoni amici, figli/genitori, studenti, ecc. Se siamo giocatori occasionali, dovremo dare al resto della nostra vita una priorità molto maggiore rispetto al poker. Se siamo giocatori professionisti, troviamo altri hobby al di fuori del poker. Troviamo qualcosa di stabile, che riesca a renderci felici. Se lasciamo che il poker influenzi la nostra felicità, saremo sottoposti a delle montagne russe emotive. Meno la nostra felicità è legata al poker, meno sentiremo la pressione della vittoria. E di conseguenza, diventeremo giocatori migliori.

Non ho altro da aggiungere su questo post, e spero che possa essere stato d’aiuto a qualcuno. Adesso prenderò qualche giorno di vacanza, qualche giorno per me; leggerò un libro, porterò fuori la mia ragazza, ed aiuterò una signora anziana ad attraversare la strada. Spero che, quando tornerò, il pendolo della varianza torni ad oscillare a mio favore, ma se così non dovesse essere, spero di riuscire a gestire al meglio questo momento. È ciò che devo fare, se voglio diventare un vero professional poker player!

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