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Poker e backgammon (seconda parte)

Il file rouge che lega il poker al backgammon si intensifica alla fine degli anni '90 del secolo scorso, quando il Texas Hold'em inizia ad attirare un numero crescente di giocatori grazie ai tornei e alla nascita dei primi siti online.

Alcuni di questi erano professionisti del backgammon che nella transizione al poker americano riuscirono a mantenere lo stesso spirito agonostico e le stesse capacità analitiche, fino a costruirsi una nuova carriera da pro.

Uno dei primi fu Eric Seidel. Cresciuto all'interno del mitico Mayfair Club che, alla fine degli anni '80, ospitava le sfide di alcuni "mostri sacri" del backgammon (Paul Magriel, Jason Lester, Billy Horan, Dan Harrington per citarne alcuni), un bel giorno Seidel scopre il Texas Hold'em grazie a Chip Reese e soprattutto al mitico Stu Ungar, anche lui appassionato di backgammon oltre che di gim rummy. Seidel si siede al tavolo, si innamora subito del gioco e già nel 1988 è secondo nel ME WSOP dietro a Johnny Chan.

Un "memento" di quella storica finale (WSOP ME 1988)

Abbiamo fatto riferimento al Mayfair Club di New York che da "covo" di giocatori di backgammon diventa un po' alla volta una fucina di nuove menti per il poker. Tutti i giocatori menzionati hanno ottenuto grandi risultati con le due carte. Billy Horan forse è il meno noto per il grande pubblico del poker ma, oltre ad essere stato un fortissimo backgammon player, ha accumulato numerosi ITM alle WSOP ed è tuttora attivo ai tavoli da gioco degli States. Jason Lester, uno dei "ragazzini terribili" del backgammon di quegli anni, vanta oggi 2,3 milioni di dollari vinti in eventi live di poker, un braccialetto WSOP e una finale nel ME, proprio quella del 2003 vinta da Chris Monyemaker, dove chiuse al 4° posto.

JasonLester.jpgJason Lester. Foto Wikipedia

Alla finale del 2003 c'era anche Dan Harrigton, autore di un ottimo 3° posto. "Action Dan" è oggi probabilmente meglio conosciuto per il suo impegno didattico nel mondo del poker, grazie ai vari volumi intitolati "Harrington on Hold'em" e scritti in collaborazione con il due volte campione del mondo di backgammon, William "Bill" Robertie. Ma non va dimenticato che Harrington ha nel suo palmares due braccialetti WSOP e un totale di 6,6 milioni di dollari incassati in eventi live. Dan Harrington, nonostante i suoi 74 anni, si fa ancora valere al tavolo da poker, come dimostrano i due ITM ottenuti quest'anno alle World Series Of Poker.

ff66f2cb90.jpgDan Harrington. Foto PokerNews

Altri nomi di giocatori provenienti dal Mayfair sono quelli di Mickey Appleman (4 titoli WSOP tra gli anni '80 e gli anni '90), Jay Heimowitz (6 in tutto, spalmati dal 1975 al 2000), Steve Zolotow (2 braccialetti e 2,3 milioni di dollari in carriera) e Howard Lederer, personaggio controverso del mondo del poker per lo scandalo Full Tilt, ma non per questo privo di importanza come giocatore (2 braccialetti WSOP per lui).

images.jpegSteve Zolotow. Foto pokertexas.net

Questi ultimi due nomi ci conducono a parlare di un ex-giocatore di backgammon che, oltre a Seidel, ancora oggi è tra i più attivi nel poker. Parliamo di Gus Hansen, anche se il prefisso "ex" in questo caso non è corretto. Nel 2010, infatti, "The Great Dane" inaspettatamente non si presentò al day 2 del Gran Final EPT di Montecarlo. La cosa fece scalpore, ancor di più quando fu reso noto il motivo: Hansen era impegnato in una partita privata di backgammon che nell'arco di quel week-end gli fruttò 2,5 milioni di dollari! Un ritorno al passato molto più redditizio di una (sicuramente non facile) vittoria nel Main Event EPT.

gus-hansen-620.jpgGus Hansen. Foto Assopoker

Di giocatori che dal backgammon hanno scelto il Texas Hold'em - o più in generale il poker - ce ne sono tanti e ci scusiamo per tutti quelli che non abbiamo menzionato qui. Ma ce n'è uno che intenzionalmente abbiamo tenuto per ultimo.

Paul Magriel - vera icona del Mayfair Club a cavallo tra gli anni ottanta e i novanta - è considerato il padre del backgammon moderno. Il suo libro del 1976 "Backgammon" ha aperto le porte a un nuovo modo di concepire questo gioco e ancora oggi rappresenta una sorta di bibbia per tutti coloro che si avvicinano al "tavoliere". Docente di matematica, scacchista ancora prima di passare al backgammon, Paul Magriel si avvicina al poker verso la metà degli anni '90. E lo fa a modo suo: giocando, soprattutto in Europa dove raccoglie successi a Londra, Parigi e Vienna, e teorizzando.

Per chi non lo sapesse, il "fattore M" di cui ancora oggi si parla, ovvero il rapporto tra lo stack che un giocatore possiede in un determinato momento del torneo e le chips che ad ogni giro deve pagare in bui e ante, è opera sua. La "M" sta per Magriel, naturalmente.

Quella di "X-22" (questo il suo soprannome sia nel backgammon che nel poker la cui spiegazione potete trovare su Wikipedia) era una mente perfetta per qualsiasi gioco. Era. Il tempo verbale in questo caso, purtroppo, non è un errore: Paul Magriel è morto lo scorso anno, all'età di 72 anni.

f18a58b9ff.jpgPaul Magriel. Foto PokerNews

Chi scrive lo ha conosciuto di persona e ha potuto scambiare qualche parola con lui durante un torneo di backgammon a Venezia. Il ricordo è quello di una persona di chiara intelligenza, appassionata e molto gentile. Questo racconto di poker e backgammon è, in parte, un omaggio a lui.

Vi lasciamo con un suo momento al tavolo da poker, che lo vede contrapposto nientemeno che a Phil Hellmuth.

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