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Poker e backgammon (prima parte)

Fino all'inizio degli anni duemila, il poker americano era un gioco al pari di tanti altri dal punto di vista dell'impatto mediatico. Pur essendo già molto diffuso negli Stati Uniti e in Canada, lo era molto meno in Europa e nel resto del Mondo, dove il palcoscenico ludico era condiviso con gli scacchi, il bridge, il backgammon, la dama e altri giochi di società competitivi, come ad esempio "Magic: The Gathering".

Tuttavia, rispetto agli altri giochi l'immagine del poker era sempre rimasta quella di un gioco borderline tra legalità (rappresentata dai tornei nei casinò) e azzardo puro (le "bische" dove ci si giocava fino all'ultimo dollaro e anche qualcosa in più), come descritto in modo brillante nel film "Rounders", del 1998.

Poi, nel 2003, questo panorama è improvvisamente cambiato. La ragione è stata ribattezzata "effetto Chris Moneymaker", ovvero 39 dollari di satellite vinti su PokerStars.com dall'allora sconosciuto 28enne di Atlanta, e trasformati in 2,5 milioni grazie alle World Series Of Poker. La storia di Chris Moneymaker è nota, ma quello che ci interessa sottolineare è che il suo exploit ha reso popolare e globale il poker, contribuendo anche a sdoganarne l'immagine presso i non addetti ai lavori.

Moneymaker_1_1920-1080.pngChris Moneymaker, storico PokerStars Ambassador

In maniera prevedibile, l'effetto Moneymaker non è passato inosservato all'interno del mondo ludico, al punto da indurre moltissimi amanti del gioco a voltare pagina e abbandonare pedine e dadi in favore delle due (o quattro) carte. Di questi, un numero consistente è rappresentato dai giocatori di backgammon.

Per chi non conoscesse il backgammon (il cui nome viene a volte tradotto in italiano come "Tavola Reale"), diremo semplicemente che è un gioco con origini millenarie, che risalgono addirittura ai re sumeri. Si gioca in due, come in un heads-up di poker, con 15 pedine a testa che si muovono lungo un tavoliere composto da 24 caselle ("punte"). Ogni giocatore tira due dadi e muove le pedine del risultato ottenuto, seconde regole specifiche che consentono anche di "mangiare" quelle dell'avversario e di rispedirle al punto di partenza. Lo scopo è completare il percorso prima dell'avversario. Per chi volesse approfondire l'argomento, la rete è ricca di informazioni sul backgammon moderno, a partire dall'immancabile pagina di Wikipedia.

Backgammon_lg.jpgUna "tavola" di backgammon (meglio nota come "board") con le pedine in posizione di partenza. 
Foto Wikipedia

Le ragioni di questo "colpo di fulmine" tra backgammon e poker non sono del tutto immediate. A prima vista i due giochi sono molto diversi tra loro: nel poker l'informazione è parziale - non si conoscono le hole cards dell'avversario - mentre nel backgammon è completa, cioè tutte le informazioni legate alla partita sono visibili ad entrambi i giocatori, esattamente come accade negli scacchi e nella dama.

Nel poker è possibile bluffare e l'aspetto psicologico, insieme alla capacità di "leggere" l'avversario, recitano una parte decisiva. Nel backgammon, invece, prevalgono il fattore matematico e la grande varietà di strategie di gioco. Quest'ultimo elemento non deve stupire poiché la complessità di una partita di backgammon è più elevata di quella di una singola mano di Texas Hold'em, così come lo è la durata: per vincere un punto a backgammon potrebbero servire anche 15-20 minuti di partita al tavolo.

Detto questo, esistono due importanti affinità tra questi mondi. La prima, e più importante, è l'aleatorietà. I dadi, come la carte nel poker, fanno sì che una vittoria alla Moneymaker sia sempre possibile anche nel backgammon: in altre parole, nel breve periodo anche il novellino può battere il campione del mondo.

Il secondo è invece legato alla "scommessa" o "puntata". Nel backgammon, infatti, esiste un dado a 6 facce con numeri che vanno dal 2 al 64: all'inizio del proprio turno di gioco, prima di tirare i dadi normali, il giocatore può proporre all'avversario il "raddoppio" posizionando al centro della tavola il dado con il primo numero della sequenza (il 2 se si tratta del primo raddoppio) rivolto in alto. A quel punto l'avversario può fare "call", cioè accettare che la partita valga almeno due punti: il giocatore colloca il dado dalla propria parte del tavolo per usarlo in seguito con un eventuale "rilancio" a 4 (e così via). Oppure può fare "fold": in questo caso, l'avversario riceve un punto e si inizia una nuova partita.

ept9_monaco_gus_hansen.jpgGus Hansen è ancora oggi un fortissimo giocatore di backgammon

A ben guardare, le affinità sono molto significative e spiegano in parte il successo del quale il backgammon ha goduto per un lungo periodo, almeno fino quasi alla fine degli anni '90 del secolo scorso. Poi, l'emergere del poker ha iniziato ad assottigliare il field dei giocatori di backgammon in maniera costante.

Solo di recente questa tendenza ha registrato un'inversione di rotta e i più importanti tornei internazionali di backgammon hanno recuperato una fetta importante dei proprio appassionati.

Gli anni d'oro di questo gioco sono ancora lontani, ma qualcosa inizia a muoversi.

Continua nella parte 2

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