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Phil Hellmuth vince il 14° braccialetto

Pensate se oggi qualcuno si permettesse di dire che un campione come Cristiano Ronaldo non è poi così forte. Commenti del tipo: "Sì ha vinto tutto, ma in fondo la sua è solo fortuna e non conosce nemmeno la differenza tra un tiro d'interno e un tiro d'esterno".

Nel mondo del poker c'è un giocatore che pur avendo vinto praticamente tutto quello che c'era da vincere, non ha ancora convinto tutti delle sue capacità. Stiamo parlando di Phil Hellmuth, che nei giorni scorsi ha conquistato il suo quattordicesimo braccialetto delle World Series of Poker, confermandosi primatista nella graduatoria dei giocatori più vincenti alle WSOP.

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Nonostante questi risultati mostruosi, alcuni giocatori professionisti ritengono che sia spesso artefice di giocate poco sensate e incapace di mantenere un comportamento professionale al tavolo. Molti sostengono anche che se "The Poker Brat" si cimentasse seriamente col poker online, perderebbe un'infinità di denaro poiché le sue strategie di gioco non si adattano bene alle lunghe sessioni di grinding e al livello dei pro virtuali.

Ma, come si suol dire, le chiacchiere stanno a zero e dunque per capire chi ha ragione conviene analizzare la carriera di Hellmuth. Lo statunitense balza agli onori della cronaca nel 1989, quando appena ventiquattrenne, sconfigge nel Main Event delle WSOP un signore che risponde al nome Johnny Chan, già due volte Campione del Mondo.

Dopo qualche anno di astinenza, Hellmuth porta a casa un altro braccialetto, ovvero quello del torneo $5.000 Limit Hold'em, anche se il vero e proprio exploit lo metterà a segno 365 giorni dopo: nel 1993, l'americano vince tre braccialetti nella stessa edizione, nei tornei $1.500 No Limit, $2.500 No Limit e $5.000 No Limit.

A questo punto Hellmuth ha già vinto più di un milione di dollari nei soli eventi WSOP ed è appena giunto alla soglia dei trent'anni. La sua carriera prosegue e nel 1997 arriva il suo sesto braccialetto, ancora una volta nell'Hold'em: vincerà la prima moneta del $3.000 Pot Limit Hold'em, del valore di $204.000. Insieme ai trionfi, cresce anche la fama di Hellmuth, che grazie anche al suo carattere per nulla docile diventa uno dei player più conosciuti degli Stati Uniti. La notorietà non lo distoglie comunque dai suoi obiettivi pokeristici e conquista altri tre braccialetti, di cui due vinti nell'edizione 2003 delle WSOP.

Il 2006 è l'anno della sua consacrazione: la vittoria dell'evento $1.000 No Limit Hold'em porta il totale dei titoli vinti a dieci. Hellmuth raggiunge cosi due mostri sacri del poker come Johnny Chan e Doyle Brunson e l'anno successivo, oltre a vincere il suo undicesimo braccialetto nel $1.500 No Limit Hold'em, viene inserito nella Poker Hall of Fame.

Nel 2011 potrebbe dilagare nella classifica dei più vincenti alla WSOP, ma per lui arrivano tre medaglie d'argento, che non gli consentono di incrementare il numero dei suoi braccialetti, ma che valgono comunque premi per oltre un milione e mezzo di dollari.

Hellmuth contro un loose cannon in una scena memorabile

Passa un anno e arriva un altro record: vince sia il braccialetto nel $2.500 Seven Card Razz, il primo conquistato in una variante, sia il Main Event delle World Series of Poker Europe, diventando cosi l'unico giocatore ad aver vinto in entrambe le manifestazioni.

Infine giunge il suo quattordicesimo braccialetto, quello ottenuto pochi giorni fa nell'evento $10.000 Razz Championship. Questo trionfo lo conferma al 7° posto della All Time Money List, con ben $18.557.285 vinti nei soli eventi live, di cui una grossa parte ottenuta grazie alle 14 vittorie e i 109 piazzamenti a premio alle WSOP in 25 anni di carriera.

Insomma, se la sua strategia di gioco può non piacere, i risultati parlano da sè. Ma per molti Hellmuth sarà ricordato per i suoi show al tavolo, come nel tilt contro Dragomir alle WSOP, che concluse con una frase emblematica per giustificare il suo tilt: "To you it's poker, to me it's my life".

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