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I tornei di poker e l'arte della guerra

David Apostolico si è laureato in legge col massimo dei voti verso la fine degli anni ottanta all'Università della North Carolina ed ha iniziato a lavorare in un importante studio legale di Wall Street.


Nei primi giorni di lavoro un socio anziano lo prese da parte e gli disse: "Ogni avvocato che si rispetti dovrebbe avere nella sua biblioteca personale due libri fondamentali: Il Principe di Machiavelli e L'Arte della Guerra di Sun-Tzu. Ti consiglio di leggerli e studiarli bene a fondo". David seguì il consiglio e non solo li trovò illuminanti per il suo lavoro di negoziatore ma si rese presto conto di quanto fossero straordinariamente congeniali anche per la sua passione di sempre: il gioco del poker.



La sua innata propensione alla scrittura e la sua spiccata capacità di metabolizzare, approfondire e comunicare hanno fatto il resto ed è così nato questo libro che lega strategie di guerra vecchie di venticinque secoli con il ben più moderno gioco del Texas Hold'em da torneo. E vi garantisco che non si tratta affatto di una forzatura interpretativa o di una dilettevole rivisitazione letteraria, piuttosto di una sana e acuta riflessione su come i princìpi elaborati dal generale cinese Sun-Tzu per affrontare una battaglia ottimizzando al meglio le proprie risorse strategiche e costringendo l'esercito nemico a soccombere siano così incredibilmente attuali nel descrivere l'approccio corretto per affrontare un torneo di poker. "La partita deve diventare come una guerra" recita Mike Mc Dermott nel film Rounders, tanto caro agli appassionati pokeristi di tutto il mondo. Le chip che avete di fronte saranno i vostri soldati e il vostro obiettivo sarà quello di impiegarle equilibrando attacco e difesa per gestire ogni piccola battaglia (i piatti) nel tentativo di vincere la guerra (il torneo). Alle orecchie dei più sensibili potrebbe suonare piuttosto duro ma alla fine dei conti questo approccio bellico alla partita non è altro che il famoso stile tight-aggressive su cui si basa tutta la strategia del poker: proteggere il proprio stack e nel contempo cercare di accumulare altre chip.


Ho sempre seguito con passione gli articoli e gli scritti di David Apostolico, così affascinanti perché capaci di reinterpretare la realtà che ci circonda in chiave pokeristica, partendo da fondamenti economici, socio-culturali o semplicemente situazioni di vita di tutti i giorni per giungere ad osservazioni, conclusioni e regole da utilizzare al tavolo da poker per migliorare il proprio gioco. Apostolico è senza dubbio l'autore a cui mi sono sempre più ispirato e dal quale è maturato il mio stile nello scrivere di poker, proprio perché - come lui - anche io sono sempre rimasto colpito dalla stretta relazione biunivoca che esiste tra il mondo che ci circonda e questo gioco così poliedrico.


Sun-Tzu scrive: "Un saggio comandante si premura di approvvigionarsi in campo nemico. Un carico di provviste nemiche equivale a venti carichi propri", e Apostolico interpreta: "Tutte le volte che portate via delle chip ai vostri avversari non solo incrementate il vostro stack ma al tempo stesso indebolite il loro, aumentando di molto l'effettivo vantaggio". Proprio come una Stele di Rosetta tra il poker e la vita, ogni scritto di Apostolico presenta una data riflessione e ne fa emergere il significato pokeristico racchiuso tra le righe.


Diventerete degli ottimi giocatori di poker quando imparerete a vincere utilizzando strategie che si basano su fattori essenziali quali posizione, impiego delle chip e capacità di leggere i vostri avversari, indipendentemente dalle carte che riceverete. Sarete inespugnabili come fortezze proprio perché in questo modo il vostro guadagno verrà dai piatti non assegnati allo showdown e quindi vinti senza uno scontro diretto che dipenda dalle carte. In quel momento avrete fatto vostra la massima "Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere" e - credetemi - Sun-Tzu sarebbe fiero di voi.


Scritto da Alberto Russo per PokerStars.it

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