Formula 1, il punto di metà stagione: dietro le RedBull, il vuoto
La breve pausa estiva del Campionato di Formula 1, più che offrire qualche possibilità di rimettere insieme i cocci delle inseguitrici, sarà utile a contemplare lo strapotere assoluto delle Red Bull e della sua prima guida, Max Verstappen.
Il conto alla rovescia per stabilire quanto in anticipo scriverà il suo nome sul terzo titolo mondiale consecutivo è partito da tempo, così come l’aggiornamento costante dei record che i “bibitari” hanno battuto e potranno ancora battere in stagione.
Dall’altra parte, queste ultime gare hanno premiato la costanza delle Mercedes e lo sviluppo delle McLaren, più che il calo delle Aston Martin e le prestazioni altalenanti (e piuttosto incoerenti) delle Ferrari.
Red Bull: a caccia di record
Con dieci gare ancora da disputare e un doppio mondiale già in tasca (quello piloti e quello costruttori), alla Red Bull non resta che vedere in quante e quali caselle può scrivere il suo nome nel libro dei record.
Dominatrici incontrastate da ormai 13 Gran Premi (staccata la McLaren che era ferma a 11 vittorie di fila), ora è Max Verstappen che ha nel mirino Sebastian Vettel e le sue 9 vittorie consecutive (sempre in Red Bull peraltro) dopo aver centrato l’ottava perla in Belgio.
Ma lo strapotere è talmente assoluto, che in questa stagione l’olandese può arrivare anche al record di vittorie in una singola annata (16, sempre di Max al momento), così come al record di punti (454, ancora di Max) o della maggiore differenza dal secondo classificato (155 nell’annata di Sebestian Vettel, 125 al momento su Perez). Solo per dirne alcuni.
La Red Bull del resto, è una macchina perfetta non solo in velocità, ma anche per assetto con un consumo delle gomme inarrivabile per gli altri team. Non esiste in pratica alcuna condizione di layout in cui non siano di gran lunga le migliori. E se hai in più anche il talento cristallino di Max Verstappen (che ci ha messo nei rari momenti in cui non è stato al comando), agli avversari non rimane nemmeno il sogno di un miracolo.
La costanza Mercedes
Il secondo posto nella classifica costruttori della Mercedes, si potrebbe spiegare con un “il meno peggio di tutte le altre”. A differenza delle rivali infatti, la casa tedesca e soprattutto Lewis Hamilton, ha saputo offrire un rendimento piuttosto costante durante l’arco di questa prima metà di stagione.
Non completamente risolti i problemi di usura delle gomme e di un “bouncing” (il saltellamento) che ha dato problemi per buona parte della stagione. Resta però una vettura affidabile e abile ad adattarsi su qualsiasi circuito, con qualche possibile sviluppo in arrivo (si parla molto delle nuove “pance” che dovrebbero garantire più carico aerodinamico) utile se non a colmare il gap dalla Red Bull, a consolidare quel secondo posto di scuderia e terzo dei piloti che sono di fatto l’obiettivo migliore per l’annata in corso.
La rinascita della McLaren
Non poteva cominciare peggio la stagione per i piloti McLaren, con Piastri e Norris incapaci di lottare per il podio e mai oltre il sesto posto (più spesso anche molto dietro) per i primi otto Gran Premi.
Poi già dall’Austria i primi segnali di ripresa, sfociati poi nella doppia prestazione da podio a Silverstone e poi in Ungheria. Due secondi posti che hanno rilanciato Norris, ma anche fatto vedere la bontà degli sviluppi di squadra con Pilastri che chiudeva quarto e quinto.
La nuova ala anteriore, fiancate più scavate a un fondo completamente rinnovato, hanno dato alla McLaren un assetto decisamente più stabile e competitivo. Certo la stagione sembra compromessa, con appena 103 punti di squadra raccolti, ma è lo stesso Andrea Stella (team principal) a puntare lo sguardo già al futuro mirando possibili vittorie nel 2024. Intanto, per le altre sicuramente un avversaria in più con cui fare i conti, in questa stagione.
Involuzione Aston Martin
Era stata forse una delle sorprese più interessanti di inizio stagione, con un Fernando Alonso quasi sempre sul podio (6 in otto gare) e anche Stroil a mettersi in mostra in zona punti.
Poi un tracollo di prestazioni, tenute in piedi solo dall’esperienza dello spagnolo. Proprio l’ex campione del mondo affida ai problemi relativi alle nuove Pirelli, il netto calo di rendimento della sua monoposto.
Ma al netto di questo, l’impressione è più che altro che gli sviluppi dei team avversari abbiano portato la Aston Martin ad essere meno competitiva, dovendo ora fare lei stessa qualche passo in avanti per tornare ai vertici. Anche perchè nonostante tutto, la squadra rimane al terzo posto tra le scuderie (Ferrari a cinque punti di distanza) e Alonso resta terzo tra i piloti con Lewis Hamilton però a un solo punto.
Le Ferrari: un mezzo disastro
Per il Cavallino l’amarezza non arriva solo da una classifica deficitaria sia tra i piloti sia come scuderia. E forse nemmeno da continui e recidivi errori del muretto che, anche quest’anno, hanno a volte contribuito alla debacle (quasi sempre un concorso di colpe con una vettura lontana dal suo aspetto migliore).
Più che altro però, a destabilizzare le speranze dei tifosi (e forse anche dei piloti), è l’impressione di non aver ancora capito nulla di come risolvere le problematiche di questa SF-23, sempre più lontana dall’essere affidabile e competitiva.
Persino l’aplomb di Frederic Vasseur sembra vacillare, dopo che gli sviluppi portati in stagione non hanno dato i risultati sperati (o meglio, hanno fornito prestazioni totalmente altalenanti e poco sensate).
Non è stato risolto il problema di saltellamento che la vettura si porta dietro da inizio stagione (il porpoising) e, a quanto pare, non si è nemmeno capito ancora bene il motivo di tale fastidio, che rende la monoposto difficile da guidare, facile all’usura delle gomme e soggetta a qualsiasi variazione climatica in maniera incontrollata (motivo per cui in Belgio è andata inspiegabilmente meglio che in Ungheria).
In questo scenario, diventa quasi buono il quinto posto assoluto di Leclerc, che ha centrato il terzo podio stagionale in quel di Spa, ma resta a distanza siderale dai rivali più in alto. Ancora peggio, Sainz: nessun podio per lui.
Considerazioni generali
Stagione quindi che potrebbe avere ancora molto da dire, almeno per quanto riguarda il “secondo incomodo” tra le scuderie, visto e considerato che quasi tutti gli sviluppi possono essere utili anche per la prossima stagione, quando non sono previsti particolari modifiche di regolamento, consentendo quindi di programmare sul lungo periodo (e di tenere buone le strade tecniche intraprese anche in questa annata).
Per questo motivo, preoccupa il fatto che la Ferrari sia quello tra i top team con le idee meno chiare sul percorso da intraprendere, mentre Mercedes e McLaren hanno quanto meno capito dove poter agire per migliorare.
Da valutare l’operato della Aston Martin nei prossimi sviluppi, così come quelli, attesi, della Williams (fin qua davvero irriconoscibile) e della Alpine-Renault, che solo a sprazzi ha mostrato qualcosa di decente (vedi il miracoloso podio di Ocon a Monaco).