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Giocare a carte al bar o in pubblico: cosa dice la legge in Italia

6 Marzo 2026

Giocare a carte con gli amici può essere un momento di grande divertimento collettivo, ma come tutte le cose ha bisogno in qualche modo di essere regolamentato, soprattutto quando parliamo di gioco in un luogo pubblico.

In Italia la giurisdizione in merito offre definizioni precise in merito, distinguendo nello specifico sia il gioco in quanto “azzardo”, sia il luogo in cui viene effettuato. Proviamo a entrare nel dettaglio per avere un quadro preciso della situazione nel nostro paese.

Giocare a carte: quando diventa “azzardo”?

La prima, netta, distinzione da fare, riguarda proprio la tipologia di gioco effettuato.

Dal punto di vista giuridico non si tratta tanto di verificare a che gioco stiamo giocando (dalla scopa al rubamazzo), quando piuttosto che è in atto una “scommessa in denaro”.

Ancora più nel dettaglio, la legge definisce come gioco d’azzardo, quei giochi in cui non solo c’è in palio del denaro reale, ma il fattore di vincita (o perdita) è per lo più dipeso dal caso (non si tratta quindi di uno “skill game”, un gioco di abilità, ma qualcosa totalmente o in maggior parte affidato alla fortuna e all’aleatorietà).

Ciò detto, in Italia soltanto lo Stato è legalmente in grado di proporre il gioco d’azzardo.

Direttamente (vedi i Casinò statali come Sanremo, Campione d’Italia, Venezia e Saint Vincent) o autorizzato tramite le licenze concesse ai vari concessionari e sale da gioco online. Ad occuparsi di questo è l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (ovvero la AAMS o ADM), che funge anche da organo di controllo per i concessionari.

Quindi giocare a carte nei bar è vietato?

Come detto, il divieto di gioco scatta certamente quando parliamo di “azzardo” (secondo la definizione data poco sopra), mentre non è ovviamente punibile se si sta passando del tempo in compagnia giocando a carte.

Questo però non significa che si possa fare sempre e a prescindere. Anche il gioco di carte per divertimento, è soggetto a una regolamentazione tanto che qualsiasi attività pubblica voglia proporlo come servizio ai propri clienti, deve farne ufficiale richiesta.

Sarà poi il questore ad approvare una speciale licenza, con tanto di tabella obbligatoria da esporre ai clienti dove sono specificate le tipologie di gioco vietati.

Ufficialmente, in queste tabelle rientrano spesso anche tipologie di gioco che poco hanno a che fare con l’azzardo vero e proprio (vedi la scala quaranta, il bridge o il burraco), ma resta che dal punto di vista legale questi giochi non sono sempre concessi dalla questura (così come il poker, il sette e mezzo, il mercante in fiera).

Cosa si rischia a giocare a carte in un luogo pubblico?

Nonostante i limiti di legalità previsti dalla questura anche nei casi in cui non è presente un gioco d’azzardo, è chiaro che all’atto pratico diventa impossibile stabilire con certezza se quattro anziani al bar stiano giocando una scopa per il puro gusto di divertirsi o se vi sia in atto una scommessa laterale.

Per questo motivo, quando si ha la possibilità di giocare a carte in un luogo pubblico (regolarmente registrato e con la possibilità di proporre quel tipo di giochi), non c’è in linea di massima nessun tipo di rischio per gli avventori.

Diverso il discorso quando è acclarato l’attività di azzardo, con pene previste sia per i gestori che per i partecipanti, che partono da una semplice ammenda (da 200 euro in avanti) per arrivare alla pena detentiva fino a un anno. Le pene variano ovviamente a seconda della situazione e della posta in gioco.

Gli “skill Game” in Italia

Abbiamo visto come giocare a carte nei luoghi pubblici sia sostanzialmente permesso tramite approvazione della questura, a meno di non prevedere un “azzardo”, definito come premio in denaro e come componente aleatoria.

Ma cosa si dice in merito agli “skill game”, ovvero quei giochi dove invece ci sono premi in denaro ma la componente di abilità è presumibilmente più alta rispetto a quella della fortuna?

Qua il terreno si fa lacunoso e proprio per la difficoltà di inquadrare bene le dinamiche “aleatorie”, non è così facile distinguere una legislazione in merito (anche perchè è in divenire, con continui ribaltamenti di sentenze e pene).

Il caso più eclatante è probabilmente quello dei circoli di poker sportivo, che nel corso del tempo hanno avuto vicissitudini diverse. Aperti in principio senza distinzioni, poi chiusi quasi tutti per nuove normative e poi infine riaperti con qualche limitazione in seguito ai tanti ricorsi.

Di fatto, al momento le questure sembrano inclini a consentire nei circoli privati il gioco del poker sportivo in modalità torneo freezeout (ovvero senza le formule dei rebuy), mentre il cash game continua a essere illegale. Ma come detto la normativa non è ancora chiarissima e molto è delegato al benestare delle varie questure sul territorio. Per assoluto, il gioco del poker è ancora illegale in qualunque formula diversa da quella concessa dallo Stato (nei suoi Casinò o nei concessionari provvisti di licenza).

Giocare a carte in casa propria

Tutti questi discorsi valgono in realtà anche se consideriamo la classica partita a carte casalinga. La legge vieta il gioco d’azzardo anche in quel caso, per cui tutto può essere fatto per puro divertimento, ma non con premi in denaro.

Certo è, che diventa letteralmente impossibile controllare capillarmente le singole case in cui amici si ritrovano per giocare a carte, per cui di fatto ci si affida al buon senso. Ma la legge, almeno in questo caso, è chiara anche in tal senso.