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La storia di Gonzalo Garcìa Pelayo

15 Novembre 2022

Gonzalo García-Pelayo è da sempre abituato a stare sotto la luce dei riflettori, non per bramosia di successo ma per voglia di espressione. Lo era nella sua originaria carriera di produttore musicale, così come in quella che lo ha visto recentemente presentare a un festival del cinema a Buonos Aires una serie di ben 11 film girati in un solo anno di cui è stato regista. 

Quando si parla di questo imprenditore e artista spagnolo però, non si può non ricondurre subito la mente a quella straordinaria esperienza che lo ha visto protagonista negli anni novanta, quando grazie al suo “metodo” riuscì a sbancare le Roulette dei Casinò di mezza Europa. 

Il segreto dei “Los Pelayos”

Quando parliamo di metodo però, non immaginatevi particolari formule matematiche, nè tanto meno sotterfugi di qualche genere. Il segreto che portò Gonzalo Garcia e alcuni membri della sua famiglia (in particolare i figli Ivan e Vanessa e il fratello Javier), a incassare milioni alle Roulette del Casinò è semplice quanto preciso e si basa su tre pilastri fondamentali: consapevolezza, osservazione e analisi. 

La consapevolezza è quella che già aveva illuminato altri grandi giocatori della Roulette del secolo scorso, da Joseph Jaggers a Charlse Wells, che ben prima di lui avevano capito come fosse impossibile avere macchine della roulette tutte senza alcun margine di errore (vuoi per difetti di fabbricazione, ma anche di semplice usura del tempo o di usi e applicazioni particolari). 

Ecco allora che approfittando delle tecnologie presenti a inizio anni novanta, la famiglia Pelayo ha cominciato nell’osservazione di svariate migliaia di lanci alle roulette del Casinò di Madrid, individuando poi tramite l’analisi al computer quella che più di tutte sembrava aver alcuni numeri uscire con frequenze maggiori. 

In meno di un anno, all’estate del 1992 la famiglia aveva già racimolato circa 70 milioni di pesetas

Dai tavoli a tribunale: la lotta dei Pelayo

Ma quando un solo giocatore riesce a portarsi a casa cifre prossime ai 500.000 euro in una notte, ecco che le case da gioco cominciano a preoccuparsi e non possono che attuare l’unica soluzione possibile nel breve periodo: vietare al quel giocatore di entrare al Casinò.

Gonzalo Garcia non si è dato per vinto però, certo che il suo metodo potesse dare risultati in qualunque altro Casinò europeo, cominciò con la famiglia a girare il mondo applicando lo stesso iter fatto di osservazione, analisi e individuazione delle roulette con difetto di forma. 

La cosa funzionò talmente bene che si stima possa aver incassato cifre prossime ai 250 milioni di pesetas girando tra Las Vegas, Olanda, Danimarca, Australia e dintorni. 

Il punto però è che ogni volta nel momento in cui cominciava a vincere con costanza, immediatamente scattava il “ban” dalla sala da gioco e questo tipo di voci fanno presto a girare. Motivo per cui non fu presto possibile procedere oltre. 

Anzi, in Spagna ci fu una vera e propria battaglia legale lunga dieci anni per riappropriarsi del diritto a poter entrare in qualsiasi Casinò del territorio. Di base infatti, Gonzalo Garcia non aveva violato nessun tipo di regolamento, né tanto meno attuato frodi di qualche tipo. 

Solo nel 2004 questo diritto gli fu nuovamente riconosciuto, con una sentenza che avrebbe poi fatto storia, motivata dal fatto che il giocatore non era intervenuto in alcun modo per influenzare il risultato dell’estrazione, per cui non era possibile definire alcun tipo di imbroglio nella circostanza. 

Dalla storia al Mito

La storia di Gonzalo Garcia Pelayo e i suoi famigliari, ha assunto nel tempo sempre più i connotati della leggenda, tanto da dare vita a libri e pellicole sulla vicenda.

Da “The Fabulous Story of Los Pelayo” (un romanzo del 2003) fino a un documentario “Breaking Vegas: The roulette assault” (pubblicato su History Channel). 

Anche in Spagna la vicenda ebbe naturalmente grande eco, con il regista Eduard Cortes che nel 2012 ne diresse un nuovo lungometraggio intitolato “The Pelayos”.

Una famiglia dedita al gioco, come dimostrano le più recenti pubblicazioni dedicate questa volte al Poker (ha aperto persino una scuola in merito con i suoi due figli), anche se tutto con occhio lavorativo e puramente per profitto, come ha più volte ripetuto lo stesso Gonzalo giustificando in parte anche l’aneddoto che lo vuole restio a concedere qualsiasi tipo di mancia al tavolo della roulette. 

E forse proprio per aver ormai appagato qualunque possibile ambizione al tavolo da gioco, è tornato a dedicarsi al suo primo amore, la Regia.

Ancora una volta nell’unico modo possibile per lui: con metodo e tanta applicazione