Hai mai sentito dire che i tornei di poker sono una maratona e non uno sprint? Questo perché le chips incamerate nelle prime battute di un multi-table-tournament, quando ci sono ancora centinaia di giocatori in corsa, non hanno alcuna voce in capitolo ai fini della vittoria.
Essendo il metro sulla lunga distanza, nelle fasi iniziali dei tornei non ti devi fare troppi problemi a lasciar andare punti anche estremamente forti, se hai la ragionevole certezza che l’avversario abbia il nuts (ossia il punto migliore ottenibile incrociando le proprie carte con quelle comuni). Se poi lo fa capire come se girasse le sue carte sul tavolo il dubbio non deve proprio sussistere.
Un esempio in tal senso è questa mano giocata dal regular MTT ‘cirilloFE’ su PokerStars a un torneo 3-stack da 50€ di buy-in.
Un flop scritto
Siamo ai primissimi livelli di gioco, su blinds 35/70, con uno stack corposo di 31.893 chips, ‘FabriRossi’ apre A♠ K♠ a 210 da utg ricevendo i call di ‘cirilloFE’ da bottone con A♥[0d] (stack 14.720) e ‘santotti88’ da big blind.
Al flop scende K♥A♦A♠ e dopo il check di big blind ‘FabriRossi’ overbetta 851, ‘cirilloFE’ chiama, ‘santotti88’ folda.
Con un full floppato ‘FabriRossi’ punta un importo superiore al piatto, ‘CirilloFE si trova un trips servito su un piatto d’argento ed è di fatto obbligato a chiamare la c-bet avversaria, nonostante sia già drawing dead. Dopo questo flop infatti non ci sono run-out (ossia sequenze turn e river) in grado di fargli splittare o vincere il pot.
Doppio check col nuts al turn
Al turn [0s] c’è un doppio check.
A questo punto, chissà forse per paura di far foldare l’avversario, ‘FabriRossi’ tira il freno a mano e con un check passa la parola a ‘CirilloFE’ che ha appena legato il secondo punto più forte possibile.
Lo specialista decide di checkare a sua volta, un po’ perché insospettito dalla condotta avversaria dopo la overbet al flop, un po’ forse per ‘sotto-rappresentare’ la forza della sua mano.
Fatto sta che dopo questo doppio check lo stack to pot ratio resta molto alto. Nonostante un punto di estrema forza come il full, entrambi i giocatori non sembrano intenzionati a voler massimizzare. Per ‘CirilloFE’ far finire tutte le chips in mezzo al tavolo significherebbe anche mettere a repentaglio la sopravvivenza nel torneo.
Un fold corretto a carte viste
Su river 2♦ ‘FabriRossi’ checka e dopo la puntata di ‘CirilloFE’, dimensionata a 1.775, va in raise a 6.988. Quest’ultimo non pensa neanche troppo prima di foldare il suo full second nuts!
In pratica, per mettere sotto il secondo più forte, lo specialista si è convinto che l’avversario abbia proprio A-K. In un secondo momento ha avuto conferma di aver ragione.
‘CirilloFE’ infatti condivise il fold sui social (per questo ne siamo a conoscenza) e in risposta ottenne da ‘FabriRossi’ il suo replay che mostrò che aveva proprio full nuts!
Mai su mono-combo
Ma in questo fold, sicuramente corretto a carte viste, ‘cirilloFE’ contravvenne a una delle prime regole della ortodossia del poker online, che consiste nel ragionare per range e non per singole combo: quando fai la stima delle carte che potrebbero avere in mano gli avversari, non devi mai assegnare loro una specifica combinazione ma un ventaglio di carte possibili.
Davanti a un all-in preflop non devi pensare “ha coppia di dieci” ma “potrebbe avere da coppia di dieci in su, asso-kappa, asso-donna, forse asso-jack suited, forse re-donna suited…”.
La ragione di ciò sta nella natura del comportamento umano, per cui una data linea di gioco può sempre derivare da carte diverse, per farla molto breve.
Una azione ‘face-uppante’
In questo caso ‘CirilloFE’ fece una eccezione alla regola perché l’avversario, come si dice in gergo, “si face-uppò”. Con quel check al turn seguito dal check-raise al river, ‘FabriRossi’ gli permise di capire le carte che aveva in mano – come se le avesse messe a faccia in su, da traduzione letterale.
Lo rivelò lo stesso ‘CirilloFE’ dicendo anche che se l’avversario avesse mantenuto una linea standard per il nuts, come il bet-bet-push, sicuramente avrebbe chiamato.
“Non mi aspetto che a t70 in questo torneo ‘FabriRossi’ possa girare una mano random quando check raisa river. Potrebbe avere alcuni full che batto? Quasi mai. Penso che KK avrebbe bettato di nuovo al turn pressoché sempre. Detto questo, se avesse fatto bet-bet-bet non avrei mai foldato la mia mano. Overbet, check, check-raise: non vedo bluff, ma sempre e solo A-K!”
Un call preflop tirato
Lo specialista aggiunse che il suo call preflop era forse un filo ‘tirato’, nonostante lo stack molto deep. Ovviamente nel piazzarlo contò molto la posizione su bottone.
Saper approfittare di ogni vantaggio al tavolo verde è uno dei requisiti degli specialisti della disciplina, che ovviamente sono anche in grado di gestire al meglio il gioco postflop.
Per chi ancora deve sviluppare un poker ottimale il fold preflop resta l’opzione migliore con uno stack di quella profondità, onde evitare decisioni difficili nel prosieguo della mano: semplificarsi la vita al tavolo verde paga quasi sempre i suoi dividendi.
Se invece sei in grado di foldare un full house dopo che l’avversario ha checkato il turn e rilanciato al river allora cosa stai leggendo a fare? Il tuo posto è ai tavoli!
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