Nel marzo del 2015, al Casinò Portomaso di Malta, si giocò la prima e purtroppo unica edizione di una sorta di campionato mondiale di poker a squadre: si tratta del Global Poker Masters, che venne vinto proprio dall’Italia.
Andiamo a ripercorrere quel trionfo, per il quale dobbiamo ringraziare un quintetto di giocatori che, ancora oggi, il mondo ci invidia: Giuliano Bendinelli, Andrea Dato, Mustapha Kanit, Rocco Palumbo e Dario Sammartino.
GLOBAL POKER MASTERS, IL FORMAT AVVENIRISTICO CHE PREMIÒ L’ITALIA
Alex Dreyfus, tycoon francese oggi noto per il sito “socios.com” e per avere inventato i fan token applicati allo sport professionistico, verso la metà degli anni ’10 aveva investito pesantemente nel poker. Dreyfus aveva acquistato il brand Global Poker Index, divenuto ancora oggi un ranking di riferimento per capire chi siano i migliori giocatori di poker in questo momento.
Tra le iniziative lanciate in quegli anni, c’era proprio il Global Poker Masters. Si trattava di un format particolare e coraggioso, perché non era semplice proporre un campionato mondiale a squadre in una disciplina sostanzialmente individuale come il poker, e di proporlo anche senza l’incentivo di grossi premi in denaro.
Era qualcosa di potenzialmente rivoluzionario, forse persino troppo avanti per i tempi, e infatti ne stiamo parlando come di qualcosa che ha vissuto una sola edizione e ben 9 anni fa.
Tuttavia, fu un’edizione memorabile per noi appassionati italiani, che ci presentavamo con una squadra da sogno:
- Dario Sammartino
- Mustapha Kanit
- Andrea Dato
- Rocco Palumbo
- Giuliano Bendinelli
In teoria il cammino sembrava proibitivo per la pur forte squadra azzurra. Le 7 avversarie erano infatti Canada, USA, Inghilterra, Germania, Francia, Ucraina e Russia. Oggi fa strano vedere queste due nazioni accostate per una competizione amichevole, e speriamo che presto si possa rivedere qualcosa del genere, poiché significherebbe che il conflitto si è concluso.
Ad ogni modo, pur senza soldi in palio c’era un field da far tremare i polsi. C’erano fior fior di campioni tra cui i canadesi Jonathan Duhamel e Sorel Mizzi, l’inglese Sam Trickett, gli americani Bryn Kenney, Dan Smith, Jake Schindler e Olivier Busquet, i tedeschi Ole Schemion, Martin Finger, George Danzer e Marvin Rettenmaier, e via dicendo.
In quel momento, come monte vincite da tornei di poker live dei componenti delle varie squadre, l’Italia era ottava su otto.
LA FINALE ITALIA-RUSSIA
Tuttavia, già nella prima giornata, fatta di diversi tavoli sit&go con un partecipante per nazione, l’Italia termina al primo posto. Poi inizia la fase degli scontri heads up, dai quali vengono fuori le due finaliste: Italia e Russia. La finale era prevista al meglio dei 5 heads up. Serviva dunque arrivare a tre, per laurearsi campioni del mondo.
Rocco Palumbo, peraltro nato come specialista di sit&go Heads Up, polverizza Anatoly Filatov. Quindi tocca a Dario Sammartino che non impiega molto per avere la meglio su Alex Bilokur.
Il match point è così nelle mani (e nella testa) di Mustapha Kanit, che se la vede con il capitano russo Vladimir Troyanovskiy, giocatore espertissimo.
L’epilogo si è avuto quando Troyanovskiy ha chiamato l’allin dell’azzurro su board K♥ 10♦ 4♦ 2♠ 7♠ con 10♥ J♥. Purtroppo per lui, Musta aveva K♣ J♦ e così il top player nativo di Alessandria regalava al team Italia il punto del 3-0.
PERCHÉ NON ABBIAMO PIÙ AVUTO UN GLOBAL POKER MASTERS
Il titolo di MVP del torneo andrà poi a Giuliano Bendinelli, straordinario soprattutto nel primo turno. Per l’Italia fu un trionfo bellissimo quanto inaspettato.
La formula del Global Poker Masters, tuttavia, non ha più trovato spazio nel fitto calendario del poker live. In quel caso, vi era stata una felice convergenza di interessi, e PokerStars era stata lieta di ospitare il Global Poker Masters all’interno del festival dedicato all’EPT di Malta. Ma il futuro di un format del genere era appeso a un filo proprio per la particolare natura squisitamente sportiva. Sì perché, vale la pena ricordarlo anche oggi, ognuno dei professionisti che vi aveva partecipato lo aveva fatto “solo” per la gloria. E ti pare poco…
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