Saturday, 3rd October 2026 06:30
Home / Come sono cambiate le strutture dei tornei live negli anni

Il poker in formula torneo è quanto di più adrenalinico si possa chiedere ad un gioco di carte, ma non si limita a questo. Si tratta anche di una modalità che ha permesso di sdoganare il gioco e farlo uscire dal ghetto di cliché e bische fumose, trasformandolo in una competizione che è autenticamente sportiva per molti versi.

Guardando alla storia delle strutture dei tornei di poker, inoltre, si capiscono molte cose di questo gioco e del mercato che si è andato creando, in particolare dagli anni 2000 in avanti.

In principio, il torneo era un…cash game

Siamo soliti considerare l’invenzione delle World Series Of Poker, avvenuta per merito di Benny Binion, come l’anno zero della formula torneo. E così è, in effetti, perché proprio in quelli divenuti dei veri e propri campionati mondiali di poker si sono avuti i primi esempi di questa modalità a eliminazione.

Eppure, il primo torneo di poker della storia non era affatto tale, almeno per come siamo abituati a considerarlo oggi. Nella prima edizione, infatti, non esisteva un buy-in vero e proprio. Vennero giocate partite cash game da 1.000$ ciascuna in 5-card Stud, Deuce to Seven Lowball Draw, Razz, 5-card Stud e Texas Hold’em. Infine, il campione fu proclamato per votazione da parte dei suoi pari, chiamati a scegliere il miglior “all-around player” e la scelta cadde su Johnny Moss.

Il buy-in e lo stack: come nasce il valore nominale

Fu solo nell’anno seguente che si ebbe il primo vero torneo, con un buy-in da 5.000$. Fu ancora una volta Johnny Moss a trionfare, stavolta al tavolo, incassando tutto il montepremi da 35.000$.

Al tempo, e per molti anni, lo stack di partenza fu l’equivalente in chips del buy-in. In un torneo da 5.000$, lo starting stack era da 5.000 chips, in uno da 1.000 si partiva con appena 1.000 gettoni, e così via.

In questo periodo, il valore dello stack coincideva con quello monetario.

Nel 2008, ecco il primo timido cambiamento. Dopo forte richiesta da parte dei giocatori, i campionati del mondo introdussero la regola del 2x chips: lo starting era l’equivalente del doppio del buy-in. La strada era quella giusta, ma non abbastanza.

Infatti, già dal 2009, la regola adottata fu quella del 3x chips. Dunque, in un torneo da 1.000$ si partiva adesso con 3.000 chips. Nulla di paragonabile a quanto si vede oggi, ma certo un’evoluzione. Ad ogni modo, era iniziata l’era in cui il valore nominale dello stack si allontanava di molto da quello monetario.

L’evoluzione del gioco accompagna quella della struttura dei tornei live

L’aspetto più interessante è che l’esigenza di aumentare (o diminuire, in alcuni casi) lo stack e di implementare altre modifiche come la durata dei livelli e l’inserimento di livelli intermedi, era venuto a crearsi con la crescita del movimento. Quando a giocare a poker erano in pochi pionieri, la struttura del gioco poteva permettersi di rimanere rudimentale. Man mano che i tornei di Texas Hold’em prendevano piede, invece, la naturale evoluzione del gioco ha richiesto dei correttivi.

Il boom del poker online e la sua influenza sulle strutture

Da questo punto di vista, un boost notevolissimo è arrivato dalla nascita e il boom del poker online. Il gioco a distanza ha avuto come conseguenza una forte accelerazione sull’evoluzione del gioco a livello strategico.

Le strutture dei tornei live, negli anni, sono state delle implicite cartine di tornasole sull’evoluzione del poker.

L’European Poker Tour nasce nel 2004, dunque quando l’era internet era già iniziata. Eppure, se siete soliti giocare tornei e siete abituati agli standard attuali, rimarrete sorpresi sapendo che l’EPT Main Event, anche nel 2008 quando arrivò per la prima volta in Italia, si giocava con appena 10.000 chips di partenza, livello iniziale 25/50, senza ante. Le ante partivano dal livello numero 6, ovvero 150/300 ante 25.

La prima rivoluzione: la registrazione tardiva

Uno degli elementi che oggi sono non solo consuetudini, ma a volte entrano a far parte del corredo strategico di un giocatore, è quello della registrazione tardiva. Ovviamente, fino a tutti gli anni ’80 e parte degli anni ’90, non era contemplata l’idea di late registration. Essa venne introdotta con l’aumentare dell’affluenza dei giocatori ai tornei e, di conseguenza, con il moltiplicarsi di esigenze.

Inizialmente e per diversi anni, la registrazione tardiva era limitata a un paio di livelli. Oggi, in molti fra i tornei più importanti al mondo, è possibile iscriversi direttamente al day 2. La registrazione tardiva allungata porta all’estremo anche vantaggi e svantaggi di questa opzione. Da un lato, si saltano i livelli iniziali con tutte le loro insidie e si parte in posizione più prossima allo scoppio della bolla, ma dall’altro lo si fa con uno stack sensibilmente ridotto, e privandosi della possibilità di moltiplicarlo nei primi livelli.

Oggi, la registrazione tardiva è fondamentale perché consente a diversi amatori di partecipare a tornei che altrimenti sarebbero loro preclusi, per ragioni di lavoro. Di conseguenza, i tornei live si sono adeguati a questa esigenza fondamentale a favorire la partecipazione massiva degli appassionati. Anche i tornei online hanno tardive ormai molto lunghe.

La seconda rivoluzione: il BB ante

Verso la fine degli anni ’10, è stata introdotta una seconda innovazione che ha preso subito piede per una ragione molto semplice: ha molti vantaggi e zero svantaggi. Parliamo del BB ante, ovvero la modifica regolamentare che non richiede più il pagamento delle ante diviso in parti uguali tra tutti i giocatori seduti al tavolo, ma assegna questo onere a un solo giocatore, o meglio a una posizione al tavolo. In tal modo, si snelliscono le operazioni di raccolta di bui e ante e si velocizza il passaggio da una mano all’altra, oltre ad abbattere eventuali casi di ante non pagate da parte di qualcuno.

L’introduzione del BB ante, come di altre modifiche regolamentari, ha a sua volta delle ricadute sul piano strategico. Un giocatore che è di BB, per esempio, dovendo pagare BB + ante, difenderà sui rilanci avversari con un range sensibilmente più ampio, per mere ragioni matematiche.

Strutture dei tornei live: le altre innovazioni e il benessere dei giocatori

Negli anni, sono state ideate, sperimentate ed implementate molte novità. Alcune sono durate il tempo di un torneo mentre, in un’accezione quasi darwiniana, quelle più azzeccate sono state adottate in pianta più o meno stabile. Una di queste è sicuramente il timebank, che si esplicita in due modi. Da una parte un orologio digitale in dotazione ai dealer che fa partire un countdown per determinare il limite di tempo concesso a ogni giocatore per prendere la sua decisione. Dall’altra parte ci sono delle “carte timebank”, date in concessione ai giocatori a inizio torneo, che permettono di allungare il tempo a disposizione (in genere 30 secondi a carta).

Poi c’è anche un discorso relativo al benessere dei giocatori. Molte volte abbiamo assistito a giornate interminabili ai tavoli, con giocatori costretti a giocare fasi cruciali dei tornei a notte ormai inoltrata. PokerStars ha da qualche tempo posto fine a tutto questo, imponendo un limite ai livelli da giocare in un singolo day e iniziando le operazioni di gioco già al mattino, un po’ in anticipo rispetto alle abitudini. In tal modo, i giocatori possono riposare un congruo numero di ore e tornare più lucidi il giorno dopo.

Ma quale è la struttura ideale per un torneo di poker?

Questa è una domanda che varie volte ho sentito porre e mi è stata posta a mia volta. Si tratta di una domanda difficile perché è senza risposta. O meglio, per rispondere bisognerebbe conoscere l’obiettivo di chi organizza il torneo.

In linea teorica, più una struttura permette di giocare deep, più è valida. A rendere però la coperta corta c’è un mero fattore temporale: non si può pretendere che un torneo live da 100€ con 50 persone iscritte duri una settimana. Anche se c’è chi lo fa con profitto, un torneo di poker va considerato alla stregua di un passatempo, e non può assorbire giorni o settimane intere, a meno che si tratti di un torneo di grande importanza, come un EPT Main Event o un campionato del mondo.

E poi, nella questione della giocabilità, vanno considerati gusti, abitudini e preferenze dei giocatori. C’è stato un periodo, a circa metà degli anni ’10, in cui si sprecavano i tornei con stack di partenza giganteschi. Queste strutture permettono una giocabilità incredibile nei primi livelli ma poi, per ovvie ragioni, tendono a mostrare delle evidenti crepe nel late stage, che poi è la fase in cui si assegnano le parti più importanti del montepremi. Infatti, queste strutture erano generalmente molto gradite agli amatori e invise ai pro, per ragioni che non è necessario spiegare.

In generale, le strutture dei tornei live devono essere ben bilanciate. Studiare una struttura di un torneo è una scienza, che risponde a esigenze e dinamiche di mercato, psicologiche, economiche e matematiche. Ovviamente, più i tornei vengono percepiti come importanti e dunque necessitano di una precisa programmazione in termini di viaggio, ferie e quant’altro necessario, più è possibile strutturarli in maniera rispettosa di tutte le esigenze: quelle di chi non vede l’ora di metterle in mezzo e quelle dei più attendisti.

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