In genere, si tende a raccontare l’epicità di alcuni momenti di poker. Tuttavia, i tornei live non sono solo quello: ci sono stati moltissimi momenti strambi e alcuni anche imbarazzanti. Uno dei più “cringe” in assoluto, anche dopo quasi 18 anni, rimane l’heads up conclusivo dell’EPT Copenhagen 2008.
VANCE VS JENSEN: QUANDO IL POKER DIVENTA “CRINGE”
Secondo il dizionario Treccani, alla definizione “Cringe” si legge: “detto di fatti, comportamenti o frasi percepiti come ridicoli e imbarazzanti da chi osserva o ascolta”. Con la macchina del tempo, torniamo al 23 febbraio del 2008. Al Casinò Copenhagen dell’omonima capitale danese si gioca il tavolo finale del Main Event EPT, alla quarta stagione del circuito ideato da John Duthie e prodotto da PokerStars.
Al tavolo, con la supervisione del Tournament Director Thomas Kremser, sono rimasti solo due giocatori: lo statunitense Tim Vance (foto di copertina), qualificato con un satellite online su PokerStars, e il danese Soren Jensen, giocatore locale.
Il final table già era uno dei meno stuzzicanti nella storia del circuito, con il solo Danny Ryan come personaggio dalla forte attrattiva in mezzo a una serie di sconosciuti o presunti tali, per lo più scandinavi.
4 ORE DI LIMP, URLI E BALLETTI
Alle 22:22 locali inizia l’heads up, con l’americano a 2.108.000 chips a inseguire il danese, che partiva con 2.490.000. Si gioca ancora al livello 20.000/40.000 ante 4.000.
Una cosa nota e bella del tornei di poker live è che, nel singolo evento, chiunque può arrivare. In questo caso, al testa a testa finale di un Main EPT, arrivavano non esattamente due professionisti. Ognuno gioca come crede e come sa, per carità, ma Tim Vance e Soren Jensen, nelle circa 4 ore e 20 di heads up, hanno mostrato per larghi tratti cosa non dovrebbe fare per vincere.
Nel gioco e nelle gestualità dei due non ci sono solo i limiti di stili rudimentali, ma anche una certa spontaneità che al tempo sussisteva ancora nei tavoli televisivi, una serie di “pattern” e di “tell” che oggi farebbero la felicità di qualunque giocatore appena un po’ esperto.
Ad esempio, quando Vance rilancia a 140.000 con K♣ 4♣ e Jensen difende con Q♦ 10♥. Sul flop 10♣ 2♥ 8♣ Jensen fa check e poi mini check-raisa a 400.000 sulla puntata “a peso” (200.000 su 280.000 di piatto) dell’americano, che chiama.
Sul turn Q♠ Jensen checka ancora e Vance non gli lascia nemmeno finire la parola, checkando a sua volta e tradendo in maniera abbastanza goffa il suo draw.
La cosa bella è che il river J♣ chiude proprio il colore di Vance ma dovrebbe anche mettere in allarme il suo avversario, che invece chiama l’overbet allin di Vance rimanendo cortissimo.
I due si guardano e si sfidano in maniera che oggi, nella sintesi televisiva, può apparire simpatica, ognuno con delle goffaggini peculiari.
Vance passa dal canticchiare “Let it Be” a giocare a fare il bullo con gli occhiali a specchio, con pose da provocatore. Ma in fondo Tim è lì per fare una dedica a Nenzi, la figlia che al tempo aveva 3 anni e la cui foto era contenuta nell’interno dell’inseparabile cappello da baseball di papà. A un certo punto, mentre era allin con top pair K4 contro Q7 di Jensen su flop 6-7-K in un sostanziale match point, Vance si toglie il cappello per autoincitarsi urlando alla foto della figlia. Peccato che al turn scenda una Q che fa raddoppiare il danese.
Jensen risponde a sua volta con degli improbabili balletti e costanti baci e abbracci con il fratello e tutto il suo rumorosissimo “rail”.
“È STATO BELLO GIOCARE CON LEI, SIGNORE. CALL!”
E poi c’è la conclusione, che al tempo tutto il mondo degli appassionati di poker attendeva come l’aria, visto che quell’heads up non esattamente mozzafiato (a un certo punto, i due si sono “walkati” per sette mani consecutive) sembrava non dover finire mai.
Anche la modalità dell’ultima mano è “cringe” nel senso più puro del termine.
Vance limpa per l’ennesima volta, stavolta con una mano legittima come A♠ 10♠, e Jensen checka con 7♥ 2♠. Il flop 8♠ 7♣ 2♣ è “tentatore”, ma i due fanno check. Quando sul turn scende il 3♠ è ancora più chiaro che si finirà ai resti, ma Jensen è ancora in vantaggio. Il danese punta 115.000 su piatto da 200.000 e Vance chiama istantaneamente. Con piatto da 430.000 si va al river che è un 4♠. Vance chiude il nuts e il suo avversario va allin per 685.000. L’americano allora gli fa “it was nice playing with you, sir. I call” e gira il nuts.
IL VIDEO IMPERDIBILE DELL’EPT COPENHAGEN 2008
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