Thursday, 25th June 2026 20:11
Home / Analisi mano: un hero call con doppia coppia all’EPT Barcellona

L’ultima edizione dell’EPT Barcellona ha regalato emozioni incredibili, in particolare al vincitore Simon Wiciak, ma anche agli spettatori da casa.

Il più importante evento live targato PokerStars ha richiamato 2.120 giocatori ai tavoli del Casino Barcelona per un buy-in di €5.300 e un montepremi di oltre 10 milioni di euro.

Con una prima moneta a sette cifre, l’eccitazione era al massimo in questa mano del Day 4, dove rimanevano 47 giocatori in corsa, e Kwan Lau ha trovato un call eccezionale su un board veramente intricato.

3-way al preflop

I blinds sono 10.000/25.000 con BB ante 25.000. Apre i giochi con un raise 50.000 il francese Samuel Fournier da UTG+1 con 54, che trova i call di Kwan Lau con J10 dallo SB ed Ezequiel Waigel con 64 dal big blind.

Tutti i giocatori sono deepstack, con Waigel che ha 1,6 milioni (64bb), Fournier 1,9 milioni (78bb) e Kwan Lau 2,7 milioni (101bb). Questo motivo è sufficiente a giustificare il miniraise da Early Position di Fournier con un 5-4 suited.

Anche se UTG+1, lo stack permette di avere range di apertura più larghi inserendo mani come suited connector per bilanciare più mani di valore. Un buon bilanciamento fra bluff e mani forti permette di giocare più mani e vincere potenzialmente più pot, senza permettere agli avversari di contro rilanciare facilmente, poiché possono rischiare di incappare in una mano forte.

Il call da small blind con J-T suited è corretto, anche se fuori posizione è una mano che può trovare un grandissimo numero di board favorevoli, e il call di BB è a sua volta buono perché chiudendo l’azione può approfittare delle ottime pot odds per vedere un flop e comportarsi di conseguenza.

Flop: un round di studio

Sul flop cadono J108, un board buono soltanto per Kwan Lau che trova una top two-pair, ma su un board rischioso che presenta potenziali scale e progetti di colore.

Kwan Lau è il primo a parlare e decide di checkare. Nonostante la sua mano sia molto forte, puntare in un 3-way senza essere l’aggressore preflop è una mossa che rappresenta troppa forza e tenderebbe a far foldare gli avversari. Inoltre se qualcuno chiamasse, si andrebbe a ingigantire un piatto che Kwan Lau dovrebbe giocare fuori posizione e potrebbe essere complicato su carte che chiudono scale o colori.

Anche Waigel checka, non avendo trovato nessun aiuto dal flop, e Fournier si unisce al giro di check. Da aggressore poteva anche andare in continuation bet, ma contro due avversari e su un board del genere sarebbe stato forse troppo rischioso.

Il turn più difficile del mondo

Il dealer gira una Q sul turn, e i tre giocatori checkano di nuovo.

Questo turn è la carta peggiore del mazzo per Kwan Lau, perché aumenta le possibilità di scala degli avversari (è sufficiente un 9, o un A-K di Fournier) e chiude eventuali progetti di colore. In una situazione così l’ultima cosa che vuoi fare è puntare per dover poi affrontare un raise.

Il check di Waigel si spiega nuovamente da sé, e per Fournier possono essere fatte le stesse valutazioni del flop. L’unica differenza è che dopo due giri di check da parte degli avversari, una puntatina potrebbe far vincere il piatto facilmente, con la mano più debole possibile.

Unico problema è che dovrebbe mettere in conto molti call da qualunque carta di quadri, e di conseguenza puntare nuovamente al river per concludere il bluff, su un board con molti rischi. Il francese ha scelto la strada della prudenza.

Un call che nessuno si aspettava

Ultima carta del board: K, che aumenta ulteriormente le possibilità di scala e di colore, nettamente la carta più complicata da gestire in questa situazione.

Kwan Lau checka di nuovo. Carta dopo carta, la sua mano è diventata sempre meno solida, e in questo momento basta una sola di 15 carte (tutti i quadri, i 9 e gli assi) in mano all’avversario per perdere. E poi possono esserci two-pair più forti e addirittura set ad attenderlo al varco.

Dopo tutti i check è il momento di un bluff

Come da aspettative checka anche Waigel, mentre Samuel movimenta un po’ l’azione piazzando una puntata di 125.000 su pot 175.000.

Ci sono diversi motivi per cui Fournier ha preso l’iniziativa su un board così pericoloso. Il primo è che con 54 non può sperare di vincere la mano allo showdown nella maniera più assoluta, e questo è un motivo (a volte!) buono per decidere di bluffare.

Il secondo motivo è che nessuno degli avversari ha rappresentato la minima forza in nessuna delle street. Questa è la quintessenza del vantaggio posizionale: vedendo tre check da parte di entrambi gli avversari, è difficile che uno di loro possa avere un punto molto forte.

Il terzo fattore è che avendo rilanciato da UTG+1, il suo range è più denso di carte forti. Per esempio è quello che più probabilmente può avere l’A o un asso in generale.

L’Hero Call di Kwan Lau

La vera perla di questa mano però è la risposta di Kwan Lau, che riflette qualche decina di secondi e sullo scadere dello shot clock decide di chiamare!

Sorvoliamo sull’ovvio fold di Waigel per andare a sezionare questo call inaspettatissimo.

Per prima cosa bisogna evidenziare che – rispetto agli alti stack in gioco – il piatto e la puntata non erano così grandi da rappresentare un rischio eccessivo, ma questo non è sufficiente. Se ci limitassimo a questo pensiero in ogni mano, lo stack si demolirebbe in men che non si dica.

Tutto si rifà a due elementi, il range di partenza e l’action postflop. Il range di partenza prevede molte mani fortissime, come 8-8+ che corrispondono automaticamente a una scala o un set, molti A-X suited e alcuni off suited, e mani broadway.

Allo stesso tempo però ci sono alcune mani che invece non hanno chiuso nulla di eclatante, come i suited connector bassi e le pocket pair inferiori.

Sezioniamo il range

È un range che di base è sbilanciato verso il valore su questo board, ma l’action permette di eliminare molte mani dall’elenco. Possiamo pensare che A-J, A-10 avrebbero puntato già al flop, così come i possibili set, tutte le mani suited di quadri come A7 o KJ, e alcuni progetti di scala come A-9, K-Q e forse A-Q e A-K.

Al turn poi l’elenco di mani da togliere dal range aumenta ulteriormente, perché qui molti A-X, gli A-K, i K-Q, Q-Q e K-K probabilmente avrebbero puntato.

Al river ovviamente la bet di Fournier dice “ho qualcosa”, ma quel K paradossalmente elimina ancora più mani dal range avversario grazie all’effetto blocker.

Morale della favola: rimangono ancora possibilità di trovare Fournier con una mano forte, ma ormai è improbabile: quale mano con colore gioca verosimilmente in questa maniera? Quale asso gioca in questa maniera senza puntare mai tra flop e turn?

Resta da capire quanto spesso Fournier può trovare una valuebet con un set o una doppia coppia, poi rimangono solo bluff. È stata un’action non priva di rischi, ma lo showdown ha dato ragione al player di origini asiatiche.

Non farti spaventare dal board, pensa al range!

La lezione che possiamo imparare da questo hero call, è che un call che a prima vista sembra impossibile in realtà ha molte ragioni di esistere, e tutte dipendono dall’analisi del range dell’avversario e di come si evolve carta dopo carta.

È facile pensare che con quattro quadri sul board la nostra doppia coppia possa essere battuta, se poi bastano un 9 o un A, ancora peggio. Eppure riflettendoci è difficile trovare una mano che abbia una carta buona per batterci che non punta tra flop e turn.

Ogni tanto ci vuole una buona riflessione e un pizzico di coraggio, e anche se di tanto in tanto questo showdown lo perderemo, l’importante è fare la scelta matematicamente corretta.

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