Tra le terminologie che vengono utilizzate maggiormente tra i giocatori di poker in sede di discussione delle mani, della loro revisione, analisi e studio delle sessioni concluse, la parola “equity” torna molto spesso, in ordine a quello che è il suo significato basico, attorno al quale ruota il motivo per il quale si gioca online e live.
Cosa intendiamo quando parliamo di equity
In termini puramente matematici l’equity è quella percentuale del piatto che “ti spetta” in base alle probabilità che la tua mano vinca allo showdown. È un valore teorico, non una previsione magica: non ti dice cosa succederà, ma cosa dovrebbe succedere nel lungo periodo se la stessa situazione si ripetesse infinite volte.
Per i più curiosi, in termini matematici, l’equity si calcola così, ma non spaventatevi, più avanti troveremo modi più semplici per stimare l’equity:
Equity=Win%+0.5×Tie%
A prescindere dalle formule aritmetiche e dalle equazioni che possono risultare indigeste, ad un giocatore alle prime armi occorrerebbe spiegare innanzitutto che l’equity è quel parametro che indica la strada verso una decisione corretta o sbagliata.
In parole estremamente povere, ogni tipo di decisione che operiamo durante una mano, in qualsiasi format e/o specialità si stia giocando, per cui ogni call, bet, fold, e qualsiasi altra azione, hanno senso solo se confrontate con la tua equity rispetto al piatto e alle puntate che hai appena affrontato/proposto, e quelle che affronterai/proporrai.
Detta ancora più liscia: se in una mano ci sono 100 euro nel piatto e tu hai il 60% di equity, in teoria quella situazione “vale” per te 60 euro. Non significa che vincerai sempre 60 euro, né che vincerai quella mano sei volte su dieci in modo meccanico.
Significa che, se quella stessa situazione si ripetesse tantissime volte, il valore medio atteso della tua mano sarebbe vicino a quella percentuale.
Evitare il ragionamento sull’esclusivo risultato
Questo è il primo passaggio importante per un giocatore alle prime armi: nel poker non si ragiona solo su “ho vinto” o “ho perso”, ma su quanto valore aveva la decisione nel momento in cui è stata presa.
L’equity serve proprio a spostare l’attenzione dal risultato immediato alla qualità della giocata, che porterà, insieme ad ogni altra singola giocata, al risultato finale di quelli che sono i nostri risultati in un lasso di tempo che non vogliamo definire, come spesso facciamo, in breve, medio, o lungo termine, ma che vogliamo identificare con un aggettivo che faccia un po’ di chiarezza: congruo.
Nel poker una decisione può essere giusta e perdere subito. Oppure può essere sbagliata e vincere.
Questo succede perché il risultato di una singola mano è sporcato dalla varianza.
Se vai all-in preflop con A-A contro K-K, hai preso una decisione corretta. Se il board porta un Re e perdi il colpo, la decisione non diventa sbagliata. Hai perso una mano in cui eri favorito.
Allo stesso modo, se chiami fuori odds un progetto improbabile, trovi la carta al river e vinci un piatto enorme, la decisione non diventa buona solo perché il risultato ti ha premiato.
Qual è il tempo congruo?
La risposta più corretta è: non esiste un tempo congruo fisso, esiste un campione sufficientemente grande per ridurre il peso della varianza.
- Nel cash game, una sessione non dice quasi nulla.
- Dieci sessioni cominciano a dire qualcosa, ma ancora poco.
- 30.000 mani danno qualche indizio.
- 100.000 mani iniziano a raccontare una storia più seria.
Nei tornei, invece, il discorso è molto più esteso. Anche 100 tornei possono essere pochi.
Spesso servono centinaia o migliaia di tornei per capire davvero se il nostro gioco è vincente, soprattutto se giochiamo field numerosi, strutture veloci o format molto variabili.
L’equity in relazione alle carte
Immaginiamo una situazione classica: tu hai una coppia di 6 e il tuo avversario ha A-K prima del flop. A molti principianti verrebbe da dire che A-K è più bella, più forte, più elegante.
Due carte alte, magari suited, quindi dello stesso seme, danno l’impressione di essere una mano dominante. E invece, prima del flop, una coppia come 6-6 parte quasi sempre leggermente favorita contro due overcard.
Il motivo è semplice: tu hai già una coppia, l’altro deve ancora migliorare. Se il board non porta un Asso o un Re, spesso la tua coppia rimane avanti.
Questo non vuol dire che 6-6 sia una mano invincibile, perché A-K ha comunque parecchie possibilità di superarti. Ma il punto è proprio questo: l’equity misura la forza reale della mano all’interno di una situazione, non la bellezza estetica delle carte, un meccanismo dal quale si deve uscire mentalmente molto in fretta per evitare di perdere valore ( equity ) nel lungo periodo.
Per un giocatore in erba, è una piccola rivoluzione mentale. Non basta dire “avevo Asso-Re, quindi dovevo vincere”. A-K è una mano forte, ma se va all in contro una coppia, spesso sta inseguendo. Non malissimo, non da buttare, ma sta inseguendo.
Equity e Outs: la base di tutti i ragionamenti
Il primo passo per calcolare, anche se sarebbe meglio parlare di stima e non di calcolo, l’equity, il primo passo sarà quello di capire quanti Outs possiedi in una mano.
Per Outs si intende il numero delle carte che migliorano la nostra mano e, possibilmente, che ci facciano vincere il piatto nella, o nelle, strade successive a quella in cui questa stima avviene.
Se hai una mano come A♠Q♠, su un Flop 10♠6♣2♠, dovresti immediatamente capire che hai un progetto di colore a picche molto forte, il più forte in assoluto, quello Nuts.
Per chiudere questo colore, puoi sperare che tra Turn e River scenda una delle 9 carte ( tutte quelle di picche che ci sono nel mazzo ), i nostri out.
A queste 9 carte che ci darebbero il punto Nuts, possiamo abbinare anche i tre Assi e le tre Donne rimanenti, che ci darebbero una coppia molto alta e un kicker decisamente affidabile; ma è per questo che parliamo di stima: non saremo mai certi di vincere un piatto se non chiudiamo il punto imbattibile di una mano.
La regola del 2 e del 4
Una volta capito il meccanismo degli out ed esserci esercitati in maniera approfondita sul calcolo di essi, non ci rimane che esercitarsi sulla regola del 2 e del 4, che è un trucchetto molto amato dai giocatori perché di facilissimo utilizzo.
Funziona così:
- Dal flop al turn: outs × 4 = equity approssimativa
- Dal turn al river: outs × 2 = equity approssimativa
Esempio:
Hai 9 outs per chiudere colore al flop, come abbiamo visto nell’esempio precedente, 9 × 4 = 36% di equity.
Non è perfetta, ma è sorprendentemente precisa e ti permette di prendere decisioni sensate in pochi secondi.
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