Come i campioni dello sport, che rimangono amatissimi anche dopo il loro ritiro, esistono casi di giocatori di poker molto amati, anche se sono spariti dalle scene. Uno di questi è senza alcun dubbio Antonio Esfandiari, noto universalmente come “The Magician“. Andiamo a scoprire qualcosa in più su di lui, sul perché è così amato e sulle ragioni che lo hanno spinto lontano dai tavoli.
ANTONIO ESFANDIARI, ALLE ORIGINI DEL “MAGO”
La storia che vi raccontiamo oggi inizia a Teheran, in Iran, l’8 dicembre 1978. Quel giorno nasce Amir Esfandiary e di quel bambino probabilmente non avremmo mai sentito parlare, se la sua famiglia non avesse deciso di trasferirsi negli Stati Uniti. Era il 1987.
L’impatto di un bimbo immigrato nel cuore della California non è dei più felici. A 9 anni, nel mezzo delle scuole elementari, Amir fatica molto a integrarsi, anche perché viene spesso preso di mira dai compagni. Le cose vanno migliorando col tempo, anche perché il ragazzo è un’ottimo studente e con una grande capacità di adattamento, che gli servirà tantissimo ai tavoli da poker.
La sua grande passione erano però i giochi di magia e illusionismo, e a 19 anni il ragazzo corona il suo sogno, iniziando a lavorare come mago e prestigiatore. Per l’occasione, Amir cambia il suo nome in Antonio e il suo cognome in Esfandiari, che “suonavano” meglio per la professione. Oltre a questo, Antonio si fa un ritocchino al naso, per dissimulare un po’ le sue origini.
Come “Antonio the magician”, Esfandiari riscuote un certo successo e, una sera, viene invitato a una partita di poker. Ed è proprio lì, che scocca la scintilla.
Antonio non molla subito la magia, e anzi i suoi primi viaggi alle WSOP di Las Vegas li fa da mago. A un certo punto, mentre era intento a fare trucchi con le carte, un giocatore inglese si ferma vicino a lui per cercare di capire come facesse. Era Phil Laak, poker pro inglese e altro personaggio originalissimo del Texas Hold’em mondiale, che subito diventa grande amico di Antonio. Ancora oggi, i due sono amici intimi con le rispettive famiglie.
I PRIMI SUCCESSI, LA CELEBRITÀ E IL TRIONFO AL ONE DROP
L’intelligenza, l’elasticità mentale e l’amicizia con ottimi giocatori sono le armi che portano costantemente Antonio a migliorare nel poker. La svolta, però, arriva grazie all’incredibile trionfo al WPT LA Poker Classic: è il 2004, e la prima vittoria in un torneo live porta nelle tasche di Esfandiari 1,4 milioni di dollari. Soprattutto, però, il suo viso inizia a diventare celebre fra gli appassionati di poker di tutto il mondo.
La sua carriera pokeristica vive l’apice nel 2012, quando vince la prima edizione del Big One For One Drop, il primo torneo mai disputato con un buy-in da un milione di dollari. Al tempo c’erano state diverse polemiche su questo torneo, che praticamente tutti i giocatori al mondo possono affrontare solamente fuori fuori bankroll. Ad ogni modo, battendo in heads up l’inglese Sam Trickett, Antonio Esfandiari si aggiudica il braccialetto e 18.346.673$.
Tuttavia, Antonio Esfandiari è sempre stato più giocatore da cash game che da tornei. Inoltre, la sua innata disinvoltura davanti alle telecamere lo rende un personaggio richiestissimo nei vari poker show televisivi. Da High Stakes Poker fino al PokerStars Big Game, sono tanti i format che lo vedono protagonista e tantissime le mani memorabili.
THE MAGICIAN E L’ARTE DEL BLUFF
Una di queste spiega alla perfezione il talento di Antonio Esfandiari, la sua capacità di lettura dell’avversario e il timing perfetto nella scelta del bluff. Parliamo di un episodio dello show Shark Cage, format ideato da PokerStars nella seconda metà degli anni ’10. Il qualificato online Cory Pansano apre a 50.000 con Q♦ J♥, e Antonio difende con A♦ 2♦.
Sul flop 8♠ 3♥ 10♥, Antonio esce in donkbet per 88.000 su pot da 164.000, Cory fa call. Il turn è un J♠ e stavolta Esfandiari fa check, imitato dal rivale. Sul river cade una Q♥, la carta perfetta per il bluff che The Magician aveva già cucinato. Dopo qualche secondo di riflessione, anche “teatrale”, Antonio va allin coprendo l’avversario, che è dunque costretto a decidere per la sua tournament life. Cory ha centrato una doppia coppia al river, ma il tipo di board molto pericoloso e le precedenti mosse di Esfandiari gli tolgono certezze. Così, alla fine, il giocatore opta per il fold e Antonio porta a compimento un bluff magistrale.
Qui il video della mano, che inizia al minuto 3:20.
IL PROGRESSIVO ADDIO AL POKER: ECCO PERCHÈ
Nonostante sia sempre stato amatissimo e non abbia avuto periodi particolarmente sfortunati, Antonio Esfandiari è però progressivamente sparito dai radar pokeristici. Ormai è diventato difficilissimo vederlo in azione nei principali circuiti come EPT, WPT o WSOP, mentre ogni tanto lo si può ancora ammirare in qualche format televisivo di cash game come High Stakes Poker. La ragione di questo distacco l'ha spiegata lui stesso in una recente intervista.
Da animale da poker a desapareceido, nello spazio di pochi anni. Il motivo è racchiuso in una parola sola: FAMIGLIA. Dal giorno in cui è diventato padre la prima volta (8 gennaio 2015), la sua vita è cambiata e ha continuato a farlo. Oggi Antonio e sua moglie Amal hanno tre figli, e lui adora passare più tempo possibile con loro, seguirli nella loro crescita, godersi la parte più bella della sua vita.
Una frase dell'intervista in cui spiega il suo addio al poker è emblematica, perché spiega la reale differenza tra "The Magician" dei tempi in cui era un giocatore emergente e quello odierno: "Allora essere il migliore di tutti a poker era l'unica cosa che contava per me, oggi conta lo 0%".
Nonostante ciò, il mondo del poker continua ad amarlo e lo farà ogni volta che "The Magician" riapparirà al tavolo.
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