Su Instagram si definisce “Mixologist“, definizione postmoderna per chi è specializzato nella preparazione di cocktail. In questo, Arni Gunnarsson è tra i migliori al mondo, ma negli ultimi tempi anche i suoi risultati pokeristici sono strabilianti, soprattutto l’ultimo: con una rimonta pazzesca, ha vinto l’High Roller del PokerStars Open Campione!
Conosciamo meglio questo nuovo, grandissimo personaggio venuto fuori dal variopinto mondo del poker.
ARNI GUNNARSSON, IL SOMMELIER CHE DEGUSTA IL POKER E LA VITA
Nato a Reykjavík nel 1973, Arni Gunnarsson non ha alle spalle la tipica storia del poker player, ma si è comunque scelto una vita e una carriera di quelle che non annoiano di certo.
Ce lo ha raccontato egli stesso dopo il vittorioso tavolo finale di Campione d’Italia, dove ha sollevato al cielo il trofeo del 2.200€ High Roller per 134.65€. “Quando avevo 18 anni iniziai a lavorare in un bar dove mia sorella faceva la cameriera. Poi intrapresi un percorso di studi che mi ha portato a conseguire anche un master. In Islanda, se vuoi lavorare nel mondo della ristorazione, devi seguire questo percorso. Sono diventato un sommelier ma non solo, perché da bartender mi ero specializzato in cocktail e anni fa iniziai a fare competizioni, nazionali e internazionali con l’IBA (International Bartenders Association, ndr) vincendone diverse. Queste gare mi hanno permesso di girare il mondo e conoscere un sacco di persone e culture differenti.
Così, il mio hobby preferito è diventato quello di cercare un cocktail bar in ogni città in cui mi trovo, per vedere cosa fanno, come lavorano e così via.“
IL POKER SCOPERTO PER CASO
E poi c’è il poker, certo. "Lo scoprii circa 15 anni per puro caso", racconta ancora Gunnarsson. "Ero andato in un bar a trovare un amico e scoprii che stavano giocando un torneo di poker. Era una cosa piccola, dal buy-in da 25€ o poco più, ma non avevo mai visto niente del genere, così chiesi di cosa si trattasse. Furono molto gentili a spiegarmi le regole e di lì a poco diventai uno di loro, perché formammo una specie di gruppo. Soprattutto, da allora, il poker non l’ho mollato più.
Ho passato molti anni lavorando tantissimo, ma poi arriva un momento in cui ti chiedi se ne valga la pena. Alla fine la vita è breve e devi cercare di goderti le cose belle, divertendosi con gli amici e creando un sacco di ricordi che – quelli sì – resteranno per sempre con te.
Così, oltre che per lavoro, iniziai a viaggiare anche per giocare a poker. Da 10-15 anni gioco gli EPT, soprattutto tappe come quella di Barcellona."
QUEL GIORNO, A BARCELLONA
Nell’ultimo EPT Barcellona, tra l’altro, Arni fu grande protagonista nell’evento Mystery Bounty dove riuscì a pescare una delle taglie massime, da 100.000€. “Ricordo che avevo accumulato diversi token ma nei primi non uscì niente di particolare. Ne rimaneva uno e improvvisamente mi venne in mente mia madre, che avevo perso da pochi mesi dopo esserle stato vicino negli ultimi tempi della sua vita. Così alzai gli occhi al cielo, aprii la busta e….
ARNI GUNNARSSON E LA RIMONTA CAPOLAVORO A CAMPIONE
Quel colpo di fortuna, Arni Gunnarsson l’ha fatto fruttare eccome. Al PokerStars Open di Campione è stato uno dei grandissimi protagonisti, vincendo l’High Roller dopo una incredibile rimonta, dai 4bb con cui era rimasto a un certo punto del tavolo finale, fino al trionfo ottenuto contro un osso duro come l’austriaco Adi Rajkovic.
Un trionfo di cui Arni attribuisce il merito alla fortuna di avere avuto gli incroci giusti e alla pazienza, una delle virtù che si riconosce nel giochino: “Sì, credo che le mie doti principali siano la pazienza e la tolleranza. Nel poker devi essere bravo ad aspettare e capire quando è il momento giusto per fare la tua mossa.” Da questo punto di vista, fare un lavoro che lo mette da anni a contatto con la gente è stato per lui un punto di indubbio vantaggio.
Perché se è vero che “in vino veritas”, conoscere bene la gente quando beve torna utile anche per cogliere tell e linguaggio del corpo al tavolo da poker, scoprendo un bluff o intuendo quando è il momento giusto per piazzarlo in prima persona.
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