In relazione alle mani più belle che fanno capo alle edizioni passate del PokerStars European Poker Tour, quella che leggerete in questo articolo è la seconda che estrapoliamo dall’EPT di Monte-Carlo del 2025, che vi avevamo già indicato essere uno dei tornei più tecnici che sono stati giocati negli ultimi anni.
Da quel torneo, e segnatamente dalla sua parte finale, avevamo già saccheggiato a larga mano analizzando lo splendido bluff di Khossein Kokhestani ai danni di Boris Angelov, ma oggi è il momento di analizzare quella che è considerata la mano chiave del testa a testa conclusivo tra l’ormai prossimo vincitore russo Aleksandr Shevliakov e il già citato ucraino Khossein Kokhestani, in quell’occasione secondo.
Shevliakov vicino al trionfo su 1.195 iscritti
All’heads up finale di quel torneo, giunsero due giocatori provenienti da nazioni che richiamano alla mente situazioni che esulano dal poker giocato, e lo scontro tra i due players left fu molto tecnico, denso di momenti importanti in cui entrambi dimostrarono di essere degli ottimi players, meritevoli di giocarsi un testa a testa così prestigioso.
La mano di cui vogliamo provare a darvi un’idea tecnica, la numero 186 di quel tavolo finale, fu giocata nel corso del livello numero 36: Small Blind 250.000 / Big Blind 500.000 / Big Blind Ante 500.000.
Lo stack del russo che agiva da Small Blind era pari a 18,2 milioni, marginalmente superiore a quello effettivo dell’ucraino che partiva a inizio mano con 16,3 milioni circa.
Aleksandr Shevliakov courtesy PokerStars & Manuel Kovsca
Il limp pre-flop
Durante quella battaglia mentale conclusiva, si verificarono tutta una serie di passaggi che videro cambiare strategia da parte di entrambi in più di un’occasione, ma la costante fu quella della maniacale ricerca di evitare il minimo errore che potesse costare porzioni importanti dello stack.
Cambiamo tempo verbale per cominciare a descrivervi il colpo, con Shevliakov che limpa da Small Blind aggiungendo la differenza che lo commisura al suo avversario in termini di piatto pre-flop, creando dunque un poto pre-flop da 1,5 milioni a inizio mano, a seguito del check del Grande Buio.
Le prime tre carte comuni originarono un piccolo regalo a entrambi i contendenti, una coppia di 6 e una coppia di 5: K♦5♠6♦.
Kokhestani opta per un check conservativo per poi chiamare la puntata di Shevliakov a 500.000.
Il piatto diventava così 2,5 milioni.
L’analisi a inizio mano
Lo stack effettivo è quello dell’ucraino ed è pari a 32x, per cui il limp dello Small Blind è comprensibile: non è una situazione in cui si gioca comodi, ma non estremamente deep e il limp diventa una strategia ottimale quando non si vuole gonfiare il piatto e giocare il resto della mano in posizione.
In relazione a questa dinamica è ancora più standard il check del Grande Buio con una mano marginale che diventa ancora più debole nelle strade successive, visto che giocherà fuori posizione.
Anche la size della puntata di Shevliakov è coerente: ha valore con la sua coppia di 6, continua a non voler aumentare il piatto a dismisura e, con Q6, cerca valore e protezione contro tutti i 5x, i progetti di scala, quelli di colore e, inoltre, tutte le combo con un solo quadri.
Esattamente come nel pre-flop, il call di Kokhestani ha tutti diritti di cittadinanza.
Khossein Kokhestani courtesy PokerStars & Manuel Kovsca
Il tris di Khokestani al turn
La carta sperata dall’ucraino fa capolino al turn, quando casca un 5[c] che completa il suo tris e adesso accade una dinamica interessante: invece che aspettare la seconda puntata del suo avversario, l’ucraino esce in puntata e anticipa Shevliakov piazzando un 60% pot, 1,5 milioni su 2,5 milioni di piatto.
E’ una buona puntata, poiché Sehvliakov avrà moltissimi check dietro, spaventato proprio dal 5 che il suo avversario può avere in ordine alla dinamica del colpo e Khokestani preferisce non perdere nemmeno una strada di valore.
Inoltre c’è un aspetto di carattere metagame: per come aveva giocato fin lì, ci sono pochi 5 nel range di Kokhestani che giocano in quel modo. Molto più plausbile, per il flow della partita, un eventuale check raise da parte dell’ucraino.
Il call del russo va valutato in maniera matematica: deve mettere 1,5 milioni per un piatto che diventerà pari a 5,5 milioni e gli serve poco meno del 30% di equity, visto che adesso la sua combo è praticamente un bluff-catcher, e che perde da tutti i 5, da tutti i Kappa e doppie e full house che si sono chiuse. Splitta generalmente da tutti 6x e in questo momento batte praticamente tutti i bluff e i progetti di scala e di colore.
Da notare che Shevliakov in questo spot non ha quadri, per cui ci sono possibilità maggiori che Kokhestani possa essere in progetto.
Tutte eventualità sulle quali Khokestani potrebbe comunque puntare, per cui il call non è criticabile a tutti gli effetti. In ogni casi i due vanno a vedersi il river.
River Jolly per lo Small Blind
Il poker non è mai una scienza esatta e spesso ci mette del suo per far divertire il giocatore premiato e chi sta guardando la mano, ma molto meno chi è vittima del della carta decisiva, quella che casca al river.
E così succede che scenda un 6[s] che chiude i giochi a favore del russo.
Aleksandr Shevliakov courtesy PokerStars & Manuel Kovsca
La mossa di Kokhestani è illuminante: decide di non puntare, cosa che gli costerebbe una porzione immane dello stack, se non tutto. Puntando ancora, Kokhestani rischierebbe di isolarsi contro le mani migliori e di far foldare parte delle mani peggiori.
Con una mano che somiglia molto al punto nuts, il problema di Shevliakov diventa esclusivamente quello di cercare di catturare il maggior valore possibile. Facciamo due calcoli.
L’all-in effettivo sarebbe stato di 9,3 milioni, quasi 1,7 volte il piatto. Quindi il russo aveva concretamente due strade: puntare una size grande ma chiamabile, oppure mettere Kokhestani all-in.
Tra le due sceglie la prima opzione.
Il Call di Kokhestani
Contro la puntata da 4,5 milioni, invece, Kokhestani deve vincere circa il 31% delle volte. Inoltre conserva 9,8 milioni in caso di call perso. Psicologicamente e matematicamente, la size induce molto più facilmente il call e non il fold, che si sarebbe potuto trovare fronteggiando lo shove che avrebbe chiuso la partita.
La decisione di Kokhestani è dolorosa, ma non la si può criticare e il call rimane corretto.
Shevliakov può certamente avere un 6x, ma il suo range contiene anche progetti di colore falliti che possono trasformarsi in bluff. Per foldare, Kokhestani dovrebbe ritenere che l’avversario arrivi al river e punti così grande con un bluff in meno di un caso su tre.
In heads-up, una certezza di questo tipo è difficile da avere. Foldare un full house contro una puntata inferiore al pot sarebbe un exploit estremo e il resto dell’heads up in caso di fold sarebbe stato giocato con il pensieri di essere stato otuplayato dal russo, probabilmente buttando alle ortiche concentrazione ed A-Game.
Il call dunque arriva, e su un totale di circa 35 milioni di chips in gioco, Shevliakov si ritrova con oltre 26 milioni.
Si comprende così perché il resoconto sottolinei che il russo sia passato nettamente al comando, situazione che lo porterà ben presto alla vittoria finale.
Foto in homepage: Aleksandr Shevliakov courtesy PokerStars & Manuel Kovsca
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