Se siete appassionati di tornei di poker live, vi sarete già fatti un’idea sulla grande importanza che riveste l’immagine che diamo al tavolo. Sull’argomento abbiamo già scritto diverse volte, ma oggi voglio darvi una prospettiva differente.
L’immagine al tavolo da poker: scegliamo gli scatti giusti
Dal vivo, il poker ha una valenza personale e sociale di cui non sempre si riescono a cogliere i molteplici aspetti. La differenza sostanziale con il poker online, dove la nostra immagine è data in buona parte dai nostri comportamenti precedenti che vengono tradotti un numeri utili poi a definire le strategie migliori contro il nostro stile di gioco, è la vera chiave di volta. Infatti, le scuole di pensiero tendono a essere unanimi nel definire il poker live un contesto in cui ci sono molte meno informazioni rispetto all’online, ma l’osservazione diretta permette di avere informazioni spesso più precise.
Si parla, per esempio, di “tell” o “pattern” che notiamo sugli avversari e ci permettono di deviare da alcune linee standard, proprio perché quella specifica situazione lo richiede. Ma è sempre così? Assolutamente no, ed è quello il bello.
Halo Effect: cos’è e perché utilizzarlo nel poker
Nel poker live, la limitatezza delle informazioni è il vero segreto da cercare di usare a proprio vantaggio, conoscendo alcuni meccanismi. Uno di questi, assolutamente fondamentale, è il cosiddetto “Halo Effect“.
Si tratta di una distorsione cognitiva, teorizzata dallo psicologo statunitense Edward Lee Thorndike nel 1920. L’Halo Effect, detto in italiano anche “effetto alone”, è quella cosa che ci induce a considerare positivamente o negativamente una persona, un gruppo o un’azienda, in base a dei tratti specifici o a delle conoscenze superficiali. Per questo tendiamo a considerare intelligente e affidabile una persona curata nell’aspetto, o tendiamo a considerare positivamente i televisori di una marca anche senza averne mai avuti in precedenza, per il fatto di utilizzare i telefonini di quello stesso brand.
Traslato nel microcosmo-poker, questo effetto ha una potenzialità deflagrante. Soprattutto nelle situazioni in cui siamo nuovi in un casinò o poker room e nessuno o quasi ha info su di noi, possiamo usare questo Halo Effect a nostro vantaggio, in mille modi diversi.
In fin dei conti, il poker è uno di quei giochi in cui possiamo fingere di essere ciò che non siamo (o di avere ciò che non abbiamo in mano) senza che ciò abbia effetti negativi sulla nostra vita personale e lavorativa. Essere considerate persone false, bugiarde o millantatrici non porta mai nulla di buono nella vita reale, ma nel poker è una semplice arma tattica.
L’importanza di “uscire da sé”
Uscire da sé e provare a essere altro è un esercizio peraltro molto utile, per allenare anche la capacità di immedesimarci negli altri, di comprendere le altre persone e comprendere meglio anche noi stessi.
Tornando al tavolo da poker, sapere che verremo soppesati e giudicati per il primo impatto che diamo ci permette di provare a giocarci su. Ad esempio, un esordio molto convincente al tavolo, con movimenti sicuri e magari una scelta accurata delle size, può accreditarci di qualità che non abbiamo realmente, o almeno non nella misura della prima impressione destata.
Allo stesso modo, potremmo decidere di apparire un po’ impacciati in modo da sembrare volutamente più scarsi e provare a monetizzare la cosa, sempre stando attenti a non diventare delle macchiette. Ma il tavolo da poker serve anche a questo. Vediamo di capire perché.
Decidere come vogliamo apparire è molto importante per diverse ragioni.
- Ci dà una piacevole sensazione di controllo
- Ci aiuta ad allargare la nostra comfort zone
- Permette di adattarsi a varie situazioni differenti
Allenare il metagame
L’aspetto forse più importante del saper creare e modellare la nostra immagine è la costruzione di abilità strategiche. Quando decidiamo di apparire in un determinato modo al tavolo, diamo vita a un metagame. Gli altri non reagiscono semplicemente a ciò che tu fai, ma a ciò che credono che tu sia.
L’abilità che si sviluppa imparando a “vestire” personalità differenti al tavolo è quello di prepararsi a diversi scenari possibili.
I vantaggi di questo sono fondamentalmente due:
- imparare a pensare avanti, prevedendo una, due o più mosse e reazioni possibili
- slegarsi dalle carte e costruire strategie solo sulle caratteristiche degli avversari e su come ci percepiscono
Il giornalista al tavolo: una prova dell’Halo Effect
Inserisco un elemento personale solo come strumento per spiegare in maniera pratica l’utilità dell’ “effetto alone”. Scrivere di poker per molti anni non mi ha reso certo un “vip” o un volto noto, ma è naturale che molti giocatori mi conoscano perché li ho intervistati, o hanno letto i miei articoli, oppure ho raccontato di alcune loro performance da inviato.
Quando arrivo al tavolo e qualcuno mi conosce, il fatto di essere uno che scrive di poker mi fa percepire come molto più forte di quanto in realtà io sia. Questa cosa inizialmente la vivevo soltanto con valenza relazionale, ma col tempo ho imparato a trarne vantaggio, facendomi rispettare grazie a competenze che non posseggo, o comunque non nella maniera che un esterno potrebbe percepire.
Tale aspetto mi ha aiutato molto a rompere il ghiaccio al tavolo, ma anche a ideare delle strategie in base a ciò che so di tanti giocatori, sapendo che al contrario gli altri hanno poche info “reali” su di me.
Per sfruttare al meglio l’Halo Effect a nostro vantaggio, sono fondamentali le prime mani quando arriviamo al tavolo. Il nostro comportamento e la prima immagine che diamo vale anche più delle carte che riceveremo, proprio perché ci può aiutare a non dipendere unicamente dalle carte.
Non dimentichiamo mai che il poker è un gioco ad informazioni incomplete e il potere di seminare indizi falsi è uno dei più efficaci in assoluto, se si impara a farlo con naturalezza.
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