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Questa mano risale a una decina d’anni fa, al Super High Roller dell’EPT Montecarlo 2013 organizzato da PokerStars.it. Come a tutti gli eventi di questa caratura, a questo tavolo troviamo nomi di altissimo livello, come Scott Seiver, Sorel Mizzi e i due protagonisti della mano: Jason Mercier e Faraz Jaka.
Jason Mercier è uno dei nomi storici del poker mondiale, e anche se ultimamente non gioca con la stessa intensità degli anni passati, riporta vincite lorde per oltre 20 milioni di dollari, 38° nella lista dei più vincenti di sempre, con 6 vittorie EPT e 5 braccialetti.
Anche Jaka è uno dei giocatori di poker più stimati in circolazione: in attività dal lontano 2007, vanta oltre 7 milioni di vincite lorde e si è reso protagonista sui palcoscenici più importanti del poker internazionale.
Rappresentare forza al preflop con un re-raise in bluff
Dopo un fold generale, tocca a Jason Mercier parlare dal bottone e spilla una piccola pocket pair 6♠ 6♣ . Con uno stack di oltre 1 milione e i bui solo 3.000/6.000, e visto il vantaggio della posizione, è una mano ottima da rilanciare a 12.000: se gli avversari passeranno la propria mano, Jason vincerà i bui e le ante, e se qualcuno chiamerà Jason potrà giocare in posizione e avere quindi più informazioni sugli avversari che dovranno agire prima di lui.
Faraz Jaka riceve 10♣ 8♣ e decide di contro-rilanciare a 31.000. Perché questa action con una mano marginale? Sapendo che Jason dal bottone rilancerà con una selezione di mani molto ampia, l’idea è quella di far passare tutte le mani non fortissime. In sostanza quello di Mercier si può definire un bluff e Faraz sta cercando di farlo passare. Jaka si può permettere questa mossa perché anche lui ha uno stack molto alto, 810.000, ed è una mano che comunque può trovare molti board favorevoli, tra progetti di colore e scala. Jason decide di chiamare per vedere il flop.
Un flop da brividi, con mosse ultra aggressive
Il dealer gira il flop 6♥ 9♣ J♥, uno di quelli che preannuncia un’action spettacolare: Mercier chiude un tris di sei, che in questo momento può perdere esclusivamente da un tris superiore, mentre Jaka trova quello che in gergo viene definito combo-draw, ovvero un doppio progetto sia di scala che di colore.
Jaka esegue una “continuation bet” a 39.000. È una buona situazione per puntare con l’intento di indurre al fold l’avversario, visto che si rappresenta un punto molto forte. Anche se Jason chiamasse, Faraz avrebbe tanti out per vincere. In questa situazione specifica gioca con il 37% di possibilità di vittoria! Quando si punta per portare al fold, ma si hanno comunque buone possibilità di vincere, si sta operando in gergo un semi-bluff.
Jason dal canto suo ha un ottimo punto, ma è davanti a un flop molto pericoloso, che offre appunto possibilità di progetti di scala e di colore.
Alla fine Mercier sceglie di rilanciare 93.000, principalmente per valore, ovvero per vincere un piatto più grande con un punto molto forte, ma anche per protection, cioè non regalare a Jaka altre carte per migliorare il suo punto e vincere.
Spesso i principianti tendono a giocare passivamente un set, nella speranza di intrappolare l’avversario e spingerlo a puntare molte chips, ma di solito è più vantaggioso invece giocare più aggressivamente. È vero che a volte gli avversari folderanno, ma quando avranno top pair o mani forti, si vinceranno piatti molto più grandi.
Tornando alla mano, Faraz deve decidere se passare, chiamare, o rilanciare di nuovo. La prima scelta è fuori discussione visto il numero di carte che gli può garantire una mano molto forte (tutti i cuori, i 7 e le Q per un totale di 15 outs). Chiamare può essere un’idea, perché ha le pot odds giuste per farlo. Il problema però è che dovrà probabilmente chiamare una bet anche al turn, e se entro il river non chiuderà il punto, il suo stack ne risentirà.
Giocare aggressivamente può portare anche al fold Jason Mercier, che teoricamente potrebbe essere in bluff, ma anche qualche coppia non troppo forte, come una coppia di nove o un Jack con kicker basso. Faraz sa che Jason può anche avere qualche mano come 6-6, 9-9 o J-9 (J-J avrebbe probabilmente rilanciato ulteriormente preflop, mentre J-6 e 9-6 avrebbero foldato), o anche qualche progetto, ma contro tutte queste mani ha ancora chance di vincere.
Dopo queste considerazioni Faraz Jaka sceglie di contro–rilanciare a 205.000.
La parola torna di nuovo a Jason Mercier. Jaka ha giocato ormai ¼ del suo stack, se Jason chiamasse quindi si troverebbe a giocare un piatto da 480.000 e Jaka con uno stack residuo da circa 580.000, uno Stack to Pot Ratio poco superiore a 1. In situazioni come queste, spesso al turn Jaka andrà all in, e se il turn fosse una carta a cuori o una carta che chiude una possibile scala, per Mercier sarebbe problematico chiamare.
Tirando le somme, Jason Mercier decide di andare all in, e Faraz Jaka a questo punto chiama sperando di trovare una delle 15 carte che lo aiutano a vincere.
Turn poco d’aiuto…
Il turn 3♦ non aiuta Faraz Jaka, che vede il suo svantaggio scendere al 26% di probabilità di vittoria.
E river che aggiudica il piatto a Jason Mercier!
A♦ al river, che non permette a Jaka di chiudere scala o colore, e lo condanna all’eliminazione dal torneo, purtroppo fuori dai premi. Mercier invece concluderà al secondo posto per oltre un milione di euro, sconfitto da Max Altergott.
In conclusione: l’aggressività può costare, ma può anche premiare
Salta all’occhio una giocata al flop decisamente vivace, da parte di entrambi i giocatori. Può sembrare quasi esagerato considerando la situazione: al nono livello di uno dei tornei più importanti al mondo, con degli stack molto alti (secondo e terzo nel chipcount) e la possibilità di giocare la mano in maniera molto più passiva.
In effetti, se Jaka avesse semplicemente chiamato pre-flop per poi fare check-call al flop e al turn e infine check-fold al river, sarebbe rimasto in gioco con un buon stack.
In quel modo però avrebbe potuto vincere solo ed esclusivamente se avesse chiuso un punto, e anche lì non sempre avrebbe potuto avere certezze di vittoria.
Giocando la mano molto aggressivamente invece, avrebbe potuto far passare a Jason molte mani migliori, anche senza chiudere un punto, e in caso di scala o colore, avere un piatto molto più grande da vincere.
Il “problema” è stato che Jason Mercier non ha chinato il capo e ha reagito all’aggressività con altra aggressività, trovandosi alla fine con delle pot odds sufficienti a giocarsi il tutto per tutto anche in una fase così delicata del torneo.
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