Saturday, 15th August 2026 22:46
Home / Jonathan Duhamel e il suo bluff più riuscito

Ormai è sparito dalla circolazione da diversi anni, ma il nome di Jonathan Duhamel è entrato in maniera indelebile nella storia del poker. Il suo trionfo al Main Event WSOP 2010 lo ha reso popolarissimo anche in Italia, perché in quella stessa edizione c’era Filippo Candio terminato al quarto posto. Tuttavia, anche dopo essersi virtualmente ritirato dal poker, Duhamel si è reso autore di un notevole quanto riuscito bluff. Col fisco canadese.

JONATHAN DUHAMEL E UN FINAL TABLE CHE TUTTI RICORDANO

Nato nell’agosto del 1987 a Boucherville, nel Quebec, Duhamel si avvicina al poker nel 2004 ma è nel 2008 che decide di diventare professionista, accantonando momentaneamente gli studi in Economia.
Nonostante si dedichi principalmente al cash game e anche con profitto, la ribalta internazionale non poteva che arrivare tramite i tornei live. E non uno qualunque, ma il WSOP Main Event, che vince all’età di 23 anni.

Jonathan Duhamel entra nella storia del torneo per la famosa bad beat inflitta a Matt Affleck, che vi raccontiamo qui, ma c’è un’altra mano che ha fatto discutere tantissimo gli appassionati del tempo.

L’INCREDIBILE MANO CONTRO JOSEPH CHEONG

Tutto è accaduto a 3 left, al livello 600.000/1.200.000. Dopo il fold di John Racener, il chipleader Joseph Cheong da small blind a 2.900.000 con A 7. Sul big blind c’è però Jonathan Duhamel che si sveglia con Q Q e 3-betta a 6.75 milioni. La palla torna allo statunitense di origini coreane, che decide di 4-bettare a 14,25 milioni. Non finisce qui, perché dopo la 5-bet di Duhamel a 22,75 milioni, Cheong 6-betta allin per 95 milioni totali.
Duhamel ci pensa qualche istante prima di dichiarare il call, per quello che al tempo era il piatto più grande nella storia delle WSOP: 176,4 milioni in chips.

Il board 9 2 6 8 consegna il pot – e una bella fetta del braccialetto – a Jonathan Duhamel, mentre a Cheong restano meno di 10 milioni e uscirà poco dopo. Buon per John Racener, spettatore interessato della mano dal “basso” dei suoi 27 milioni, e che si è ritrovato dal nulla a guadagnare circa 1,4 milioni di dollari in più, oltre alla chance di giocarsi l’heads up (poi perso) per il titolo.

La mano ha fatto il giro del mondo, ed è uno degli esempi di come il gioco fosse in quegli anni fortemente spostato sul preflop. Oggi, infatti, è molto più raro vedere delle 6-bet preflop, perché il focus del gioco si è nettamente spostato sul board.

I GUAI E L’ADDIO AL POKER, MA DA VINCENTE

Entrato a far parte del Team Pro di PokerStars per qualche anno, Duhamel ha vinto poi altri due braccialetti, entrambi nel 2015: un High Roller alle WSOPE di Berlino e il 111.111$ High Roller For One Drop. Tuttavia, la vita del canadese non è stata tutta rose e fiori. Già l’anno successivo al trionfo nel Main Event, Jonathan viene aggredito e rapinato in casa sua. Si scoprirà poi che la mente del colpo era la sua ex fidanzata, Bianca Rojas-Latraverse.

Anche lo stesso Duhamel non si fa mancare qualche guaio con la giustizia, pur se di rilevanza molto più modesta: due episodi di guida in stato di ebbrezza, uno a Montreal e l’altro a Parigi, durante le WSOPE 2013.

Nonostante una carriera tutto sommato sempre rimasta di alto livello, nella seconda metà degli anni ’10 Duhamel si ritira di fatto dal poker giocato. Gli ultimi suoi piazzamenti sono datati 2018.

IL MIGLIOR BLUFF NELLA VITA DI JONATHAN DUHAMEL

Nonostante il ritiro, Jonathan Duhamel si rende autore di una mossa da vero bluffer professionista qualche anno dopo. Siamo nel 2022 e la CRA, il fisco canadese, lo insegue da ormai diversi anni accusandolo di avere evaso le tasse. Nello specifico, vengono contestati a Jonathan redditi non dichiarati per circa 5,3 milioni di dollari.
Inizia una battaglia legale che si protrae fino al 2022, quando lo stesso ex giocatore la risolve con un “colpo da maestro”.
Nelle norme del fisco canadese, infatti, le vincite da lotterie e scommesse non sono considerate tassabili. Lo sono, al contrario, i guadagni frutto di attività considerabile un vero e proprio business.

Jonathan Duhamel, per difendersi, sceglie una strada apparentemente banale, ma molto intelligente: sostiene infatti di essere stato solamente fortunato.

In aula si alternano consulenti chiamati dagli avvocati della CRA, tra cui esperti di risk management che guardano al microscopio la carriera del canadese, cercando un cavillo per dimostrare che i risultati sono stati ottenuti con la sua abilità. Duhamel invece sostiene di non avere alcuna preparazione, né strategia o sistema che si riveli certamente utile a battere la componente aleatoria del gioco.

Alla fine, la battaglia la vince proprio lui, che non dovrà più nulla al fisco canadese. A ben vedere, è uno dei bluff più riusciti nella storia.

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