Tutti i poker player una volta o l’altra hanno sentito o immaginato dei paralleli tra il nostro amato gioco e il business. Fattori come analisi del rischio, gestione delle risorse (dal bankroll alle chips), valore atteso eccetera, sono evidentemente utili anche in un’attività imprenditoriale.
Sapere come distaccare la propria emotività dal valore del denaro, imparare a leggere le situazioni e calcolare le probabilità di diversi eventi che si possono verificare, leggere i propri avversari, prendere decisioni lucide sotto pressione… nel corso del tempo molti hanno valutato abilità che accomunano tavolo da gioco e ambiente aziendale.
Gestione del rischio
Il rapporto rischio/ricompensa è il calcolo fondamentale della maggior parte della matematica del poker, dalle pot odds al bluff to value ratio. Non ricorda molto da vicino l’analisi costi-benefici tipica delle imprese?
In entrambi i contesti, ogni decisione comporta una valutazione attenta del rischio rispetto alla potenziale ricompensa. Si può partire proprio dal calcolo matematico della singola mano, rapportabile a qualche nuova iniziativa intrapresa da un business, fino alla gestione del bankroll.
Nel business una gestione attenta delle risorse finanziarie e una valutazione concreta dei rischi possono fare da spartiacque tra successo e fallimento.
Anche Warren Buffett, il re degli investimenti, ha fatto un parallelo in questo senso. Anzi, ha spesso citato il poker come metafora dei comportamenti da adottare nel campo degli investimenti.
Valore atteso
Per un’attività economica è vitale stilare dei budget e fare delle previsioni sugli effetti economici delle proprie azioni. Stimare guadagni o perdite derivanti da diversi settori o progetti, permette di sapere su quali di questi concentrare i propri sforzi, dove cercare dei miglioramenti, e comprendere se è effettivamente il caso di mantenerli.
Nel poker la stessa cosa si ritrova nel concetto di valore atteso (che per la verità non è proprietà del poker, ma un calcolo della teoria delle probabilità). Grazie a questo possiamo stimare il risultato di una nostra azione in un certo scenario, comprendendo se questa ci porterà un guadagno o una perdita. Ed è utilissimo per paragonarlo ad altre azioni e comprendere quale sia la più efficiente.
Non dedicheremo a questo un paragrafo, ma anche la stessa efficienza può essere un concetto-ponte tra i due mondi.
Mindset
Immaginate di dare un’azienda in mano a una persona estremamente emotiva, magari facilmente impressionabile dalle cifre in ballo, timorosa delle possibilità più nefaste. Salvo rari casi eccezionali (che possono comunque, ogni tanto, generare imperi multimilionari) è facile immaginare che possa avere brutte conseguenze.
Allo stesso modo nel poker il mindset è uno dei punti cardine, capace di rendere uno stesso giocatore estremamente vincente o perdente nel lungo termine.
Rimanere lucidi, restare focalizzati sulle cose che importano e che possiamo controllare, impegnarsi a giocare al meglio durante il processo e considerare il risultato come semplice outcome delle proprie azioni, influenzate dal caso. Questo è un setting mentale ideale in entrambi i contesti.
Bluff, tell, psicologia…
La lista di skill che possono risultare davvero utili in entrambi gli ambienti è enorme. Possiamo pensare al classico bluff, simbolo stesso del poker, ma che può rivelarsi subdolamente utile in molti contesti aziendali a partire dalla negoziazione al marketing.
E come dimenticare il linguaggio del corpo e la lettura degli avversari? Certo, nel business tutto è un po’ meno personale e più “freddo”, ma per estensione possiamo pensare alla componente psicologica. Un business deve comprendere intenzioni e motivazioni di clienti, concorrenti e partner, in modo da giocare in modo ideale.
I contatti tra poker e business
Diciamo la verità: nel corso del tempo nei blog pokeristici (e anche in articoli di business) abbiamo avuto modo di incrociare dozzine di riferimenti dall’uno all’altro. Purtroppo non è lavoro semplice rintracciarli, ma possiamo prendere qualche esempio sparso.
Recentemente, per esempio, ha destato interesse la notizia presentata dal Wall Street Journal, secondo cui il Susquehanna International Group ha reso obbligatorie 100 ore di poker ai dipendenti come parte delle dieci settimane di formazione pre-lavorativa. Stiamo parlando di un’impresa di commercio e tecnologia di Filadelfia con oltre 3.000 impiegati in quattro continenti!
Poi abbiamo già accennato a Warren Buffet, estimatore di poker per quanto non grande appassionato, ma tra le fila dei tavoli verdi si sono visti molti imprenditori di successo. Per esempio Tony G non più di un mese fa ha dato consigli sulla gestione di un business esprimendosi in termini pokeristici, e come dimenticare Cary Katz, Bill Perkins, Guy Laliberté. Tutti nomi legati strettamente al poker e ad attività imprenditoriali di estremo successo.
Insomma, è difficile negare che le strategie e le competenze acquisite con il poker, che in qualche modo tocca molti diversi lati importanti sia economici che umani, possano essere preziose per il mondo del business, e forse viceversa.
Per chiudere l’articolo con una prova definitiva di quest’ultima frase, ricordiamo che l’uomo più ricco del mondo, Elon Musk, anni fa ha eletto un poker pro (Igor Kurganov) alla gestione dei suoi fondi per enti di beneficienza.
Non pensiamo proprio che potrebbe darli in mano a un uomo qualunque.
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