Siamo al Day 4 del Main Event EPT Barcellona 2023. Ai tavoli rimangono 77 giocatori left, già abbondantemente ITM, su un field totale di 2.120 iscritti.
Al tavolo inquadrato dalle telecamere dell’evento live targato PokerStars, troviamo l’azzurro Agostino Ascone impegnato in una mano molto interessante contro Felipe Darsa Boianovsky, che a dispetto del cognome è un giocatore brasiliano.
I due si sono dati battaglia in una mano dove… nessuno aveva nulla, ed è una situazione intrigante e istruttiva per quanto concerne la scelta di un bluff.
Una scelta da Early Position che condiziona la mano
Boianovsky rilancia 30.000 da UTG con Q♣J♠, dopo un fold generale la parola passa ad Agostino Ascone, che da BB decide di chiamare con 9♥7♥.
Tipicamente Q-J off non è la mano migliore per rilanciare da Under The Gun, perché corre troppi rischi di incappare in una 3-bet da late position, contro una mano che può dominarla e fuori posizione. Boianovsky comunque gioca per oltre 437.000 con un Big Blind di 15.000, quindi ha ampio margine di manovra e può aggredire con più leggerezza.
La difesa di Ascone invece è standard: da BB non corri rischi di raise da qualcuno che parla dopo di te, hai ottime pot odds e puoi vedere molti flop anche se fuori posizione. Inoltre con una mano suited e gap-connector ci sono molti flop favorevoli su cui giocare.
Flop mancato? Magari è buono per un bluff
La dealer stende sul panno 10♦5♣4♥, Ascone checka e Boianovsky punta 25.000. Questa è una continuation bet che ha come unico motivo quella di continuare a mettere pressione all’avversario, e indurlo al fold. Nel peggiore dei casi, Boianovsky può contare comunque su due overcard, che possono permettere di chiudere top pair tra turn e river.
Agostino sceglie di rilanciare a 55.000. Decisione molto interessante, perché è a tutti gli effetti un bluff. Ascone sta sfruttando un board basso, che raramente si incastra con il range di apertura del giocatore da UTG, mentre più facilmente si sposa con le mani con cui il BB può chiamare.
Ascone qui può avere tranquillamente doppia coppia, set, o un progetto di scala. Boianovsky invece può avere set di 10, A-10, K-10, tutte le overpair, e forse un set di 5 o di 4, ma più spesso può avere mani come A-K, A-Q, A-J, K-Q, o coppie tra 9-9 e 6-6 che possono essere messe in difficoltà.
Ad ogni modo, il raise con 9♥7♥ è in puro bluff, ed è un buon bluff per due motivi:
- È stato fatto su un board dove ha un buon numero di mani di valore, che bilanciano i bluff
- È stato fatto con una mano che ha molti turn su cui può puntare di nuovo: una qualsiasi carta a cuori, un 6, un 8, ma anche un 3 o un J aprono un progetto che si potrebbe concretizzare river, e che giustifica una seconda puntata. Si dice che ha un backdoor di scala e di colore, il backdoor è un progetto a tre carte.
Il contro-bluff di Felipe Boianovsky
A sorpresa Boianovsky decide di 3-bettare a 135.000. Scelta interessante, su cui si possono ripetere le stesse riflessioni: Boianovsky può sperare in un 9 o un K per una scala bilaterale, o un A o un 8 per un incastro. Non ha progetti di colore, ma due overcard come detto in precedenza.
Anche Boianovsky può bilanciare questo bluff con un certo numero di mani di valore, come visto in precedenza. Tra i due è l’unico che può avere A-A, K-K, Q-Q, J-J e 10-10, e anche se il board non è dei migliori per il suo range, un’azione così aggressiva assottiglia le possibilità verso un punto molto forte.
Inoltre Felipe è consapevole che su un board di queto tipo può trovarsi ad affrontare un buon numero di bluff, e ha deciso di scoprire subito se sia questo il caso.
La parola torna ad Ascone che sceglie, giustamente, di foldare. Forte di uno stack da oltre un milione, avrebbe potuto vedere il turn investendo solo 80.000 per un pot che sarebbe diventato di 355.000, sembra una proporzione conveniente.
Tanti turn buoni? Solo per aggredire…
Ascone deve essersi domandato su quali turn avrebbe trovato un reale vantaggio e come avrebbe dovuto giocare? Considerando che l’avversario rappresenta forza, anche un 6♥, il turn ideale per Ascone, avrebbe generato un combo-draw, che avrebbe appena dovuto chiudersi al river, circa nel 30% dei casi.
Soprattutto, Ascone avrebbe avuto difficoltà anche in quel caso a giocarlo in maniera aggressiva, perché avrebbe dovuto verosimilmente aspettarsi un altro raise se non un all in da parte dell’avversario, mettendo a rischio un grosso stack con una mano che – in questo momento – ha bisogno di due carte di fila per passare in vantaggio.
E tutto questo senza considerare che un altro turn avrebbe dato ancora meno out al giocatore italiano, se non addirittura abbattere ogni speranza con – per esempio – un K♣ su cui non avrebbe potuto fare altro che foldare.
In altri termini, Agostino chiamando può sperare in un 46% di turn che aprono un progetto, ma poi ancora un 10%-20% (a seconda del turn) di chiuderlo al river, e tutto senza pensare di avere grossa fold equity.
Cosa abbiamo imparato?
Abbiamo imparato che per fare un buon bluff, è importante costruire una strategia a priori, e non decidere impulsivamente quando farlo.
Bisogna tenere in considerazione il board, che in questo caso poteva essere difficilmente d’aiuto per l’original raiser, ma poteva dare tante mani interessanti al BB.
Ascone ha giocato in questa maniera perché sa che Boianovsky è a conoscenza del fatto che il range del BB è molto ampio e include mani che si trovano bene su questo board, e dall’altra parte Felipe sapeva che ci potevano essere molti bluff e ha cercato di tarpare loro le ali.
Se vogliamo, questa è stata una classica battaglia di livelli di pensiero, giustificata da delle mani scelte alla perfezione per mettere in atto una strategia aggressiva, da entrambe le parti.
L’importante è sapere come e quando bluffare, capire con quali mani è meglio farlo, e capire se abbiamo sufficienti mani di valore nel nostro range per bilanciare correttamente, evitando il rischio di essere exploitati.
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