Il bluff è parte del gioco del poker, fin dalle sue origini. Ne abbiamo visti e ne vedremo tantissimi, ma difficilmente capita di vederli nella mano decisiva dell’heads up di un campionato del mondo di poker. E tra due donne.
Aubrey Williams vs Skye Chen: bluff e hero call da applausi
Siamo alle World Series di Las Vegas, precisamente al 1.000$ Ladies Championship, in quello che si può definire tranquillamente il campionato del mondo femminile.
Sono rimaste solo due delle 1.475 iscritte, Skye Chen e Aubrey Williams.
La prima è ex ingegnere informatica, già grande giocatrice di Mahjong (quel popolarissimo gioco cinese delle tessere da abbinare) che non ha avuto difficoltà a trasferire le sue abilità strategiche nel poker.
La seconda è una poker pro online, una ragazza transgender che ha ottenuto diversi successi sia in tornei live che online, sia prima che dopo la transizione.
Le due sono arrivate all’heads up e si trovano in una situazione di grande equilibrio, Williams in testa a 17.500.000 e Chen a inseguire con 12.125.000 davanti. Siamo durante il livello 200.000/300.000/300.000, nell’ultima mano prima di una pausa.
Williams limpa da bottone/small blind con **qq* **q9* e poi chiama il raise a 1.100.000 di Chen, che gioca da small blind con **fa* **f0*.
Sul flop **p3* **cj* **c8*, entrambe le giocatrici fanno check. Il turn **f2* vede invece Skye Chen fare check-call alla bet da 1.650.000 di Aubrey Williams.
Si giunge così al river **f7*, sul quale Williams si prende un paio di minuti di riflessione, prima di annunciare l’allin.
Una mossa abbastanza spiazzante, che mette in crisi Chen. “Perché allin e non una puntata?”, chiede. I secondi scorrono e si arriva a cinque minuti buoni di “tanking”, durante i quali Skye Chen rigioca la mano nella sua mente. Alla fine, decide di chiamare per i suoi poco più che 9 milioni. Ed è un hero call bellissimo e vincente.
Ovviamente, la mano sconvolge tutti gli equilibri del testa a testa e alla fine sarà proprio Skye Chen a vincere torneo e bracciale.
Perché hanno giocato bene entrambe
Nessuno, tra quelli che hanno assistito al final table, ricorda la mano finale. Tutti ricordano questo hero call con asso alta e ben 30 big blinds ancora dietro. Una lettura perfetta, che però non sarebbe possibile se il bluff tentato da Aubrey Williams non fosse stato a sua volta calibrato quasi alla perfezione.
Preflop, l’azione è da considerarsi abbastanza standard, visto che Q9 è una buona mano in heads up, soprattutto da giocarsi in posizione. Forse sarebbe stato meglio un raise, ma questo fa parte dello stile di gioco del singolo, che magari può scegliere una limping strategy con tutto il range per essere meno leggibile.
Dall’altra parte, però, la particolare struttura del livello (con lo small blind piuttosto grande rispetto al big) favorisce la scelta del limp, quindi anche la scelta di Williams ha perfettamente senso.
Chen avrebbe potuto puntare sul flop, in quanto aggressor preflop. Dall’altra parte, anche Williams avrebbe potuto iniziare il suo semibluff da questa strada, ma sono scelte.
Il turn è una vera e propria blank, che conferisce valore di showdown alla mano di Chen. Iniziare il bluff qui ci può stare, da parte di Williams. La size, tuttavia, è abbastanza alta.
Sul river, l’overbet in bluff di Aubrey ha un suo perché. La mossa è polarizzata, ma Chen ha dei blocker per l’ipotesi più credibile del range di valore dell’avversaria, ovvero una scala. Le alternative di valore, alla fine, non sono poi così tante: nessuna coppia o doppia coppia sembra essere coerente con la linea tenuta da Williams, a parte forse 8-7. J-7 è infatti molto meno probabile, perché diversi J sarebbero stati puntati sul flop.
In definitiva, le azioni delle due giocatrici sembrano di ottima qualità e il momento in cui sono state effettuate le rende ancora più preziose.
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