Friday, 22nd May 2026 18:15
Home / Come sopravvivere alle bad run nel poker

Lo abbiamo sempre scritto, lo scriviamo ancora e lo scriveremo sempre: le bad run nel poker, a prescindere da come si gioca, esisteranno sempre e ci lasceranno comunque quell’amaro in bocca che contraddistingue una mano, una sessione, un periodo, in cui sembrava andare tutto bene e che invece, per motivi che non dipendono dalla nostra volontà, si rivelano negativi.

Quando parliamo di “amaro in bocca”, vuol dire che siamo arrivati già ad un ottimo stadio, visto che la sensazione che avvolge chi è alle prime armi e subisce colpi imprevedibili, è di scoramento, impotenza e, alcune volte, voglia di abbandonare tutto.

Quello della consapevolezza che queste dinamiche nel poker sono normalissime, è un percorso lungo e richiede pazienza, per cui questo pezzo vi aiuterà a intraprenderlo.

Rispondere, non evitare

Il cappello che avete appena letto, porta dunque a farvi ragionare su una meccanica troppo importante: se da una parte la bad run e i momenti negativi si presenteranno in varie forme a prescindere da quella che è la vostra capacità di giocatori, dall’altra sarà impossibile da evitare, per cui, in qualche maniera, dobbiamo rispondere con fatti concreti.

Il poker è un gioco di decisioni, ma la bad run ti costringe a confrontarti con l’idea che puoi fare tutto bene e perdere lo stesso.

Ciò porta a tre dinamiche psicologiche dalle quali non si prescinde:

  • Il nostro cervello è abituato a ottenere risposte positive quando si comporta in maniera corretta. Nel poker non funziona così
    La ripetizione di esiti negativi seppur si operi in modo giusto, amplifica frustrazione, rabbia e voglia di chiudere
    Quando si perde in un periodo che il nostra cervello ci fa percepire come “lungo”, si smarrisce contestualmente la fiducia in se stessi, oltre che nelle proprie decisioni

Questi atteggiamenti non solo sono comprensibili e accettabili, ma sono addirittura “naturali“, perché derivano in larga parte dai paradigmi che il nostro quotidiano ci ha costretto a costruire fin dalla nostra nascita.

Il paradigma nella vita di un uomo, non può essere debellato se non tramite la “frequentazione” e la costruzione di altri paradigmi che sostituiscano il precedente e, se volete uscire dal recinto della frustrazione derivante dalla bad run, iniziare a costruire dei nuovi paradigmi è il passo decisivo.

L’accettazione della Bad Run

E’ dunque l’accettazione della bad run il primo passo per convivere con essa e tenere a freno tutto ciò che origina.

Gli step per accettare i periodi negativi passano tutti per lo studio della statistica: basterebbe guardare la percentuale di un colpo che pensiamo di perdere immeritatamente con troppa frequenza, per capire che, ad esempio, una mano di partenza come la coppia di assi, perde contro una mano random il 15% delle volte, ma questa percentuale sale nel momento in cui, ed è questo il caso oggettivamente più realistico, gli assi si scontrano con una mano forte, come una coppia, intorno al 20%.

Questo significa che una volta su cinque perderai con i tuoi assi e se questo capita ogni cinque mani, il nostro cervello ci darà informazioni sbagliate quando, su un campione congruo di, ad esempio, 5.000 mani, perderemo con gli assi quattro, cinque o anche più volte di fila.

A questo discorso si legano gli aspetti psicologici sui quali possiamo intervenire, come ad esempio quello di separare in modo netto quelle che sono le nostre decisioni, da quelli che invece sono i nostri risultati, soprattutto se li osserviamo nel breve periodo.

In questo senso il coaching, l’allenamento, l’utilizzo dei server, possono aiutarci non solo per capire le percentuali di gioco, ma anche e soprattutto per leggere i nostri risultati con un occhio consapevole e orfano dalle dinamiche di frustrazione che ci assalgono quando le cose non vanno bene.

Il rapporto corretto è sempre quello che scinde le nostre decisioni prese al tavolo, da quelli che sono i risultati, che siano essi positivi, o, come per il pezzo che state leggendo, negativi.

Gli effetti negativi della Bad Run

Ciò che più frequentemente viene originato da un periodo di forte varianza negativa e di risultati che non arrivano, fa parte di tutto ciò che ruota intorno al tilt: accelerazione del ritmo, pensieri di rivalsa, irritazione crescente.

Sono tutte dinamiche negative che potrebbero essere evitati, o quanto meno limitati, dalla conoscenza di noi stessi, per cui, al primo segnale di pericolo, cominciare a pensare di attuare delle contromisure.

Alcune di queste fanno parte delle tecniche di grounding, come la respirazione ( che unita alla meditazione aiuta anche lontano dalla mera sessione giocata ), pause più o meno lunghe per resettare il nostro stato d’animo, oppure ancora dalle micro-routine, come andare a fare una passeggiata, ascoltare della musica, uscire con gli amici/fidanzata, affinché il poker non sia un elemento alienante e che sia esso ad essere cavalcato da noi e non il contrario.

Il consiglio definitivo: la disciplina in campo decisionale

Il problema maggiore che causa la bad run, non è però di carattere immediato e non fa parte certo del tilt, a meno che non stiamo parlando di qualcosa di cronico che diventa una patologia e allora lì è un altro paio di maniche per il quale serve il consiglio di affidarsi a qualche specialista.

Ciò che mette in maggior pericolo le nostre skill di giocatori di poker, è l’erosione della qualità delle nostre decisioni nel poker, che, al contrario, se sono oggettivamente corrette ( qui, per scoprirlo, torna il concetto di coaching, di solver e di analisi post sessione ), devono essere preservate per tutta la nostra vita di giocatori.

Certo, ci sono i famosi “aggiustamenti“, che non devono mai mancare, soprattutto se, ad esempio, saliamo di livello, o incontriamo avversari più capaci, ma ci sono anche degli aggiustamenti immediati per evitare di farci travolgere anche dal tilt appena sopraggiunto.

Tra le altre forme di risposta a momenti di questo tipo, c’è quella di ridurre la complessità delle nostre decisioni, per cui provare a giocare spot più semplici, bluffare con minore frequenza, in una frase sola “semplificare le nostre decisioni, semplificando il nostro gioco“.

Questo tipo di atteggiamento non dovrà durare a lungo, anche perché esso non basterà a farci vincere nel lungo periodo, ma dovrà essere uno strumento momentaneo che tamponi una situazione dura da digerire ma che, se siete dei buoni giocatori, passerà ben presto.

Garantito! Buona fortuna ai tavoli.

Foto in homepage: Adam McKola courtesy PokerStars & Danny Maxwell

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