Tra i tanti personaggi che popolano il mondo del poker, Dan Cates è tra i più amati in assoluto. Perché è un vincente? Sì, ma non solo: “Jungleman” piace perché è originale e autentico. Anche se a volte si lascia andare a colpi di testa. O, come accaduto di recente, colpi IN testa.
Dan Cates, la storia di Jungleman
Nato nel 1989 nel Maryland, Daniel Cates ebbe un’infanzia e un’adolescenza particolari. Da un lato, il piccolo Daniel aveva una precoce passione per i numeri e per la matematica, dall’altro una certa difficoltà a relazionarsi con i coetanei. Infatti, a 12 anni gli venne diagnosticato un disturbo dello spettro autistico, ma il ragazzo riuscì a ribaltare la situazione, trasformando quello che molti vedevano come un limite in opportunità.
La sua mente analitica era infatti perfetta per gestire complesse situazioni di decision-making come quelle che si presentano spesso nel poker. Il rapporto con il giochino, scoperto da giovanissimo, non fu bello da subito. Per sua stessa ammissione, inizialmente Dan era un “big loser”. In un primo momento, il giovane Daniel non aveva compreso bene le dinamiche del gioco. Gli errori erano quelli classici dei novellini, ovvero sedersi su tavoli popolati da gente migliore di lui.
Cates, al tempo, lavorava al McDonalds, come altri ragazzi della sua età. “A un certo punto, a 18 anni, avevo 350 dollari nel conto di gioco, quando decisi di iniziare a grindare alcuni tornei online. Mi capitò di vincerne uno per 5.000$ e, poco dopo, lasciai il lavoro al Mac”, raccontò in un’intervista.
La mossa era dovuta più che altro al fatto che Dan odiava quel tipo di ambienti. Ad ogni modo, Cates aveva iniziato a capire cosa serve per farsi strada nel poker. “Prima facevo tutto per sfida, poi iniziai a capire che dovevo cercare di andare dove era più facile vincere soldi.”
Dai tornei, il passo decisivo fu verso gli heads up di cash game. Qui iniziò un’ascesa irresistibile, che portò “jungleman12” a diventare rapidamente uno dei nickname più chiacchierati tra gli appassionati.
Dan Cates era un inquilino abituale dei tavoli high stakes, anche se non fu tutto rose e fiori. Inizialmente, una serie di brutte sconfitte contro Viktor “Isildur1” Blom avevano intaccato pesantemente il suo bankroll, ma si riprese in fretta e la gente iniziò a innamorarsi del suo stile di gioco, quando la sua popolarità spiccò definitivamente il volo. “Jungleman12” sfidò Tom Dwan nella cosiddetta “Durrrr Challenge”, da cui l’allora fenomeno del cash game uscì con le ossa rotte.
L’origine del nickname
In un’altra intervista, Dan Cates ha spiegato l’origine del nickname con cui è divenuto celebre nel mondo del poker. “Scelsi il nickname Jungleman12 come primo nickname. Perché? Nelle prime volte che andavo a giocare live, alcuni mi chiamavano così, “jungleman”, sia perché ero un po’ fuori dal comune, ma anche perché ero capellone. Loro lo facevano per prendermi in giro, ma a me piaceva e infatti mi ha accompagnato per moltissimi anni.”
Un giocatore e un uomo più completo
Chiamatelo Dan o Jungleman, Cates era ormai una stella. Il poker era stato per lui non solo occasione di sfruttare economicamente un talento che possedeva, ma anche strumento di auto-emancipazione. Grazie alla sua abilità ai tavoli online, Cates ha raggiunto presto una grande consapevolezza di sé, che lo ha portato a lavorare molto su se stesso e sulle sue capacità relazionali.
Nel suo percorso che lo ha portato a diventare una persona più aperta e completa, Dan Cates è parallelamente migliorato come giocatore, E molto, visti anche i risultati. Uno per tutti? “Jungleman” è l’unico giocatore ad aver vinto per due anni consecutivi The Poker Players Championship, prestigioso torneo di poker live da 50.000$ di buy-in, da molti ritenuto come “il vero campionato del mondo di poker”.
Dan Cates, dal tavolo al ring
Il Dan Cates che abbiamo imparato ad apprezzare negli anni come showman, piaceva e piace tanto perché è un unicum, un personaggio originale che non scimmiotta nessuno.
Naturalmente, il personaggio-Jungleman ha in sé anche spigoli, eccessi e contraddizioni. Ma è anche grazie a queste caratteristiche che la sua popolarità è andata crescendo.
Da anni, saltuariamente, si cimenta in qualche sfida anche fisica, senza disdegnare il ring vero e proprio. In passato protagonista di sfide in MMA, di recente Cates ha indossato casco e guantoni per sfidare Ryan “Elf” Noel, sportsbettor piuttosto celebre in rete.
L’incontro di boxe si è però concluso dopo nemmeno due round, quando Elf ha colpito Cates “a tradimento”. Colpo basso oppure era “Jungleman” che doveva porre più attenzione? Comunque sia, Dan Cates è uscito da questo match con una commozione cerebrale, dal quale tuttavia ha affermato di essersi ripreso.
Fino alla prossima sfida.
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