Wednesday, 24th June 2026 19:22
Home / Analisi Mano: Un giocatore aggressivo non è sempre in bluff

Stavamo giocando la solita sessione di cash game NL5 di PokerStars.it, quando in un tavolo è arrivato un giocatore piuttosto aggressivo che ha movimentato l’azione.

Ha rilanciato quasi tutte le mani, accumulando un bel po’ di chips prima di perderle nella mano precedente, proprio contro il giocatore che si trova da BB, altro regular del livello che conosciamo.

Avevamo già foldato la nostra mano da MP, ma eravamo curiosi di raccogliere più informazioni sul nuovo giocatore, e abbiamo osservato questa mano, che nasconde un buon consiglio.

Preflop: rilancio da late position e difesa del big blind

Il cutoff è il giocatore aggressivo che stiamo monitorando, spilla J J e ovviamente rilancia 3x preflop. Una coppia di jack è una delle migliori mani iniziali nel No Limit Hold’Em, ma va giocata con prudenza, stando attenti a non sopravvalutarla. Ad ogni modo seguendo la tabella delle mani preflop, se tutti hanno foldato prima va sempre rilanciata.

Dopo il fold dei giocatori da bottone e small blind, il BB decide di difendere il suo buio con K . Chiamare con una mano mediocre in questi casi può funzionare, perché non si teme più un re-raise essendo gli ultimi a parlare, inoltre ci sono alcuni flop favorevoli (per esempio con progetti di colore). Bisogna solo fare attenzione se scende un K, perché l’avversario potrebbe avere K-J, K-Q o A-K e vincere con il kicker.

Un flop rischioso, ma nessuno si tira indietro

Il flop è A 8 7 . Non è il più positivo della storia per il BB, che trova però una coppia bassa e può ancora sperare in un colore runner runner, ovvero due quadri tra turn e river.

Il big blind fa la mossa giusta scegliendo di checkare. Puntare per primi in questa situazione non è molto saggio perché l’original raiser (il cutoff) ha molte mani che possono rilanciare e portarci al fold.

Cutoff trova un’overcard insidiosa che mette a rischio la sua coppia di jack, però è consapevole che può rappresentare forza, poiché nel suo range ci sono molti assi forti. Inoltre, è un flop molto connesso, che può dare progetti di colore o di scala ad alcune mani con cui l’avversario può chiamare preflop ( 6 5, K 10, 10 9 )

In questo scenario entrambe le scelte hanno dei pro e dei contro, ma visto il suo stile aggressivo il cutoff sceglie di andare in continuation bet per €0,15, quasi metà del pot che ammonta a €0,32.

La parola torna a BB che decide di chiamare e vedere come si evolve la mano, sapendo che l’avversario può puntare anche in bluff o semi-bluff.

Check al turn: non sempre bisogna puntare

Sul turn cade un 6 che non aiuta nessuno, ma apre altre possibilità di scala preoccupanti per entrambi i giocatori.

Per gli stessi motivi precedenti, ancora più forti dopo questa carta, BB sceglie di checkare, con il piano probabilmente di foldare di fronte a una bet avversaria.

Questa volta anche il cutoff tira il freno a mano e fa check, forse spaventato dal BB che potrebbe intrappolarlo con un asso nascosto dietro ai suoi check. Puntare in questo caso avrebbe chiuso il colpo, ma se avesse trovato un call, il river sarebbe stato difficile da giocare. Meglio controllare il piatto e rivalutare nell’ultima street.

L’overbet al river e il call eroico… sbagliato

L’ 8 che scende al river in realtà è una buona carta per il giocatore sul big blind, perché a partire dai range preflop ci sono più possibilità che sia lui ad avere un trips e non il cutoff che invece ha più overpair e assi.

In effetti, dopo l’azione precedente (il check-check al turn) questo poteva essere un buon momento per provare a vincere il piatto trasformando la sua coppia di 7 in un bluff, ovvero puntando con l’idea di far foldare all’avversario mani più forti.

Dall’altro lato, una coppia di 7 ha un po’ di valore di showdown, e può vincere anche dopo un check-check oppure pizzicando l’avversario in bluff, per esempio trovando contro un progetto di colore non chiuso o una piccola pocket pair.

Quindi big blind decide di checkare e la parola torna al giocatore aggressivo da cutoff, che fa una puntata molto alta al river, più dell’ammontare del piatto: €1 su piatto di €0,92. Probabilmente vedere il big blind checkare sia al turn che al river è stato interpretato (correttamente) come segnale di debolezza, ovvero “Non può avere assi, 8 o scale, altrimenti avrebbe puntato”.

Il problema di questa mossa è che con una size così alta difficilmente riceverà un call da qualcosa che non sia effettivamente top pair o meglio, quindi con la coppia di Jack del cutoff si crea l’effetto di far foldare le mani peggiori e far chiamare quelle migliori, esattamente l’opposto di quello che si vorrebbe ottenere.

Sarebbe stato probabilmente migliore usare una size più piccola, per esempio €0,20-€0,30, più facili da chiamare per un giocatore con un 7 o un 6.

Anche il check poteva andare bene per vincere allo showdown senza troppi problemi.

Dopo l’overbet (quando si fa una puntata maggiore dell’entità del piatto), il giocatore di big blind pensa a lungo. Una puntata alta solitamente indica un punto molto forte oppure un bluff totale, e conoscendo le inclinazioni aggressive del cutoff, ha deciso di pizzicarlo in bluff chiamando con una coppia di 7 e perdendo la mano.

La mossa migliore, contro un avversario sconosciuto, sarebbe stata sicuramente quella di foldare, ma con le informazioni in possesso sul giocatore aggressivo, chiamare può essere la scelta giusta, anche se in questo caso specifico non è stata vincente. 

Conclusione: Chi punta sempre non è sempre in bluff, ma gli hero-call non sono sbagliati

In questo caso il BB ha fatto un’azione tipica dei livelli bassi, dove ci sono molti giocatori con stili particolari, aggressivi (e a differenza di quanto possa sembrare a volte, non per forza vincenti): vedendo un avversario maniac, ovvero estremamente aggressivo, ha deciso di non farsi mettere i piedi in testa e pizzicarlo in bluff, per poi perdere.

La prima lezione da imparare è che non sempre chi punta è in bluff. È tutt’altro che impossibile avere mani buone per 5-6 mani di fila, e bisogna vedere molte più mani di un giocatore per capire se quello sia effettivamente il suo stile.

La seconda lezione da imparare è… che comunque chiamare e perdere non è un errore.

Il poker si gioca sul lungo termine, e – se le analisi e le riflessioni sull’avversario sono corrette – il BTN potrebbe aver giocato così con qualsiasi progetto di colore, e in quel caso chiamare con coppia di 7 sarebbe stato corretto.

Fa parte del gioco, quando si sceglie una strada un po’ più rischiosa bisogna mettere in conto che si possa anche perdere. L’importante è che si vinca più spesso di quanto si perda, per avere un bilancio positivo.

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