Questa mano è stata giocata da un amico – che per praticità chiameremo “Hero” e ci immedesimeremo in lui – a un tavolo cash game €2/€5 di un casinò appena fuori dal confine italiano.
Chiacchierando è nata una disputa su quale fosse il miglior modo di giocarla. Tendenzialmente si usa dire che una top pair non è abbastanza per una 3-barrel, ma nel poker la risposta a tutto è sempre “Dipende dalla situazione“.
Una broadway da middle position
Spilliamo Q♦J♦ da UTG, o sarebbe meglio dire Hijack visto che siamo solo cinque giocatori al tavolo. Mano che rientra perfettamente nel nostro range di open-raise, e decidiamo di rilanciare €11, ricevendo il call solo del giocatore sul Big Blind.
Contro questo avversario abbiamo appena vinto una mano e sembra abbastanza loose e calling station. Abbiamo scelto questa size apposta per controllare il pot e giocare in posizione contro un range ampio. Inoltre giochiamo per quasi 150bb effettivi.
Top pair… su board pericoloso
Si spiega il flop J♠10♠7♥ sul tavolo verde. Si tratta di un board drawy, che presenta possibilità di progetti di scala e di colore per il nostro avversario, e pertanto ci aspettiamo di ricevere un elevato numero di call in caso di puntata.
Puntare è proprio ciò che vorremo fare, avendo chiuso una buona top pair. L’avversario potrebbe avere molte mani che ci dominano, come A-J e K-J (anche se potrebbe 3-bettarle preflop), J-T, 9-8, 7-7, ma in questo momento il numero di progetti di scala o di colore in mano sua sono decisamente maggiori.
Quando checka, action che ci aspettiamo praticamente nel 100% dei casi, decidiamo di piazzare una puntata da €9, poco superiore a un terzo del piatto. L’idea è negare equity a tutta la parte del range che ha mancato il flop, e speculare su draw e mani di basso valore come le coppie inferiori alla nostra. L’avversario chiama.
Draw come se piovessero!
Il turn 2♥ è ininfluente per la nostra mano, al massimo ha il potere di rinforzare eventuali backdoor di cuori dell’avversario. Potrebbe essere andato in floating con mani come A-X di cuori, oppure un gutshot come 9-X o 8-X di cuori, o ancora un J-X o T-X di cuori.
Insomma, il numero di mani che possono migliorare al river è aumentato, e per questo motivo decidiamo di metterlo in difficoltà con una size che renda complicato continuare nel colpo.
Con una overbet da €52 su pot di €42 crediamo di aver trovato la soluzione ideale. Il calcolo delle pot odds richiederebbe un’equity pari al 35% per chiamare, e praticamente tutti i suoi migliori draw arrivano al massimo a quella cifra.
Va considerato anche che i suoi progetti più forti come i combo-draw, potrebbero trovare dei check-raise tra flop e turn.
Se rilanciasse al turn, è probabile che decideremmo di chiamare per rivalutare al river. Su una carta che non chiuda colore o alcune scale, l’idea è di chiamare un’eventuale bet per pizzicare i bluff dell’avversario.
Invece arriva un call, che ci fa pensare che sia meno probabile che abbia mani come set, doppia coppia o progetto combinato di scala e colore.
Check o bet?
Viene girato il 2♦ al river che non fa grandi differenze in questa mano. Può migliorare giusto un A♠2♠ o mani simili, e indebolire invece mani come 10-7 che ora sarebbero vittime di counterfeit.
L’opponent checka per la terza volta e la parola passa a noi. L’idea iniziale è quella di checkare behind, perché sembra difficile trovare l’avversario con mani di valore sufficiente a chiamare, visto che ci siamo concentrati solo sulle decine di progetti diversi che potrebbe avere.
Però allo stesso tempo è veramente difficile che ci sia qualche mano che checka al flop e al turn per poi check-raisare al river. Sarebbe un’action troppo intricata e che rischierebbe di non estrarre abbastanza valore. Quindi, che cosa potremmo rischiare a piazzare una puntata anche al river?
Valutiamo un po’ il suo range di call: potrebbe batterci con top pair come A-J e K-J, per quanto probabilmente le potrebbe 3-bettare preflop, J-T e J-7 è facile che le avrebbe giocate aggressivamente almeno in una street precedente quindi non ci aspettiamo di trovarle con troppa facilità, e lo stesso discorso si può fare per eventuali set o scale già chiuse. Purtroppo l’avversario è un po’ passivo, quindi potrebbe avere qualche mano simile in più nel range.
D’altro canto potrebbe chiamare con top pair inferiori alla nostra, praticamente solo a cuori, forse second pair come T-9, T-8, e forse qualche pocket pair.
Facendo due calcoli sono due range piccoli, che quasi si pareggiano nel “worst case scenario”. In altre parole, ci aspettiamo di avere un’equity superiore al 50% contro il suo range di call, ma non così tanto migliore da sentirci in una botte di ferro.
Questa è la situazione tipica per una thin value bet, ovvero una puntata fatta per valore ma che non vince con una frequenza così elevata. Decidiamo di puntare €108 su un pot di €146 per incentivare le mani più deboli a chiamare, e riceviamo il call dal 10♣9♦ dell’avversario, esattamente una delle mani a cui miravamo!
Thin Value Bet
Ci sono esempi anche più plateali di questo che abbiamo visto, magari dove si punta con una middle pair per farsi hero-callare da una carta alta asso, ma è un buono spot per riflettere sul valore di una Thin Value Bet.
Spesso quando una mano è sul filo del rasoio tra vincere e perdere preferiamo risparmiare e checkare, ma a volte questo può farci perdere del profit.
Tecnicamente, se la nostra mano batte il range di call (non il range totale!) dell’avversario almeno il 51% delle volte, la nostra puntata sarà profittevole, e di conseguenza nel lungo termine sarà svantaggioso non farla.
Attenzione soltanto a valutare bene il range di call e le altre opzioni. Per esempio, giocando fuori posizione potremmo estrarre più valore check-callando per mantenere in gioco i range di bluff dell’avversario, ma ogni situazione è a sé e va valutata in maniera unica.
È questo il bello del poker.
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