Tuesday, 25th June 2024 14:44
Home / Analisi mano: una 3-barrel al limite con top pair

Questa mano è stata giocata da un amico – che per praticità chiameremo “Hero” e ci immedesimeremo in lui – a un tavolo cash game €2/€5 di un casinò appena fuori dal confine italiano.

Chiacchierando è nata una disputa su quale fosse il miglior modo di giocarla. Tendenzialmente si usa dire che una top pair non è abbastanza per una 3-barrel, ma nel poker la risposta a tutto è sempre “Dipende dalla situazione“.

Una broadway da middle position

Spilliamo QJ da UTG, o sarebbe meglio dire Hijack visto che siamo solo cinque giocatori al tavolo. Mano che rientra perfettamente nel nostro range di open-raise, e decidiamo di rilanciare €11, ricevendo il call solo del giocatore sul Big Blind.

Contro questo avversario abbiamo appena vinto una mano e sembra abbastanza loose e calling station. Abbiamo scelto questa size apposta per controllare il pot e giocare in posizione contro un range ampio. Inoltre giochiamo per quasi 150bb effettivi.

Top pair… su board pericoloso

Si spiega il flop J107 sul tavolo verde. Si tratta di un board drawy, che presenta possibilità di progetti di scala e di colore per il nostro avversario, e pertanto ci aspettiamo di ricevere un elevato numero di call in caso di puntata.

Puntare è proprio ciò che vorremo fare, avendo chiuso una buona top pair. L’avversario potrebbe avere molte mani che ci dominano, come A-J e K-J (anche se potrebbe 3-bettarle preflop), J-T, 9-8, 7-7, ma in questo momento il numero di progetti di scala o di colore in mano sua sono decisamente maggiori.

Quando checka, action che ci aspettiamo praticamente nel 100% dei casi, decidiamo di piazzare una puntata da €9, poco superiore a un terzo del piatto. L’idea è negare equity a tutta la parte del range che ha mancato il flop, e speculare su draw e mani di basso valore come le coppie inferiori alla nostra. L’avversario chiama.

Draw come se piovessero!

Il turn 2 è ininfluente per la nostra mano, al massimo ha il potere di rinforzare eventuali backdoor di cuori dell’avversario. Potrebbe essere andato in floating con mani come A-X di cuori, oppure un gutshot come 9-X o 8-X di cuori, o ancora un J-X o T-X di cuori.

Insomma, il numero di mani che possono migliorare al river è aumentato, e per questo motivo decidiamo di metterlo in difficoltà con una size che renda complicato continuare nel colpo.

Con una overbet da €52 su pot di €42 crediamo di aver trovato la soluzione ideale. Il calcolo delle pot odds richiederebbe un’equity pari al 35% per chiamare, e praticamente tutti i suoi migliori draw arrivano al massimo a quella cifra.

Va considerato anche che i suoi progetti più forti come i combo-draw, potrebbero trovare dei check-raise tra flop e turn.

Se rilanciasse al turn, è probabile che decideremmo di chiamare per rivalutare al river. Su una carta che non chiuda colore o alcune scale, l’idea è di chiamare un’eventuale bet per pizzicare i bluff dell’avversario.

Invece arriva un call, che ci fa pensare che sia meno probabile che abbia mani come set, doppia coppia o progetto combinato di scala e colore.

Check o bet?

Viene girato il 2 al river che non fa grandi differenze in questa mano. Può migliorare giusto un A2 o mani simili, e indebolire invece mani come 10-7 che ora sarebbero vittime di counterfeit.

L’opponent checka per la terza volta e la parola passa a noi. L’idea iniziale è quella di checkare behind, perché sembra difficile trovare l’avversario con mani di valore sufficiente a chiamare, visto che ci siamo concentrati solo sulle decine di progetti diversi che potrebbe avere.

Però allo stesso tempo è veramente difficile che ci sia qualche mano che checka al flop e al turn per poi check-raisare al river. Sarebbe un’action troppo intricata e che rischierebbe di non estrarre abbastanza valore. Quindi, che cosa potremmo rischiare a piazzare una puntata anche al river?

Valutiamo un po’ il suo range di call: potrebbe batterci con top pair come A-J e K-J, per quanto probabilmente le potrebbe 3-bettare preflop, J-T e J-7 è facile che le avrebbe giocate aggressivamente almeno in una street precedente quindi non ci aspettiamo di trovarle con troppa facilità, e lo stesso discorso si può fare per eventuali set o scale già chiuse. Purtroppo l’avversario è un po’ passivo, quindi potrebbe avere qualche mano simile in più nel range.

D’altro canto potrebbe chiamare con top pair inferiori alla nostra, praticamente solo a cuori, forse second pair come T-9, T-8, e forse qualche pocket pair.

Facendo due calcoli sono due range piccoli, che quasi si pareggiano nel “worst case scenario”. In altre parole, ci aspettiamo di avere un’equity superiore al 50% contro il suo range di call, ma non così tanto migliore da sentirci in una botte di ferro.

Questa è la situazione tipica per una thin value bet, ovvero una puntata fatta per valore ma che non vince con una frequenza così elevata. Decidiamo di puntare €108 su un pot di €146 per incentivare le mani più deboli a chiamare, e riceviamo il call dal 109 dell’avversario, esattamente una delle mani a cui miravamo!

Thin Value Bet

Ci sono esempi anche più plateali di questo che abbiamo visto, magari dove si punta con una middle pair per farsi hero-callare da una carta alta asso, ma è un buono spot per riflettere sul valore di una Thin Value Bet.

Spesso quando una mano è sul filo del rasoio tra vincere e perdere preferiamo risparmiare e checkare, ma a volte questo può farci perdere del profit.

Tecnicamente, se la nostra mano batte il range di call (non il range totale!) dell’avversario almeno il 51% delle volte, la nostra puntata sarà profittevole, e di conseguenza nel lungo termine sarà svantaggioso non farla.

Attenzione soltanto a valutare bene il range di call e le altre opzioni. Per esempio, giocando fuori posizione potremmo estrarre più valore check-callando per mantenere in gioco i range di bluff dell’avversario, ma ogni situazione è a sé e va valutata in maniera unica.

È questo il bello del poker.

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