Piccolo e grande buio sono i posti più scomodi al tavolo da poker per la puntata preflop obbligatoria e lo svantaggio di posizione che presentano nel postflop.
Per minimizzare le perdite dai blinds sul lungo periodo, fondamentali risultano le cosiddette ‘blind war’, ossia le ‘guerre di bui’ in cui i due giocatori sui blinds si contendono il piatto in heads-up.
La situazione di gioco è particolare e può originare dinamiche sui generis visto che i range di entrambi i contendenti sono più ampi di qualsiasi altro contesto. Nel continuo gioco degli aggiustamenti che è il poker, più small blind tenderà ad allargare il range con cui proverà ad attaccare il buio, più big blind di conseguenza dovrà allargare il suo range di difesa, potendo anche godere del vantaggio posizionale nel postflop.
Vediamo una guerra di bui giocata al 50€ Afternoon on Stars di PokerStars.
Una monster per la blind war
Il torneo è nella fase intermedia su blinds 700-1.400. Con uno stack di 38.290 chips il player ‘etruskolosco’ riceve la parola da small blind dopo i fold dei giocatori che parlavano prima di lui. Spilla Q♣A♥ e rilancia a 3.248. Da big blind chiama lo specialista ‘J.Mizu97’ con K♣3♦ e 58.290 di stack.
Fin qui tutto standard: in una situazione di guerra di bui una mano come AQo è a tutti gli effetti una ‘monster hand’ e, a meno di non voler cercare linee strane per ‘intrappolare’ l’avversario, deve essere rilanciata normalmente.
Il call dell’avversario in posizione può significare tutto e niente. Normalmente porterebbe a credere che nel suo range non ci siano delle monster hands che avrebbe tribettato preflop, ma in una blind war contro una specialista questa certezza non può esserci.
Un giocatore scafato potrebbe infatti benissimo evitare la tribet nella consapevolezza che, in guerra di bui, il range di apertura da small blind a big blind è molto largo, e quindi davanti a un re-raise il giocatore che ha rilanciato potrebbe foldare molto spesso.
Flop
Scende un flop 10♣Q♠2♣. Su pot di 7.896, con la sua top pair top kicker ‘etruskolosco’ va in continuation bet a 3.158, ‘J.Mizu97’ chiama.
Anche in questa strada l’azione è estremamente standard. Dopo l’aggressione preflop, small blind trova la top pair e punta per valore adottando una size che cerca di minimizzare la fold equity inducendo l’avversario a chiamare.
In effetti è proprio quello che succede. Il range di big blind qui è stimabile in combo che contengono una donna o un dieci, combo che aprono progetti, coppie e bluff puro che chiama in floating con l’obiettivo di far pesare il vantaggio posizionale nelle strade successive.
Turn
In seconda strada arriva 4♠, ‘etruskolosco’ bet 5.685, ‘J.Mizu93’ chiama.
Dopo il call avversario al flop, al turn cade una blank ed ‘etruskolosco’ va in second barrel ricevendo un nuovo call di ‘J.Mizu93’. La puntata al turn dell’aggressore vuole far pagare eventuali progetti e mani che stanno sotto al suo AQ.
In blind war la top pair accompagnata dal top kicker è un punto di estremo valore: in una situazione di gioco a range allargati, solitamente, basta che l’avversario abbia legato una qualunque pair perché paghi.
Infatti ‘J.Mizu93’ chiama di nuovo. In una normale situazione di gioco il secondo call starebbe a indicare di sicuro un punto chiuso, a volte anche di assoluto valore. Ma in blind war, come detto, le cose cambiano notevolmente.
River
Al river scende 10♦ che paira il board. Il pot è di 25.282, ‘etruskolosco’ ha poco più di una pot-sized-bet (26.899) e checka, ‘J.Mizu93’ muove subito all-in, ‘etruskolosco’ snappa e raddoppia.
Sul dieci che arriva al river a pairare il board (ossia a materializzare due carte dello stesso valore tra le carte comuni, ndr), dopo aver puntato al flop e al turn, la azione più ovvia da parte di ‘etruskolosco’, nel momento in cui è convinto di avere la mano migliore, sarebbe il push. Tanto più che lo stack a sua disposizione dopo il turn è poco più della entità del piatto.
Ma evidentemente il giocatore si convince che con un push farebbe foldare tutto il range di floating / bluff con cui big blind ha seguito nelle prime due strade, e probabilmente potrebbe anche fargli foldare il valore medio, che è quello che è più possibile abbia, stante la top pair ‘blockerata’ da small blind e il doppio dieci sul board che riduce le possibilità del trips avversario.
Il fascino indiscreto del “check to induce”
Probabilmente in base a queste considerazioni, ‘etruskolosco’ decide di piazzare al river quello che può essere visto come un ‘check to induce’. Nel poker una giocata ‘to induce‘ mira a scatenare una determinata reazione da parte dell’avversario.
In questa mano la giocata è puramente exploitativa perché calibrata sulle specifiche tendenze di ‘J.Mizu93’, regular capace di far leva sulla posizione per outplayare l’avversario (ossia per farlo uscire dalla mano con il punto migliore, ndr) nelle guerre di bui.
Dopo il check, proprio come sperato da ‘etruskolosco’, ‘J.Mizu93’ è costretto ad andare all-in per cercare di vincere il piatto con il nulla cosmico che si ritrova in mano.
Se invece lo specialista su big blind avesse avuto in mano un punto chiuso con valore di showdown tale da fargli vincere la mano un numero rilevante di volte, probabilmente avrebbe checkato dietro.
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