Tuesday, 21st July 2026 07:03
Home / EPT Monte-Carlo 2025, il bluff da applausi di Kokhestani: Angelov passa top pair al river

L’European Poker Tour Main Event di Monte-Carlo del 2025, targato PokerStars, fu un torneo esaltante per tutta la sua durata, ma il duello che oscurò completamente l’evento, fu quello del tavolo finale che si verificò tra il vincitore del torneo Aleksandr Shevliakov, russo e Khossein Kokhestani, ucraino che chiuse al secondo posto. 

Alla vigilia di quel final table, Boris Angelov, che chiuse al terzo posto, aveva fatto già la storia, essendo un giocatore caldissimo in quel periodo: diventò uno dei soli tre giocatori nell’ultimo decennio, ad arrivare al final table dello stesso evento per due anni consecutivi e il suo obeittivo, perlatro fallito, era quello di migliorare il secondo posto dell’anno precedente. 

A quel tavolo finale partecipò anche il nostro Fabio Coppola, che terminò il suo splendido torneo al quarto posto, per un premio di €337.900. 

Fabio Coppola Courtesy PokerStars & Manuel Kovsca

Il super bluff di Kokhestani

Una delle migliori mani che vedemmo in quel frangente, fu quella che si giocò tra l’ucraino Kokhestani e il bulgaro Angelov, in quel momento ancora in piena corsa per migliorare il piazzamento di cui vi abbiamo scritto nel cappello di apertura. 

Il gioco è cominciato a salire di livello, anche perché si è rotto il ghiaccio dopo l’eliminazione del primo dei magnifici sei, Jamil Wakil, sesto per €199.750 e i cinque left possono giocare con maggiore scioltezza. 

Siamo al livello numero 31, Small Blind 100.000 / Big Blind 150.000 / Big Blind Ante 150.000 e Angelov, con uno stack a inizio mano, quello effettivo, da circa 3 milioni, agisce da bottone aprendo con una mano di grande valore, A[d]J[h] a 350.000, trovando il call da Grande Buio di Kokhestani che di chips ne ha poco oltre 7 milioni, con J[c]8[c].

L’apertura a 350.000 dal bottone con quello stack nel poker live, è leggermente superiore al minimo rilancio, ma perfettamente compatibile con uno stack di poco più di venti big blind. Angelov può aprire un range ampio, anche se la presenza di un avversario che lo copre abbondantemente dovrebbe indurlo a evitare la parte più debole delle possibili aperture e AJ è una mano più che legittima.

La difesa è altrettanto corretta: si tratta di una mano suited, con una discreta giocabilità postflop e sufficientemente connessa da poter realizzare equity su numerose texture. Il fatto di avere uno stack superiore ai quaranta big blind rende il call ancora più agevole: Kokhestani può difendere e, soprattutto, utilizzare la propria superiorità di chips nelle strade successive, peraltro, come effettivamente sta per succedere.

Boris Angelov Courtesy PokerStars & Manuel Kovsca

Doppio check al flop

Il flop è 9[d]7[d]5[c] ed è un board che interagisce molto bene con il range di difesa del Big Blind che adesso passa avanti in ordine all’ormai famoso vantaggio di range: Kokhestani può avere numerose doppie coppie, set, scale già completate con 8-6, progetti di colore e molte combinazioni con una coppia più draw. 

Oggettivamente ha invece doppio gutshot, visto che chiuderebbe scala con un 6 e con un meno leggibile 10 e in più ha una maggiore, seppur leggerissima e illeggibile, equity supplementare per il colore runner runner di fiori. 

Il check scelto da entrambi è figlio di queste valutazioni: entrambi sanno che Kokhestani potrebbe aver trovato qualcosa di buono al flop e Angelov non vuole farsi check-raisare, azione sulla quale dovrà sempre foldare. 

Al turn Kokhestani inizia a raccontare una storia credibile

Se al flop la mano origina una situazione abbastanza standard, il K[d] del turn è invece il fulcro del discorso, anche se è una carta che aiuta, talvolta, il range di apertura del bottone che checka al flop. 

Il problema è che chiude un eventuale draw di quadri e rimane il problema del range advantage del flop che Kokhestani deve cominciare a far valere. 

Inizia il bluff del giocatore ucraino, che spara la sua prima puntata a 400.000 su un pot pari a 925.000, il 43%, size contenuta che fa capo anche al check behind del suo avversario al flop, che decide di chiamare, probabilmente la decisione più interessante della mano, perché prepara inevitabilmente la difficile situazione del river. 

Contro una puntata da 400.000 in un piatto di circa 925.000 gli serve poco più del 23% di equity. Considerando l’ampiezza con cui il big blind può attaccare dopo il check-back del bottone, il call è difendibile. 

Esiste però un problema strategico: chiamando, Angelov rimane con 2,23 milioni e il piatto sale approssimativamente a 1,725 milioni. Lo stack-to-pot ratio del river diventa vicino a 1,3. In pratica, Kokhestani si costruisce la possibilità di esercitare la massima pressione con un all-in poco superiore al piatto. 

Una situazione ideale per condurre in porto il suo bluff. 

Khossein Kokhestani Courtesy PokerStars & Manuel Kovsca

L’asso al river

Gli dei del poker si divertono spesso a completare il board con carte che possono mettere in grossa difficoltà chi deve giocare contro chi bluffa e un A[s] era proprio quello che mancava per farci divertire. 

Adesso il board è dunque 9[d]7[d]5[c] K[d] A[s], Kokhestani è bianco rovinato, mentre il suo avversario, che mirava a chiudere il nut flush draw con il suo asso, deve prendere una decisione difficilissima con la sua Top Pair/Kicker Jack. 

Kokhestani va all-in e mette Angelov davanti a tale decisione per tutte le sue 2,23 milioni.

Assumendo un piatto di 1,725 milioni prima della puntata, si tratta di un’overbet pari a circa il 129% del pot.

Angelov deve investire 2,23 milioni per conquistare un piatto finale di 6,185 milioni. Gli serve quindi una percentuale di successo vicina al 36%. In altre parole, per rendere il call profittevole in chip EV, Kokhestani dovrebbe bluffare più di una volta ogni tre all’interno del proprio range di all-in.

In più l’asso è una buona carta da bluffare anche dal BB, che nel range di difesa, oltre ai quadri, può avere anche tutte le doppie coppie con l’asso che, in partenza, era peggio, tranne ovviamente ad Asso / Kappa che l’ucraino avrebbe 3bettato nel 100% delle volte.

Il fold di Angelov

Cominciamo dal presupposto che l’asso di quadri di  Angelov blockera una parte significativa dei colori più forti, e riduce anche alcune doppie coppie avversarie. Da questo punto di vista, AJ con l’A di quadri è certamente una mano migliore con cui chiamare rispetto a un asso privo di quadri. 

Esiste però anche un blocker negativo: il Jack di Angelov rimuove alcuni dei bluff naturali di Kokhestani, tra i quali proprio J-8. Inoltre, la popolazione dei tornei live tende generalmente a sottobluffare gli all-in in overbet al river, soprattutto quando il call comporta l’eliminazione.

Angelov può infine avere nel proprio range numerose mani più forti con cui difendersi: colori, scale, doppie coppie e set slowplayati. Non è quindi obbligato a chiamare con AJ per evitare automaticamente un eccesso di fold.  

Il fold appare comprensibile e probabilmente corretto in presenza di una forte pressione ICM, come in questo caso, ma non può essere considerato automatico. 

In una situazione puramente chip EV, senza salti di premio importanti, A[d]J[h] dovrebbe verosimilmente essere una mano da alternare tra call e fold, perché possiede blocker troppo rilevanti per essere abbandonata nel 100% dei casi, e il tempo impiegato da Angelov, che non è certo l’ultimo arrivato, è sintomatico in questo senso. 

Il vero merito va comunque a Kokhestani. Il suo bluff è costruito in maniera coerente, parte da un progetto mancato senza showdown value, racconta una storia credibile e utilizza alla perfezione la leva dello stack. 

Alekandr Shevliakov courtesy Manuel Kovska & PokerStars

Payout Finale

PosizioneGiocatoreProvenienzaPremio
1Aleksandr ŠhevliakovRussia1.000.000 di euro
2Khossein KokhestaniUcraina615.000 euro
3Boris AngelovBulgaria439.200 euro
4Enrico CoppolaItalia337.900 euro
5Mariusz GolinskiPolonia259.900 euro
6Jamil WakilCanada199.750 euro
7Miguel CaprilesVenezuela153.600 euro
8Leon ZeaiterGermania118.150 euro

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