Thursday, 16th April 2026 21:17
Home / Max Pescatori, la storia del “Pirata Italiano”

Qualche settimana fa, con l’ultimo saluto a Valter Farina, omaggiavamo il primo vero professionista italiano di poker. In quell’occasione, si parlava di Farina anche come mentore di diversi giocatori italiani, tra cui Max Pescatori. E oggi parliamo proprio di lui che, si da il caso, si può considerare il secondo italiano a diventare professional poker player, oltre che il più titolato.

Max Pescatori, le origini e la fuga dall’Italia

Nato a Milano nel gennaio del 1971, agli inizi degli anni ’90 Max Pescatori era un giovane che lavorava in un supermarket come addetto alle vendite, ma anche esperto di videogame, che recensiva per una rivista specializzata. Nel 1994, però, in un momento di crisi per l’Italia (che stava provando a uscire da Tangentopoli e dal periodo delle stragi di mafia), Max decide di cambiare tutto e tentare la fortuna negli USA, a Las Vegas.

Fin da giovane, Pescatori era appassionato di giochi di carte e in particolare di poker, ma quando arriva negli Stati Uniti doveva innanzitutto cercarsi un lavoro, perché dall’Italia si era portato i soldi della liquidazione dal lavoro precedente e quelli incassati dalla vendita della sua utilitaria. Così, Max frequenta una scuola da croupier e inizia a lavorare nei casinò. “Era un mondo che mi piaceva, e poi nei giochi come la roulette non puoi vincere, mentre se lavori come croupier in un certo senso giochi alla roulette ma guadagnando”, ricordava in un’intervista.

Mentre si faceva le ossa come croupier, diventando giocoforza esperto di tutti i giochi, Max continua a coltivare un gioco nel quale invece era possibile vincere: il poker.

Inizialmente si dedica al cash game, prediligendo il Seven Card Stud e in seguito il Limit Hold’em. I guadagni sono buoni, ma Max voleva lasciare il segno: “Il bello del cash game, ma anche il suo problema, è che nessuno ti conosce. Se vuoi diventare famoso, devi giocare i tornei”.

Così, Max inizia a dilettarsi nei tornei live e le cose iniziano ad andare bene. Vince due eventi a Reno, vicino a Las Vegas, e colleziona un numero sempre crescente di piazzamenti e premi. Si arriva così al 1999, quando decide di fare il grande passo: “vado dal mio principale e gli dico che vorrei tentare la strada del professionismo, ma gli chiedo se mi avrebbe potuto riprendere nel team nel caso in cui le cose non mi fossero andate bene.” Il capo capisce l’ambizione del ragazzo e gli dà via libera. Ed è così che ha inizio tutto.

Come nasce “The Italian Pirate”

Si è detto che Max Pescatori voleva lasciare il segno. E il miglior modo per lasciare il segno, nel poker live, è quello di vincere un campionato del mondo. Max inizia a frequentare i tornei delle World Series, nel 2005 arriva quinto a un evento Pot Limit Omaha per quasi 70mila dollari di premio, ma è solo l’antipasto.

Il 9 luglio del 2006 è un giorno speciale per l’Italia sportiva e non solo. L’Italia di Marcello Lippi completa un torneo capolavoro e vince il Mondiale in finale contro la Francia. Ma il 9 luglio 2006, per Max Pescatori, è un giorno doppiamente speciale. Nelle ore seguenti al trionfo dell’Italia del calcio, Max si presenta al tavolo finale dell’Event 13 delle World Series Of Poker, un 2.500$ No Limit Hold’em da ben 1.290 partecipanti, con una bandana tricolore fasciata in testa. Con quella bandana, si laurea campione del mondo per la prima volta, dando origine al nickname che si è portato dietro per anni, negli Stati Uniti: The Italian Pirate.

Curiosità: il suo avversario in heads up era stato l’americano Anthony Reategui, peraltro molto gentile a congratularsi con lui dicendogli “Benvenuto nel club”. Reategui, infatti, aveva a sua volta vinto un titolo l’anno precedente, in un evento Shootout. Oggi questa curiosità diventa doppia, perché il primo trionfo mondiale di Max Pescatori si incrocia con l’ultimo mondiale vinto dall’Italia del calcio, e il cognome del suo avversario ricorda quello di uno dei protagonisti della disgraziata stagione odierna…

Gli altri trionfi di Max Pescatori

Il successo gli spalanca le porte della fama, che rimane sì all’interno del microcosmo del poker, ma la sua popolarità cresce comunque moltissimo, paradossalmente più in USA che in Italia, almeno in un primo momento. Quando però Max si ripete due anni dopo, in un 2.500$ Pot Limit Hold’em/Pot Limit Omaha, diventa uno dei giocatori più ricercati al mondo. Viene messo sotto contratto da Full Tilt Poker e, nelle rare volte in cui torna a giocare qualche evento in Italia, è accolto come una semi-divinità.

A metà anni ’10, decide momentaneamente di tornare a vivere in Italia, anche per questioni personali. Si lega ad alcuni brand dell’online italiano, anche se per rivivere una gioia mondiale dovrà aspettare ancora un po’. Ma ne valeva la pena, perché nel 2015 vince addirittura due braccialetti in una sola edizione. Prima trionfa in un 1.500$ Razz, poi nel difficilissimo 10.000$ Seven Card Stud Hi/Lo Championship, superando un tavolo finale costellato di campioni: secondo termina Stephen Chidwick, terzo Daniel Negreanu.

Si tratta del quarto braccialetto di Max Pescatori, che da allora non è riuscito più a vincerne uno. Ma rimane il più titolato dei professionisti italiani ai campionati del mondo. E, presto, potrebbe fare il suo ingresso nella Hall Of Fame del Poker.

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