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Home / Sergio Castelluccio: Hold’em, Omaha o Blackjack, l’importante è avere edge

Nel febbraio scorso ha compiuto 50 anni, ma è ancora sulla breccia anche se ha sempre preferito il basso profilo. Parliamo di Sergio Castelluccio, un giocatore che sfugge alle definizioni perché ha la caratteristica dei grandi: in qualsiasi gioco si applichi, riesce a trovare un modo per vincere.

Sergio Castelluccio: in principio fu il “Genio delle tartarughe”

Sergio Castelluccio nasce a Bisaccia, in provincia di Avellino, nel febbraio del 1976. Tra i suoi interessi principali ci sono sempre stati la musica e i giochi. La prima rimarrà sempre una compagna fedele, i secondi sono diventati la sua professione.

L’Italia del poker lo conobbe circa 17 anni fa. Erano i primi di maggio del 2009 e, all’EPT Grand Final di Montecarlo, i più affermati italiani erano già usciti: Dario Minieri fuori dai premi, Luca Pagano 55°. Così, dopo l’uscita di Leonardo Patacconi al 26° posto, rimase solo questo ragazzo particolare, discreto ma estroverso. Si chiamava Sergio Castelluccio e, già allora, era un professionista di poker.

La sua community di riferimento era quella di PokerStrategy, nella quale era una sorta di guru per la grande ascesa che lo aveva contraddistinto. Appassionato innanzitutto di cash game, Sergio si era ritrovato quasi per caso a Montecarlo, per il Grand Final del prestigioso circuito organizzato da PokerStars. Alcune settimane prima, per una strana concatenazione di eventi, aveva giocato e vinto il suo primo torneo live, in Romania. Con Quella vincita, circa 14.000€, si presentò nel Principato, chiudendo infine al 16° posto per 64.000€ di premio.

IPT, WPT, WSOP, WSOP-C: Sergio vince ovunque

Era solo il primo atto di una carriera incredibile, che lo avrebbe visto emergere ovunque ma soprattutto durare nel tempo, che poi è la caratteristica principale che deve avere un giocatore professionista.

Poco più di un anno dopo quella performance monegasca, Sergio vince la picca trionfando nell’IPT Sanremo per 200.000€ di prima moneta, centrando in poco tempo numerosi altri tavoli finali e piazzamenti di prestigio.

Nel 2012 torna sul “luogo del delitto”, l’EPT Grand Final di Montecarlo, riuscendo a fare meglio della prima volta. Per lui il torneo si conclude con un quarto posto non senza recriminazioni, un payday da 400.000€ e la consacrazione tra i grandi pokeristi italiani.

Tale status, se possibile, cresce ancora di più nell’estate del 2013. Sergio Castelluccio si rende infatti protagonista di una performance strabiliante al WSOP Main Event di Las Vegas, sfiorando il tavolo finale e uscendo 14° su 6.352 iscritti, portando a casa 451.398 dollari di premio e qualche comprensibile recriminazione.

Negli anni seguenti, Castelluccio non è stato di quelli che si possono definire presenzialisti. Le sue sortite negli eventi live sono quasi sempre focalizzate sulla ricerca di belle partite di cash game ma, all’occorrenza, si schiera anche in qualche bel torneo. E, piuttosto spesso, arriva in fondo. Arriva così la vittoria al WSOP Circuit di Campione d’Italia nel 2015 e quella al WPT National Bruxelles l’anno seguente.

La ricerca dell’edge: il blackjack

La ricerca della vittoria è per lui qualcosa di naturale, ma Sergio riesce anche a fare a meno dell’adrenalina tipica dei tornei live. Il suo focus si sposta dove è più facile guadagnare, o meglio nella ricerca di un gioco o una partita in cui abbia edge, un vantaggio sugli avversari o sul banco.

Ad esempio, per un periodo ha fatto il viandante nei casinò di mezza Europa giocando Blackjack. Poi, però, questo è un percorso che ha necessariamente una fine, poiché tutti i casinò tendono a bannare i giocatori vincenti di BJ. Dunque, Sergio Castelluccio si è dovuto reinventare. Ed è qui che è arrivato l’Omaha.

Sergio Castelluccio e la nuova frontiera delle 4-5-6 carte

Da qualche anno, Sergio si è messo a studiare seriamente il Pot Limit Omaha, anche nelle varianti a cinque e sei carte. “In generale, più carte hanno in mano i giocatori e più errori tendono a commettere”, aveva detto. E allora, la nuova frontiera per Sergio è diventata quella dell’Omaha. Fino al prossimo live, dove deciderà di giocare un Main Event perché non ci sono buone partite di cash game in partenza. E magari lo vincerà con nonchalance.

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